Curia romana, “lobby gay” e clero conservatore: quei messaggi del Papa contro i nemici delle riforme
di Iacopo ScaramuzziIl salto indubbiamente c’è. Tra «chi sono io per giudicare» un prete gay di inizio pontificato e la denuncia della «frociaggine» nei seminari la differenza si sente. E fa trasparire le tensioni che percorrono l’agenda riformista del Papa, sottoposta da undici anni al tiro incrociato delle spinte progressiste e conservatrici.
Anatomia della lobby gay
Se la battuta pronunciata da Bergoglio ha fatto sobbalzare più d’uno dei vescovi italiani presenti, già nel 2013 era avvenuto un piccolo incidente, e sempre a porte chiuse: il Pontefice argentino appena eletto aveva ricevuto un gruppo di religiosi latino-americani, che, forse per l’emozione, pubblicarono il resoconto dell’incontro. E riferirono che Francesco, parlando della riforma della macchina vaticana che si apprestava a fare, disse che «nella Curia ci sono persone sante, davvero, ma c’è anche una corrente di corruzione. Si parla di una lobby gay, ed è vero, esiste». Di «lobby gay», del resto, si era parlato già per la fuga di document…
Il salto indubbiamente c’è. Tra «chi sono io per giudicare» un prete gay di inizio pontificato e la denuncia della «frociaggine» nei seminari la differenza si sente. E fa trasparire le tensioni che percorrono l’agenda riformista del Papa, sottoposta da undici anni al tiro incrociato delle spinte progressiste e conservatrici.
Anatomia della lobby gay
Se la battuta pronunciata da Bergoglio ha fatto sobbalzare più d’uno dei vescovi italiani presenti, già nel 2013 era avvenuto un piccolo incidente, e sempre a porte chiuse: il Pontefice argentino appena eletto aveva ricevuto un gruppo di religiosi latino-americani, che, forse per l’emozione, pubblicarono il resoconto dell’incontro. E riferirono che Francesco, parlando della riforma della macchina vaticana che si apprestava a fare, disse che «nella Curia ci sono persone sante, davvero, ma c’è anche una corrente di corruzione. Si parla di una lobby gay, ed è vero, esiste». Di «lobby gay», del resto, si era parlato già per la fuga di documenti che marcò l’ultimo scorcio del pontificato di Benedetto XVI, i cosiddetti vatileaks. Successivamente nel libro Sodoma (Feltrinelli, 2019) lo scrittore francese Frederic Martel ha indagato tra le sacre stanze, puntando il dito in particolare contro la paradossale omofobia di alcuni prelati omosessuali.
“Scandalo e vergogna”
Quel che preoccupava Bergoglio, in realtà, era più la lobby che l’orientamento sessuale. Sull’omosessualità, anzi, nel corso degli anni, senza cambiare dottrina, ha però marcato una serie, graduale, di aperture: ha approvato le unioni civili, ha fustigato i vescovi che non condannano la criminalizzazione dell’omosessualità, ha incontrato cordialmente persone omosessuali e transessuali, da ultimo ha permesso la benedizione di coppie gay. Parallelamente ha bastonato il «clericalismo», che porta «vergogna e scandalo» nel popolo di Dio, come ha detto al sinodo di ottobre: «Basta andare nelle sartorie ecclesiastiche di Roma per vedere lo scandalo di giovani preti che si provano tonache e cappelli o camice e rocchetti di pizzo».
Un coacervo ultraclericale
È questo il bersaglio della sua polemica, e la connotazione tipicamente romanesca della parola «frociaggine» fa pensare che avesse in mente proprio un certo ambiente della capitale. Un coacervo di clericalismo, ossessione per riti e paramenti liturgici, e tradizionalismo teologico e dottrinale che costituisce il brodo di coltura di quella lobby gay che, al fondo, è una resistenza al cambiamento.
La sottocultura gay tradizionalista
«C’è evidentemente un incrocio pericoloso tra il tradizionalismo e il negazionismo della questione omosessuale nel clero e nei seminari», dice Massimo Faggioli, «quello del Papa è anche un modo, sguaiato, di smascherare il bluff». Secondo lo storico del cristianesimo della Villanova University, negli Stati Uniti, «una parte del tradizionalismo cattolico che negli ultimi anni gli ha rivolto accuse di eterodossia non lo ha criticato quasi mai su questo tema perché sanno che in quel mondo c’è una certa sottocultura gay». Faggioli sottolinea che la cosa è trasversale, ma con differenze: «Nel mondo cattolico progressista l’omosessualità è rivendicata alla luce del sole, in quello conservatore si fa finta di niente, vige la regola don’t ask don’t tell, e Francesco non a caso parla del tema apertamente e denuncia il rischio di condurre una doppia vita».
“Volevano danneggiare Francesco”
Secondo Luciano Tirinnanzi, autore del libro Lasciate che i gay (non) vengano a me (Paesi edizioni), Bergoglio ha aperto più porte di quante ne abbia chiuse. Il saggista è convinto che qualcuno abbia voluto tirare fuori la battuta sulla «frociaggine» per «danneggiare l’immagine di papa Francesco». Metterlo in cattiva luce, dice Tirinnanzi, «su un tema che da molti anni conosce uno scontro feroce tra due ali, quella più conservatrice che si rifà ai vescovi americani e quella più progressista radicata in Germania. Due ali — afferma — che influenzeranno anche il prossimo Conclave».
Seminari tutti da ripensare
Al di là dell’improperio, più d’uno condivide l’analisi impietosa del Papa sullo stato dei seminari. Certificata peraltro nel corso di un recente processo nel tribunale vaticano che ha accertato gli abusi fioriti nel preseminario vaticano, tanto che Bergoglio ha deciso di espellerlo dalle Mura Leonine. «I seminari, così come sono, andrebbero semplicemente chiusi», commenta, tranchant, un sacerdote che preferisce rimanere anonimo. «Anziché un ambiente tutto maschile, isolato dal resto della società, i futuri sacerdoti dovrebbero formarsi in una realtà come la parrocchia dove poi andranno». Proprio per curare meglio l’educazione affettiva dei futuri sacerdoti la Conferenza episcopale italiana ha ipotizzato ad esempio l’ingresso di una psicologa, donna, in seminario.
I nodi del celibato e delle donne diacono
Massimo Faggioli nota poi un’evoluzione della popolazione sacerdotale. Col calo delle vocazioni in Europa e Stati Uniti, il clero viene sempre più da Asia e Africa, «culture dove l’omosessualità è ancora considerata contronatura». Un dato che papa Francesco ha senz’altro in mente: la sua recente decisione di autorizzare la benedizione delle coppie omosessuali ha sollevato la rivolta di ampi settori della Chiesa africana. Quanto al sacerdozio, lo storico nota che, sottostante, «c’è il tema del celibato obbligatorio e del divieto dell’accesso delle donne al diaconato ministeriale ordinato: se il ministero sacro è riservato a uomini celibi si perpetua una situazione dove, statisticamente, alcuni seminaristi sono gay, in una Chiesa che pastoralmente ha fatto delle aperture ma dottrinalmente, anche durante Francesco, nessun passo avanti».