“C’è già troppa ‘frociaggine’”. Papa Francesco invita così i vescovi italiani a non ammettere seminaristi gay
di Iacopo ScaramuzziLa parola fa sobbalzare più di un vescovo. L’uomo non è nuovo alle intemperanze verbali, l’incontro è a porte chiuse, il colloquio informale, ma quando papa Francesco usa quella parola, «frociaggine», nella sala c’è un momento di sospensione.
Scambio senza rete
Vaticano, aula vecchia del sinodo, lunedì 20 maggio. Bergoglio incontra la Conferenza episcopale italiana riunita per l’assemblea di primavera. Fin dall’inizio del pontificato, è il momento per uno scambio senza rete, domande e risposte al riparo dai giornalisti, confronto fraterno ma schietto. Occasione, quest’anno, di tirare fuori una questione che interroga da tempo i presuli italiani, se ammettere o no in seminario candidati al sacerdozio dichiaratamente gay. Il Pontefice argentino, come anticipato da Dagospia e confermato a Repubblica da diverse fonti concordanti, dice senza esitazione che non vanno ammessi, e, a mo’ di battuta, aggiunge che nei seminari italiani c’è già troppa «frociaggine».
Conciliaboli di vescovi
Lo sca…
La parola fa sobbalzare più di un vescovo. L’uomo non è nuovo alle intemperanze verbali, l’incontro è a porte chiuse, il colloquio informale, ma quando papa Francesco usa quella parola, «frociaggine», nella sala c’è un momento di sospensione.
Scambio senza rete
Vaticano, aula vecchia del sinodo, lunedì 20 maggio. Bergoglio incontra la Conferenza episcopale italiana riunita per l’assemblea di primavera. Fin dall’inizio del pontificato, è il momento per uno scambio senza rete, domande e risposte al riparo dai giornalisti, confronto fraterno ma schietto. Occasione, quest’anno, di tirare fuori una questione che interroga da tempo i presuli italiani, se ammettere o no in seminario candidati al sacerdozio dichiaratamente gay. Il Pontefice argentino, come anticipato da Dagospia e confermato a Repubblica da diverse fonti concordanti, dice senza esitazione che non vanno ammessi, e, a mo’ di battuta, aggiunge che nei seminari italiani c’è già troppa «frociaggine».
Conciliaboli di vescovi
Lo scambio colpisce gli oltre 270 vescovi presenti, chi d’accordo chi no, e nei conciliaboli delle ore successive è uno degli argomenti che ricorre più spesso, ora con una risata ora con perplessità. E quando le voci iniziano a filtrare fuori dalle sacre stanze, in Vaticano si respira un certo imbarazzo. La notizia non viene confermata, lo scambio era a porte chiuse.
Il nodo dei seminari
Quello dei seminaristi omosessuali è un tema da mesi oggetto di dibattito. Lo scorso novembre ad Assisi l’assemblea di autunno dei vescovi italiani ha infatti approvato una nuova Ratio formationis sacerdotalis, ossia il regolamento per i seminari in Italia. Testo che affronta gli aspetti più diversi della preparazione al sacerdozio – dalla formazione permanente all’educazione affettiva, dall’accompagnamento vocazionale alla vicinanza al popolo di Dio – e che non è stato ancora pubblicato perché, da allora, è al vaglio del dicastero vaticano per il Clero per l’approvazione finale. Durante la discussione ad Assisi uno dei temi che ha più diviso l’assemblea è la questione se ammettere o meno seminaristi gay.
Il niet del 2005
La linea, sinora, era stata quella di attenersi alle indicazioni dello stesso dicastero del Clero che, in una istruzione del 2005 (quando Papa era Benedetto XVI) confermata nel 2016 (quando Papa era Francesco), ha stabilito che «la Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay». Definizione che, però, ha ingenerato una qualche ambiguità: come misurare se le «tendenze omosessuali» sono «profondamente radicate»?
L’apertura di Assisi
Tra posizioni più progressiste e posizioni più conservatrici, all’assemblea di Assisi i vescovi italiani si sono interrogati sulla possibilità di impostare la questione in modo diverso, sentendosi incoraggiati, in questo, proprio dalle aperture di papa Francesco nei confronti delle persone omosessuali. La Cei ha approvato un emendamento, contestato da un numero consistente di vescovi ma approvato a maggioranza, che, a quanto si apprende, si limitava a distinguere tra atti e tendenze, ribadendo l’obbligo di celibato per tutti i seminaristi, omosessuali come eterosessuali, ed aprendo così la porta dei seminari, di fatto, ai candidati omosessuali al sacerdozio impegnati nella scelta celibataria.
Doppie vite
Nel corso dell’incontro di un’ora e mezza con il Papa della scorsa settimana, due o tre vescovi hanno voluto tornare sulla questione, ed uno in particolare ha chiesto esplicitamente a Francesco cosa fare quando alle porte del seminario bussa un candidato dichiaratamente omosessuale. E il Papa ha risposto in modo fermamente negativo: pur sottolineando il rispetto che si deve a ogni persona a prescindere dal suo orientamento sessuale, il senso del suo ragionamento, è necessario mettere dei paletti e prevenire il rischio che scelga il sacerdozio chi, gay, finirà poi col fare una doppia vita, continuando a praticare l’omosessualità, soffrendo peraltro egli stesso di questa dissimulazione. Riflessione conclusa con una battuta su una certa «frociaggine» che c’è già in certi seminari italiani.
Aperture e chiusure
Se sembra contraddire la linea aperturista di Francesco nei confronti della comunità lgbtq+, il concetto in realtà non gli è nuovo. Già nel 2018, e sempre in un incontro a porte chiuse con i vescovi italiani, consigliò: «Se avete anche il minimo dubbio, è meglio non farli entrare». Jorge Mario Bergoglio, in particolare, è preoccupato dall’atmosfera che si respira in diversi seminari italiani che conosce bene, dove all’omosessualità si accompagna una fissazione per riti e paramenti liturgici e una concezione iperclericale della Chiesa. E’ in questo senso che nel corso degli anni, più in generale, ha tuonato contro la «rigidità» di certi seminaristi e sin dall’inizio del pontificato ha messo in guardia dal rischio di considerare il seminario «un rifugio per tante limitazioni che possiamo avere, un rifugio di mancanze psicologiche o un rifugio perché non ho il coraggio di andare avanti nella vita e cerco lì un posto che mi difenda».
Una scadenza lontana
Sempre a questo scopo nei mesi scorsi Bergoglio ha istituito, nel quadro del sinodo in corso, dieci gruppi di lavoro che devono approfondire teologicamente altrettante questioni, tra le quali una revisione «in prospettiva sinodale missionaria» della Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis, il documento-base su sacerdozio e seminari. Un lavoro che prevedibilmente prenderà molto tempo, congelando anche il nuovo regolamento dei seminari italiani. E che difficilmente non sarà influenzato dall’osservazione del Papa sulla «frociaggine».