Mano tesa della Santa Sede a Pechino per una Chiesa “dal volto cinese”
di Iacopo ScaramuzziLa Santa Sede ha ribadito pubblicamente la propria disponibilità a proseguire il dialogo con la Cina, dopo l’accordo sulle nomine episcopali siglato quattro anni fa e rinnovato due anni fa, con un simposio che si è svolto a Roma, presieduto dal cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin e aperto da un video-messaggio del Papa, durante il quale il Vaticano ha sottolineato che la Chiesa cattolica non si identifica con le ragioni dell’Occidente e al quale, per la prima volta, ha preso parte il vescovo di Shanghai Joseph Shen Bin.
Un Concilio a Shanghai
Il convegno, ospitato ieri, martedì, dalla Pontificia Università Urbaniana, commemora il centenario del Concilium Sinense, ossia il Concilio svolto a Shanghai nel 1924 che sancì la sinizzazione della Chiesa.
La “sinizzazione” della Chiesa
“Prima del Concilio”, ha riassunto papa Francesco nel suo messaggio, molti dei missionari presenti in Cina “non erano ancora pronti a prendere in considerazione l’opportunità di affidare la guida delle …
La Santa Sede ha ribadito pubblicamente la propria disponibilità a proseguire il dialogo con la Cina, dopo l’accordo sulle nomine episcopali siglato quattro anni fa e rinnovato due anni fa, con un simposio che si è svolto a Roma, presieduto dal cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin e aperto da un video-messaggio del Papa, durante il quale il Vaticano ha sottolineato che la Chiesa cattolica non si identifica con le ragioni dell’Occidente e al quale, per la prima volta, ha preso parte il vescovo di Shanghai Joseph Shen Bin.
Un Concilio a Shanghai
Il convegno, ospitato ieri, martedì, dalla Pontificia Università Urbaniana, commemora il centenario del Concilium Sinense, ossia il Concilio svolto a Shanghai nel 1924 che sancì la sinizzazione della Chiesa.
La “sinizzazione” della Chiesa
“Prima del Concilio”, ha riassunto papa Francesco nel suo messaggio, molti dei missionari presenti in Cina “non erano ancora pronti a prendere in considerazione l’opportunità di affidare la guida delle diocesi a sacerdoti e vescovi nati in Cina. Poi, riuniti in Concilio, compirono un vero cammino sinodale e firmarono tutti le disposizioni che aprivano nuove strade affinché la Chiesa, anche la Cina cattolica, potesse avere sempre più un volto cinese”, ha detto il Pontefice gesuita citando lo slancio dato, in questo senso, dal missionario Matteo Ricci, il cui nome cinese, ha voluto ricordare, era “Lì Madou”.
Il mezzo sgarbo di Shanghai
La presenza, per la prima volta in un simile contesto, del vescovo di Shanghai, evidentemente impossibile senza l’autorizzazione del Governo cinese, è particolarmente rilevante perché proprio Joseph Shen Bin è stato al centro di una controversia avvenuta l’anno scorso, quando le autorità cinesi lo trasferirono a Shanghai da un’altra diocesi senza il previo consenso della Santa Sede, violando così, almeno in parte, l’accordo sulle nomine episcopali (che riguarda, in realtà, non già i trasferimenti, ma le nomine dei nuovi vescovi: e Joseph Shen Bin è stato ordinato con l’assenso vaticano). Un mezzo sgarbo che, dopo una iniziale protesta, la Santa Sede ha rapidamente superato, con l’approvazione papale del vescovo di Shanghai. Che è venuto a Roma per partecipare al convegno accanto al cardinale Segretario di Stato.
Un accordo da rinnovare e sviluppare
Interpellato a margine del simposio, il porporato veneto ha confermato che la Santa Sede è desiderosa che l’accordo bilaterale “possa essere rinnovato e anche che alcuni punti possano essere sviluppati”. Parolin ha anche ribadito l’interesse della Santa Sede ad aprire una qualche forma di rappresentanza a Pechino: “Noi auspichiamo da tempo di poter avere una presenza stabile in Cina anche se inizialmente potrebbe non avere la forma di una rappresentanza pontificia, di una nunziatura apostolica ma comunque di aumentare i contatti poi la forma può essere diversa”. Il Segretario di Stato ha infine evocato, come “tema di lavoro”, anche il riconoscimento della conferenza episcopale cinese.
Francesco e la pace
Se il convegno è dedicato al Concilium sinense “tra storia e presente”, il Papa stesso, nel suo video-messaggio, fa un riferimento implicito alle guerre in corso: “Chi segue Gesù ama la pace, e si trova insieme a tutti quelli che operano per la pace, in un tempo in cui vediamo agire forze disumane che sembrano voler accelerare la fine del mondo”, dice il Papa.
Dopo la missione di Zuppi
Affermazione che si colloca dopo che, la scorsa estate, il cardinale Matteo Zuppi, inviato di Francesco per la guerra ucraina, è stato ricevuto da funzionari del ministero degli Esteri cinesi a Pechino per discutere delle prospettive di pace. E’ stata la prima volta che un porporato viene consultato dalle autorità civili cinesi non già per una questione ecclesiale ma di politica estera.
Sganciati dai colonizzatori
Nel suo intervento, Parolin ha sottolineato lo sganciamento della Chiesa dalle potenze coloniali dell’epoca, tessuto in particolare l’elogio del prelato che fu protagonista del Concilio di Shanghai, monsignor Celso Costantini, per otto anni delegato apostolico a Pechino, consapevole, ha spiegato il cardinale, “che, per ridonare vigore all’evangelizzazione nel Paese, la Chiesa cattolica si sarebbe dovuta affrancare dalle vicende politiche e dagli interessi coloniali, rimanendone al di fuori e al di sopra”. Lungo tutti i suoi scritti, ha notato ancora Parolin, “il Delegato Apostolico ritornò più volte sul tema dell’unità tra il Papa e tutti i Cattolici sparsi nel mondo, qualunque fosse la loro appartenenza nazionale, chiarendo come proprio tale comunione fosse la migliore garanzia di una fede sottratta agli interessi politici esterni e saldamente ancorata nella cultura e nella società locale”. A suo avviso, ha detto da parte sua il vescovo di Shanghai, “un cattolicesimo che è stato a lungo dipendente da missionari stranieri, dalla protezione di potenze straniere, e che viene definito dai cinesi “religione straniera”, non andrà lontano in Cina, in un Paese che ha una profonda e lunga tradizione culturale”.
Oltre l’Occidente
Al convegno, organizzato dall’università dei futuri missionari insieme a Fides, agenzia di Propaganda fide, erano presenti, tra gli altri, i cardinali Luis Antonio Tagle, prefetto della stessa Evangelizzazione dei popoli, Beniamino Stella, Lazzaro You Heung-Sik, l’ex nunzio apostolico Claudio Maria Celli, diplomatico-chiave dei rapporti tra Santa Sede e Cina, e poi i padri Federico Lombardi e Antonio Spadaro, il direttore di Fides Gianni Valente e il direttore editoriale dei media vaticani Andrea Tornielli, i professori Agostino Giovagnoli e Elisa Giunipero. Quest’ultima ha sottolineato come il Concilio di Shanghai “precorse e anticipò” il nuovo atteggiamento delle missioni in tutto il mondo, “superando l’identificazione della Chiesa cattolica con l’Occidente”.