Cronaca

Chico Forti è arrivato dalla madre a Trento

L’incontro con due ore di ritardo

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Alle 15.02 Chico Forti ha varcato il portone del civico 11 di piazza General Cantore, quartiere residenziale di Trento. È qui, al sesto piano di un condominio, che l'ex imprenditore trentino è cresciuto. Ad attenderlo la mamma novantaseienne, Maria Loner, che non vedeva il figlio Enrico da 16 anni, quando ancora era in carcere in Florida. Abito blu elegante, indossato per un'occasione speciale, mamma Maria si è messa ai fornelli per preparare il pranzo che Chico desiderava: i canederli alla trentina. In tutti questi anni l'anziana ha ripetuto che l'attesa del figlio era diventata la sua ragione di vita: un desiderio che si è concretizzato dopo 24 anni di detenzione.

L’arrivo due ore dopo il previsto

Forti è arrivato due ore dopo l'orario previsto. Ad attenderlo fin dalla tarda mattina decine di giornalisti e telecamere, un gruppo di curiosi, una presenza discreta delle forze dell'ordine. La “Zinzorla”, popolare bar al piano terra del condominio dove vive la famiglia Forti, è un via vai continuo, a fianco un'edicola con le locandine dei giornali che annunciano l'arrivo di Chico nel capoluogo trentino.

Gli amici d’infanzia

Ci sono anche gli amici di infanzia, che – dopo averlo salutato tanti anni fa mentre Chico inseguiva il suo sogno americano – speravano di incrociare lo sguardo del sessantacinquenne almeno per un attimo. Non è andata così: il mezzo della polizia penitenziaria, partito dal carcere veronese di Montorio poco dopo le 13, ha imboccato una stradina secondaria e fatto entrare il detenuto nel palazzo da un portone sul retro del condominio.

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L’attesa e la speranza dello zio

Ad intrattenere tutti in attesa dell'arrivo di Chico, lo zio Gianni Forti, l'uomo che più di tutti in questi anni si è battuto prima per far riconoscere l'innocenza del nipote (non ricevendo alcuna soddisfazione dalla giustizia a stelle e strisce) poi per perorare il rientro in Italia dove scontare il resto della pena. Un'operazione, quest'ultima, avviata dall'ex ministro degli esteri Di Maio nel 2020 e portata a compimento nei giorni scorsi dal Governo italiano. Gianni, una sigaretta accesa dopo l'altra, ha avuto una parola per tutti, ripetendo come un mantra che il riconoscimento della pena non equivale ad una ammissione di colpevolezza di Chico.

I sei piani e poi l’abbraccio con la madre

Intorno alle 14.30 una Jeep Renegade bianca ha lasciato piazza Cantore con a bordo gli agenti della Questura di Trento. Il segnale che di lì a poco Chico sarebbe arrivato. È passata ancora mezzora, poi la Jeep e il mezzo della Polizia penitenziaria si sono infilati sul retro del condominio. Gianni Forti lo ha subito raggiunto, poi ha dovuto aspettare ancora qualche minuto prima che Chico scendesse dal furgone. Lo sguardo sorridente, ha salutato in favore di telecamere, per poi imboccare il portone del condominio, con gli amici a gridare il nome per richiamare la sua attenzione. Era da 27 anni, dall'estate del 1997, che l'ex imprenditore non oltrepassava l'ingresso di quella casa. Da quel momento in poi, solo i sei piani che lo separavano dall'abbraccio della mamma.

L’incontro dopo 16 anni

“Mamma ti voglio bene”: queste le prime parole dette da Chico Forti alla mamma, rivista dopo 16 anni. “L'incontro con la madre è stato molto emozionante. Lei voleva dargli subito i canederli, prima ancora di salutarlo”. Così Gianni Forti, uscendo dall'abitazione di Maria Loner, ha raccontato il momento in cui Chico ha riabbracciato la mamma. All'incontro con l'ex imprenditore erano presenti anche Wilma, moglie di Gianni Forti, e il fratello Stefano. Alle 19 Chico Forti, che ha usufruito di un permesso speciale per vedere la madre, rientrerà in carcere a Montorio. “Chico”, ha aggiunto lo zio Gianni, “ha voluto anche ringraziare tutti i giornalisti che si sono occupati del suo caso ed ha poi sottolineato di essere stato accolto con grande affetto nel carcere di Montorio”.

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