Università telematiche, la sintesi del ministero: “Gli atenei online possono avere la metà dei docenti delle tradizionali e devono fare lezioni in diretta”
di Corrado ZuninoROMA – Sul riordino delle università telematiche – undici in Italia, un unicum nel mondo - ora c’è un testo scritto dal ministero dell’Università e della Ricerca che prova a mediare tra le proposte uscite a maggioranza dalle cinque riunioni fin qui allestite. Lo ha presentato a voce, ieri mattina, la segretaria generale Francesca Gagliarducci, i massimi livelli di rappresentatività amministrativa quindi. E in cinque punti questa sintesi indica il perimetro – largo, in verità – all’interno del quale dovrebbero muoversi gli atenei online del Paese per ottenere l’autorizzazione a continuare la loro attività didattica (profittevole).
Quel rapporto tra professori e studenti
Il primo, e più discusso punto, è quello del rapporto tra i docenti in ruolo e gli studenti iscritti. Oggi, in media, negli atenei online è pari a 1 ogni 385, un numero che di per sé fa capire la qualità del percorso delle lezioni digitali. Nelle università tradizionali questo rapporto è di 1 a 28, quattordici volte p…
ROMA – Sul riordino delle università telematiche – undici in Italia, un unicum nel mondo - ora c’è un testo scritto dal ministero dell’Università e della Ricerca che prova a mediare tra le proposte uscite a maggioranza dalle cinque riunioni fin qui allestite. Lo ha presentato a voce, ieri mattina, la segretaria generale Francesca Gagliarducci, i massimi livelli di rappresentatività amministrativa quindi. E in cinque punti questa sintesi indica il perimetro – largo, in verità – all’interno del quale dovrebbero muoversi gli atenei online del Paese per ottenere l’autorizzazione a continuare la loro attività didattica (profittevole).
Quel rapporto tra professori e studenti
Il primo, e più discusso punto, è quello del rapporto tra i docenti in ruolo e gli studenti iscritti. Oggi, in media, negli atenei online è pari a 1 ogni 385, un numero che di per sé fa capire la qualità del percorso delle lezioni digitali. Nelle università tradizionali questo rapporto è di 1 a 28, quattordici volte più basso. Sono dati Anvur, da aggiornare. Il decreto 1156, firmato a ottobre 2021 dall’ex ministra Maria Cristina Messa, chiedeva una parificazione del rapporto tra i due universi: gli stessi professori a parità di discenti. Quel decreto annullava il precedente atto, del 2019, in cui si consentiva alle telematiche un rapporto pari al triplo di studenti (nei fatti, abbiamo visto, ampiamente superato visto che gli ultimi dati dicono che quel rapporto è 1 a 14).
Gagliarducci ha presentato un nuovo limite, di compromesso: “Gli atenei online possono avere il doppio degli studenti rispetto a quelli tradizionali a parità di docenti”. Somiglia a una concessione della destra a un mondo, le telematiche, da sempre vicino e favorito. Ma se gli atenei più piccoli già oggi possono vantare numeri più virtuosi, realtà di maggiori dimensioni come Unipegaso (oggi Multiversity) e Unicusano (di proprietà di Stefano Bandecchi, sindaco di Terni e leader di Alternativa popolare), per rispettarlo avrebbero necessità di investire nell’assunzione di nuovi docenti, visti i molti iscritti.
Tutti i “no” del furioso patron di Unicusano
Questa prima proposta – la segretaria Gagliarducci ha sottolineato essere una mediazione avanzata dagli uffici, ancora da presentare alla ministra Anna Maria Bernini – il sindacato United presieduto da Paolo Miccoli, già presidente Anvur e medico di chiara fama, ha detto che può essere una base di discussione. Invece Bandecchi l’ha bocciata con il furore parolaccesco che gli è proprio. Il padrone di Unicusano ha preteso un rapporto di studenti “almeno triplo”, rispetto alle università pubbliche e paritarie esistenti. La sua posizione mal si concilia con il tentativo di elevare la qualità dell’insegnamento dell’universo accademico online e, parole della ministra, “di far crescere l’integrazione tra i due tipi di insegnamenti”.
