Papa Francesco all’Arena di Verona: “Non curare la pace è un peccato grave”
di Iacopo ScaramuzziQuando sul palco si presentano, l’uno accanto all’altro, le oltre 12mila persone sedute sui gradini dell’Arena di Verona si alzano in piedi per un lungo applauso. Maoz Inon ha perso i genitori che vivevano in un kibbutz vicino al confine con Gaza, stati uccisi da Hamas nel pogrom del 7 ottobre. Aziz Abu Sarah ha perso il fratello, ucciso dall’esercito israeliano in Cisgiordania. “Il nostro dolore ci hanno avvicinati”, raccontano l’uno accanto all’altro, “ci ha portato a dialogare per creare un futuro migliore”. All’arena di Verona è standing ovation, l’israeliano e il palestinese vanno da Papa Francesco e i tre si abbracciano.
La kermesse della pace
L’anfiteatro solitamente usato per i concerti di musica lirica è stato trasformato in “Arena di pace”. Accanto a Jorge Mario Bergoglio c’è il comboniano Alex Zanotelli con la bandiera arcobaleno della pace come sciarpa, Luciano Ligabue canta “Sono s…
Quando sul palco si presentano, l’uno accanto all’altro, le oltre 12mila persone sedute sui gradini dell’Arena di Verona si alzano in piedi per un lungo applauso. Maoz Inon ha perso i genitori che vivevano in un kibbutz vicino al confine con Gaza, stati uccisi da Hamas nel pogrom del 7 ottobre. Aziz Abu Sarah ha perso il fratello, ucciso dall’esercito israeliano in Cisgiordania. “Il nostro dolore ci hanno avvicinati”, raccontano l’uno accanto all’altro, “ci ha portato a dialogare per creare un futuro migliore”. All’arena di Verona è standing ovation, l’israeliano e il palestinese vanno da Papa Francesco e i tre si abbracciano.
La kermesse della pace
L’anfiteatro solitamente usato per i concerti di musica lirica è stato trasformato in “Arena di pace”. Accanto a Jorge Mario Bergoglio c’è il comboniano Alex Zanotelli con la bandiera arcobaleno della pace come sciarpa, Luciano Ligabue canta “Sono sempre i sogni a dare forma al mondo”, ci sono don Ciotti e don Patriciello, Andrea Riccardi e il giovane vescovo missionario Christian Carlassare, rimasto in Sud Sudan dopo essere stato gambizzato, tra il pubblico il vescovo Domenico Pompili, il sindaco civico Damiano Tommasi, ex campione della Roma, i cardinali veneti Gugerotti e Zenari, e poi il fisico Carlo Rovelli, Carlin Petrini, don Mattia Ferrari e Luca Casarini, esponenti di Pax Christi, delle varie anime dell’associazionismo cattolico, dei movimenti popolari internazionali.
Smilitarizzare menti e territori
Papa Francesco si ferma quasi due ore, senza fretta. A un certo punto alza lo sguardo e nota un cartello, “Smilitarizziamo mente e territori”: “Le azioni che in tanti paesi rendono di più sono le fabbriche di armi”, chiosa, “preparano la morte, che brutta cosa…”. La pace, invece, “non si inventa da un giorno all’altro, va curata: se non curiamo la pace ci sarà la guerra, piccole guerre, grandi guerre… oggi nel mondo c’è questo peccato grave: non curare la pace”.
L’abbraccio a tre
Bergoglio risponde alle domande che gli vengono poste da attivisti e testimoni da tutto il mondo, ma quando parlano Maoz Inon e Aziz Abu Sarah alza le mani: “Credo che davanti alla sofferenza di questi due fratelli, che è la sofferenza di due popoli, non si può dire nulla, non si può dire nulla… loro – aggiunge – hanno avuto il coraggio di abbracciarsi, che non è solo coraggio e testimonianza di volere la pace ma anche un progetto di futuro”, dice il Papa, che alla fine controfirma un appello di madri israeliane e palestinesi. Chiede un momento di silenzio – “perché non si può parlare troppo di questo ma sentire” – e nell’arena per due minuti non vola una mosca.
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Oltre la vendetta
L’israeliano e il palestinese fanno parte di Parents circle, l’associazione di parenti di persone uccise nel corso del lungo conflitto tra i due popoli. “Quando mio fratello è stato ucciso ero molto arrabbiato e tutta la mia vita era concentrata sul desiderio di vendetta”, racconta a Repubblica Aziz Abu Sarah: “Ma stavo diventando uno schiavo della persona che ha ucciso mio fratello, avevo preso lui una decisione per me, e invece ho realizzato che potevo scegliere di non rispondere alla violenza con la violenza. Scegliere di amare invece che odiare è libertà”. “Desiderando di vendicarmi mi stavo facendo male da solo”, dice da parte sua Maoz Inon, “mi stavo ammalando, mentre la pace mi guarisce, ci guarisce”.
Il Nobel di Ponzio Pilato
Nel corso dell’incontro all’Arena di pace, conduttori Amadeus, Riccardo Iacona e Greta Cristini, il Papa dice che tra paesi, come in società e in famiglia, “quando le cose incominciano a essere bollenti bisogna fermarsi in tempo”; dove c’è “individualismo forte”, afferma, “sparisce la comunità, questa è forse la radice delle dittature”; critica l’autoritarismo e le “tante malattie” che porta; quando un conflitto si nasconde, insiste, “scoppia dopo e scoppia male”, e una società o una famiglia che nascone i conflitti è “suicida”. Per arrivare alla pace serve il dialogo, dice Francesco, “che non è arrivare all’uguaglianza, ma a far condividere la pluralità”. La società odierna potrebbe vincere “il premio Nobel di Ponzio Pilato, che si lava le mani”. Fa appello per la pace in Terra Santa ma ricorda i bambini ucraini che “non sanno più sorridere”.
Zanotelli: “Scuotere i Governi”
Padre Alex Zanotelli, a lungo missionario a Korogocho, in Kenya, lo ascolta attento. I comboniani, insieme alla diocesi di Verona, hanno organizzato l’Arena di Pace: “Papa Francesco è un profeta”, dice a Repubblica, “ma le sue idee non sempre sono fatte proprie dalla base dei cattolici”. La giornata di Verona non potrà cambiare il mondo: “Lo scopo di questo incontro – spiega – è mettere insieme gruppi e persone, formare, lentamente, un movimento popolare, perché solo i grandi movimenti popolari possono scuotere i Governi”. Giunto questa mattina a Verona, il Papa ha incontrato a San Zeno sacerdoti, religiosi e giovani, poi ha pranzato con i detenuti del carcere di Montorio, e nel pomeriggio, prima di ripartire per Roma, celebra messa allo stadio. Nel carcere, Bergoglio ha voluto dedicare particolare attenzione ai detenuti di religione musulmana: “Dio è uno”, ha detto riecheggiando le parole della direttrice della struttura, Francesca Gioieni: “Le nostra cultura ci hanno insegnato a chiamarlo con un nome, con l'altro, e a trovarlo di maniere diverse, ma è lo steso Padre di tutti noi è uno e tutte le religioni e tutte le culture guardano all’unico dio con modalità differenti, mai ci abbandona”, ha detto il Papa che regalando al carcere una icona della Madonna ha poi sottolineato che “Maria è una figura comune al cristianessmo e ai musulmani”, e ha poi concluso con una benedizione in silencio, “così – ha spiegato – ognuni la riceve da Dio nella modalità che crede”.