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Ilaria Salis è ai domiciliari a Budapest

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Fuori dal carcere dopo 466 giorni. Il padre: “Il primo passo per farla tornare in Italia”
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BUDAPEST – Ilaria Salis non è più in catene. Ora si trova ai domiciliari in un appartamento di un palazzo a Budapest. Dopo 466 giorni di carcere, alle 11.30 di questa mattina l’attivista italiana, oggi candidata alle Europee con Alleanza verdi e sinistra, è uscita dalla prigione di massima sicurezza ungherese di Gyorskocsi utca e ha raggiunto la casa trovata dalla famiglia in cui è sottoposta alla misura cautelare. Vestita di rosso a bordo di un furgone della polizia ungherese ha sorriso alle telecamere prima di andare via.

Roberto Salis: "Ilaria è sorridente ma provata. Ha voluto mangiare la pizza"

"Finalmente la abbiamo riabbracciata”, ha commentato negli istanti concitati della scarcerazione il padre Roberto Salis. “Speriamo che questa sia una tappa temporanea prima di vederla finalmente in Italia”.

La svolta dei domiciliari si è sbloccata ieri quando il bonifico di poco più di 40 mila euro per la cauzione, necessario a farla uscire d…

BUDAPEST – Ilaria Salis non è più in catene. Ora si trova ai domiciliari in un appartamento di un palazzo a Budapest. Dopo 466 giorni di carcere, alle 11.30 di questa mattina l’attivista italiana, oggi candidata alle Europee con Alleanza verdi e sinistra, è uscita dalla prigione di massima sicurezza ungherese di Gyorskocsi utca e ha raggiunto la casa trovata dalla famiglia in cui è sottoposta alla misura cautelare. Vestita di rosso a bordo di un furgone della polizia ungherese ha sorriso alle telecamere prima di andare via.

Roberto Salis: "Ilaria è sorridente ma provata. Ha voluto mangiare la pizza"

"Finalmente la abbiamo riabbracciata”, ha commentato negli istanti concitati della scarcerazione il padre Roberto Salis. “Speriamo che questa sia una tappa temporanea prima di vederla finalmente in Italia”.

La svolta dei domiciliari si è sbloccata ieri quando il bonifico di poco più di 40 mila euro per la cauzione, necessario a farla uscire di prigione, raccolto dagli amici e dalla famiglia di Salis e versato in Italia la sera di giovedì 16 maggio, è arrivato sul conto degli avvocati magiari. E da qui è stato trasferito alla Corte dei conti ungherese che a sua volta ha avvisato il tribunale di seconda istanza di averlo ricevuto. Lo stesso tribunale che il 15 maggio scordo, dopo più di 15 mesi di carcere, ha disposto la modifica della misura cautelare per l’antifascista italiana accusata di aver aggredito, in concorso con altri, tre neonazisti l’11 febbraio del 2023, durante il Giorno dell’onore che a Budapest raduna centinaia di nostalgici delle Ss.

Il bonifico era l’ultimo tassello che mancava prima della scarcerazione. Il braccialetto elettronico previsto dal provvedimento le è stato invece allacciato già ai domiciliari.

Ieri, lui spera per l’ultima volta, Roberto Salis aveva visto sua figlia in carcere: “È in trepidante attesa per l’uscita”, aveva raccontato seduto a un tavolino di un bar nel centro di Budapest. Un colloquio di più di due ore, quello con sua figlia, di cui spiegava: “Abbiamo parlato della campagna elettorale, Ilaria sta pensando a qualcosa da fare prima del voto europeo, un intervento, un collegamento, e al libro che sta scrivendo sulla sua storia e su come per lei dovrebbe essere la società”.

Ora si apre una altra partita: i domiciliari in Italia. “Auspichiamo che al più presto le sia revocata ogni misura cautelare o quantomeno gli arresti domiciliari possa scontarli in Italia", dicono gli avvocati Mauro Straini ed Eugenio Losco appena arrivati a Budapest. "Presto presenteremo sia una istanza di revoca di ogni misura restrittiva, sia la richiesta di trasferirla in Italia e speriamo che il nostro governo si impegni affinché ciò avvenga".

Domani mattina, 24 maggio, ci sarà la nuova udienza del processo per lesioni a carico dell’insegnante e attivista italiana: non sarà però la 39enne italiana a parlare, saranno invece ascoltati Zoltan Toth, una delle vittime della presunta aggressione, e due testimoni dell'accusa.

Salis però sarà presente in aula, assieme ai suoi familiari, ad esponenti di Avs atterrati oggi dall’Italia e a chi sostiene la sua campagna che si è trasformata in un hashtag: #iostoconilaria. Per la prima volta senza catene.

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