Bandecchi ha preso ancora la parola nel consesso formato da una trentina di addetti ai lavori e, minacciando, ha definito le università tradizionali un luogo di scarsa qualità e il ministero “un protettore di antichi interessi”. Per due volte l’imprenditore-politico, già indagato per evasione fiscale e, poi, per minacce, oltraggio a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio, ha illustrato il suo pensiero, ma il livello degli insulti è stato tale che gli è stato spento il microfono.
I corsi online da certificare
Il secondo punto ministeriale presentato, sempre nell’ottica di avvicinare la qualità tra i due settori – università tradizionali e telematiche –, è stato quello della certificazione degli esami di queste ultime. Il ministero attraverso la sintesi ha chiesto di affidarsi all’agenzia pubblica Anvur e a un test nazionale (Teco) da somministrare agli studenti all’inizio o alla fine del corso. Varrà per entrambe le declinazioni delle università, ma è chiaro che è tarato sull’idea di verificare lo studente telematico. Su questo punto sono stati il rappresentante della Crui, il rettore dell’Università di Catania Francesco Priolo, e quello del Consiglio universitario nazionale, Mauro Tulli, a mostrare perplessità: una laurea, oggi, è valutata dall’ateneo frequentato e non da un ente certificatore esterno, quale è l’Agenzia nazionale per la valutazione dell’università e della ricerca. Bandecchi, qui, non si è mostrato contrario e ha chiosato: “Venite a vedere i nostri laboratori, ve li sognate”.
La segretaria generale ha ribadito che sulla questione “certificazione del corso di laurea online” qualche nuova regola è necessaria. Quindi, ha presentato il punto terzo: la possibilità che le telematiche possano introdurre alcuni corsi in presenza e, per reciprocità, le “tradizionali” possano aumentare la loro offerta a distanza “senza limiti”. Il Cun, in questo caso, si è mostrato possibilista mentre la freddezza della Crui è continuata spalmandosi, alla fine, su tutta la mediazione ministeriale. D’altro canto, la presidente della Conferenza dei rettori, Giovanna Iannantuoni, ha già spiegato a Repubblica come ritenga oggi l’insegnamento online non paragonabile a quello universitario tout court: “Le telematiche sono troppe e di basso livello”, ha detto.
"Servono lezioni sincrone”
Ancora, opzione numero quattro, l’aggiornamento continuo dei contenuti, una considerazione generale verso la quale, in teoria, è difficile dirsi contrari.
Ancora un “no”, e ancora violento, è arrivato dal presidente di Unicusano sul punto cinque: la richiesta alle università online di realizzare lezioni sincrone, ovvero in diretta, e non soltanto visibili in streaming successivamente. Questo consentirebbe una qualche relazione tra lo studente e il docente. Le private hanno concesso alla “diretta” solo le attività extra, tra cui i colloqui con gli insegnanti.
Una parte di questi contenuti, alla fine del percorso, entrerà nella programmazione triennale universitaria in corso di scrittura mentre per la definizione dei singoli requisiti arriverà una decreto della ministra.
Miccoli: “La guerra fa male a tutti”
Paolo Miccoli, punto di riferimento per sette atenei telematici, ha commentato: “Una soluzione è necessaria, la guerra in corso sul tema fa male a tutte e due le parti. Le lezioni in presenza per le università telematiche, che sono nella loro essenza un’altra cosa rispetto a un ateneo di tradizione, non sarà possibile realizzarle, per esempio, per Medicina. La particolarità di questo mondo e delle sue modalità di erogazione del sapere va considerata".
Appuntamento per l’ultimo tavolo dopo le elezioni europee, alla presenza della ministra Bernini.