✕

Le mani dei caporali sul decreto flussi: tangenti dai migranti e lavori fantasma

La banda dei caporali che a Modena minacciava i lavoratori 
Chi si sente chiedere il pizzo per essere inserito nelle richieste delle aziende e chi scopre all’arrivo che non c’è alcun contratto
3 minuti di lettura

ROMA — Trecento euro subito, come anticipo, e 1.200 all’arrivo in Italia. I caporali che da anni schiavizzano i lavoratori migranti sbarcati irregolarmente in Italia adesso hanno messo le mani sul decreto flussi riuscendo a lucrare, fin dai Paesi d’origine, sulle persone a cui viene promesso un ingresso regolare grazie alla chiamata diretta del datore di lavoro. Un vero e proprio pizzo, in media 1.500 euro, preteso in cambio delle pratiche necessarie a rientrare nel decreto flussi varato dal governo Meloni che consentirà, da qui ai prossimi tre anni, l’ingresso di 450 mila lavoratori stranieri già (almeno in teoria) con un contratto di lavoro garantito. In teoria, appunto, perché sono già centinaia i casi di stranieri che, approvata la loro pratica, ed entrati in Italia con regolare visto, vedono dileguarsi il presunto datore di lavoro e restano dunque senza contratto e senza il relativo permesso di soggiorno. Destinati ad ingrossare l’esercito di irregolari e a finire appunto nelle m…

ROMA — Trecento euro subito, come anticipo, e 1.200 all’arrivo in Italia. I caporali che da anni schiavizzano i lavoratori migranti sbarcati irregolarmente in Italia adesso hanno messo le mani sul decreto flussi riuscendo a lucrare, fin dai Paesi d’origine, sulle persone a cui viene promesso un ingresso regolare grazie alla chiamata diretta del datore di lavoro. Un vero e proprio pizzo, in media 1.500 euro, preteso in cambio delle pratiche necessarie a rientrare nel decreto flussi varato dal governo Meloni che consentirà, da qui ai prossimi tre anni, l’ingresso di 450 mila lavoratori stranieri già (almeno in teoria) con un contratto di lavoro garantito. In teoria, appunto, perché sono già centinaia i casi di stranieri che, approvata la loro pratica, ed entrati in Italia con regolare visto, vedono dileguarsi il presunto datore di lavoro e restano dunque senza contratto e senza il relativo permesso di soggiorno. Destinati ad ingrossare l’esercito di irregolari e a finire appunto nelle mani dei caporali.

Un quadro allarmante, quello sugli appetiti delle organizzazioni criminali ma anche di una pletora di faccendieri, consulenti, intermediari che si muovono con disinvoltura nei Paesi d’origine degli stranieri che ambiscono ad entrare in Italia: a farlo emergere sono numerose indagini già aperte dai carabinieri in diverse province italiane e su cui sta lavorando il nucleo ispettorato del lavoro.

«Un’attività estremamente remunerativa che fa gola a molti – dice il colonnello Verticchio del nucleo ispettorato del lavoro dei carabinieri di Lecce – Gli scenari sono i più diversi: dal singolo furbetto, al consulente che riesce a drenare decine e decine di domande, agli intermediari che si mettono al servizio delle organizzazioni criminali. Noi cerchiamo di lavorare su tutte le domande pervenute nei click day, non solo su quelle accolte, ma parliamo di circa 550 mila pratiche e non possiamo che esaminarle a campione secondo indici di rischio. Anche perché gli organici degli ispettori del lavoro sono assolutamente insufficienti a garantire un controllo puntuale di tutte le procedure».

Impossibile dare numeri, ma una percentuale sì, niente affatto irrilevante. Sufficiente a segnalare la concretezza del rischio che, soprattutto a fronte delle enormi lentezze dell’apparato statale chiamato a gestire le pratiche, il decreto flussi diventi un enorme cavallo di troia per le organizzazioni criminali per insinuarsi in quello che dovrebbe essere il mercato legale dei lavoratori stranieri. Il 20 % delle domande esaminate presenta profili di illegalità.

E a comprendere che c’è qualcosa che non va basta osservare le anomalie nell’elenco delle Regioni che si sono aggiudicate il maggior numero di ingressi legali nei tre click day dell’ultimo decreto flussi: ben 231 mila sulle 702 mila solo dalla Campania, il triplo della Lombardia, una delle regioni che, con oltre 940 mila aziende e un tasso di disoccupazione molto basso al 4%, da tempo invoca la necessità di far fronte alle carenze di manodopera con i lavoratori stranieri. E invece, a battere tutti sul tempo, sono stati gli imprenditori campani con 600 mila aziende e un tasso di disoccupazione di lavoratori locali al 18%. Com’è possibile che la provincia di Napoli abbia richiesto più lavoratori stranieri di Veneto ed Emilia Romagna messi insieme (altre due regioni con un tessuto imprenditoriale avanzato e carenza di manodopera)?

Qualche sospetto inevitabilmente viene, anche perché nella procedura c’è un vulnus che consente ai profittatori di lucrare facilmente. Un solo imprenditore, ovviamente in base alle dimensioni della sua azienda e al tipo di attività può infatti chiedere, con una sola domanda, l’autorizzazione all’arrivo di decine e decine di lavoratori. La provenienza anomala di un certo numero di domande è uno degli indici di rischio su cui si muovono le indagini dei carabinieri.

Il colonnello Verticchio spiega come si muove il meccanismo della truffa: «Il datore di lavoro, un consulente, o un intermediario si accordano falsamente per attestare la necessità di far entrare un determinato numero di lavoratori stranieri. Il compito dell’intermediario, che di solito si trova nei Paesi d’origine, è quello di contattare i lavoratori e chiedere loro il pagamento di una certa cifra in cambio dell’opportunità di un ingresso legale in Italia. Di solito viene chiesto un anticipo di 300 euro e il pagamento del resto, circa 1200, all’arrivo in Italia ma prima che il rapporto di lavoro sia formalizzato». Il meccanismo del decreto flussi prevede infatti che il datore di lavoro individui la professionalità di cui ha bisogno nel Paese straniero e motivi la necessità della sua assunzione. Se la domanda viene accolta, l’ambasciata o il consolato italiano nel Paese d’origine emette il visto che consente al lavoratore l’ingresso in Italia. Ma solo all’arrivo è prevista la formalizzazione del contratto di lavoro, a cui segue la concessione del permesso di soggiorno. Ci sono diversi metodi di pressione o coercitivi per ottenere dal lavoratore il pagamento di quanto preteso prima che tutto sia in regola. Dopodiché se il datore di lavoro si volatilizza, l’immigrato viene truffato e soprattutto, una volta in Italia, senza lavoro né alloggio né documenti resta in balìa delle organizzazioni criminali.

«Questo modus operandi lo abbiamo già riscontrato in tutta Italia e in tutti i settori che beneficiano del decreto flussi – spiega ancora il colonnello Verticchio – ma poi i controlli non dovrebbero fermarsi lì. Perché occorrerebbe verificare come vengono impiegati questi lavoratori, con quali mansioni effettive, se il salario è adeguato, se sono formati, se le spettanze contributive vengono regolarmente pagate». Inutile dire che in Italia nessuno controllerà nulla di tutto questo.

Leggi i commenti