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Il femminicidio di Giada Zanola, che lavorava nello stesso paese di Giulia Cecchettin: dai vuoti di memoria agli sms, la messinscena di Favero

Andrea Favero

 
Finti messaggi di stupore, la chat di quartiere da cui avrebbe appreso della morte della donna, la ferocia e l’orrore della modalità dell’omicidio: tutto quello che non torna nella versione dell’uomo. Che ha portato al suo arresto
3 minuti di lettura

È crollato quasi subito Andrea Favero, 38 anni, il camionista che ha picchiato la compagna Giada Zanola ancora una volta, finendo per scaraventarla giù sull’autostrada, dove è morta in un modo orribile: prima la caduta, poi le ruote di un camion. Di più. Secondo il pm di Padova Giorgio Falcone che ha firmato il fermo dell’uomo: "I vuoti di memoria dell'indagato potrebbero far parte della cosiddetta messa in scena al fine di non scoprire troppo le carte, ma i movimenti dell'auto ripresi dalle telecamere e le sue pur parziali ammissioni rendono evidente che i fatti si sono svolti come da lui spontaneamente ammesso poco prima dell'interrogatorio parlando con la polizia".

La versione “addomesticata e reticente”

Nel provvedimento si sottolinea come durante l'interrogatorio, il 38enne "forniva una versione poco credibile", una versione "addomesticata e reticente" che ha propinato anche alla madre alla quale racconta che sono "andati tutti regolarmente a dormire".

OSSERVATORIO FEMMINICIDI

I…

È crollato quasi subito Andrea Favero, 38 anni, il camionista che ha picchiato la compagna Giada Zanola ancora una volta, finendo per scaraventarla giù sull’autostrada, dove è morta in un modo orribile: prima la caduta, poi le ruote di un camion. Di più. Secondo il pm di Padova Giorgio Falcone che ha firmato il fermo dell’uomo: "I vuoti di memoria dell'indagato potrebbero far parte della cosiddetta messa in scena al fine di non scoprire troppo le carte, ma i movimenti dell'auto ripresi dalle telecamere e le sue pur parziali ammissioni rendono evidente che i fatti si sono svolti come da lui spontaneamente ammesso poco prima dell'interrogatorio parlando con la polizia".

La versione “addomesticata e reticente”

Nel provvedimento si sottolinea come durante l'interrogatorio, il 38enne "forniva una versione poco credibile", una versione "addomesticata e reticente" che ha propinato anche alla madre alla quale racconta che sono "andati tutti regolarmente a dormire".

OSSERVATORIO FEMMINICIDI

Il messaggio in una chat

L'indagato "è arrivato a simulare di avere appreso della morte della compagna solo dopo avere letto un messaggio in una chat: 'lo quando è arrivata la polizia chiedendomi di Giada, ho sperato che lei stesse bene e ho appreso della sua morte solo da un messaggio postato sulla chat del quartiere in cui abito'", si legge nel dispositivo di fermo.

L’attaccamento al figlio

"Appare chiara dalle stesse parole dell'indagato l'esistenza di un forte movente per l'omicidio, accompagnato da un dolo che, allo stato degli atti, può qualificarsi come dolo d'impeto: li suo viscerale attaccamento al figlio che accudiva in ogni modo, a fronte della continua minaccia ricattatoria della vittima che faceva leva proprio su tale rapporto viscerale, prospettando al possibilità di portargli via li figlio e non farglielo vedere più" conclude il pm.

Il finto sms

E ancora: "Alle 7.30 ricordo di essermi svegliato e di essermi accorto che Giada non c'era, tanto è vero che le ho mandato un messaggio chiedendole se fosse già andata al lavoro e dicendole che non ci aveva nemmeno salutato come era solita fare". Ecco uno dei passaggi dell'interrogatorio. Il pm dà atto che il messaggio è alle 7.38 nella chat del telefono dell'indagato. Breve ma indicativo il testo: "Sei andata al lavoro?? Non ci hai nemmeno salutato!!". Per il sostituto procuratore "appare evidente che i contatti telefonici e i messaggi presenti sul suo cellulare rappresentino una messinscena".

I vuoti di memoria

"Sono tornato a casa da solo", ha poi raccontato, “di quel momento non ricordo altro, so solo che ho pensato subito a mio figlio e al fatto che lo avevamo lasciato a casa da solo, cosa che non era mai successa, per cui sono tornato immediatamente a casa. In quel momento io avevo solo mio figlio nella testa e non ricordo di avere mai pensato a cosa fosse successo a Giada. Mi sono addormentato quasi subito. Non ricordo che Giada sia caduta dal parapetto, ricordo solo che mi continuava a offendere e ricattarmi dicendo che mi avrebbe portato via mio figlio", aggiunge poi.

Il matrimonio annullato

Giada Zanola e Andrea Favero dovevano sposarsi a settembre. Poi, lei aveva annullato tutto. "Aveva annullato le nozze perché non se la sentiva più”, ha detto un amico di Andrea, alla trasmissione di Rai1 La vita in diretta. “Andrea era gelosissimo e possessivo. Giada una ragazza solare, che aveva voglia di vivere". La 34enne, sempre secondo gli amici, non aveva mai manifestato propositi suicidi, "anche perché era molto attaccata al suo bambino, una vera mamma". In ogni ogni caso la ragazza "aveva già detto al compagno che voleva chiudere la storia".

“Ancora una famiglia costretta alla disperazione”

Intanto Luca Martello, sindaco di Vigonovo (Padova), il paese di Giulia Cecchettin, interviene su questo nuovo orrore maschile: "Questo nuovo femminicidio ci coinvolge nuovamente in modo drammatico anche perché Giada lavorava qui, in un negozio del nostro comune e sicuramente più di qualcuno ha avuto modo di conoscerla. È struggente anche solo pensare al dolore di un bambino così piccolo e ad una famiglia costretta alla disperazione. Incubi di una realtà troppo cruda a cui mai potremo arrenderci”, continua il sindaco. “Nessuna condanna potrà dare giustizia a tali efferatezze e nessuna pena potrà redimere certe coscienze. Non esiste sconfitta che possa generare simili azioni. Lunedì 3 giugno abbiamo programmato da tempo la presentazione a Vigonovo del libro del papà di Giulia Cecchettin che ci condurrà in un tema ancora tragicamente attuale. La speranza, forse l'unica, ci spinge ad impegnarci tutti, nessuno e nessuna esclusi, per capire ed insegnare la via del contrasto alle violenze".

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