“Buttata giù dal cavalcavia”. Il delitto poi la messinscena: arrestato il compagno
di Enrico FerroGiada Zanola
Giada osserva il mondo dai fermoimmagine felici della sua vita interrotta, mentre fuori da quelle foto pubblicate sui social ci si interroga sull’ennesima donna uccisa da un uomo violento. Giada Zanola aveva 33 anni, è stata picchiata e poi spinta giù da un cavalcavia a strapiombo sull’autostrada.
Il finto suicidio
L’ex compagno, Andrea Favero, 38 anni, camionista, dopo averla ammazzata ha creato le condizioni per cui si pensasse a un suicidio. Ed è tornato a letto con il figlio di 3 anni, che attendeva una mamma che invece non rivedrà mai più.
Le analogie con Giulia Cecchettin
Sembrava che la tragedia di Giulia Cecchettin dovesse rappresentare una svolta in questo drammatico susseguirsi di femminicidi, invece ancora una volta bisogna provare a spiegare come si è arrivati alla morte. Le analogie con Giulia ci…
Giada osserva il mondo dai fermoimmagine felici della sua vita interrotta, mentre fuori da quelle foto pubblicate sui social ci si interroga sull’ennesima donna uccisa da un uomo violento. Giada Zanola aveva 33 anni, è stata picchiata e poi spinta giù da un cavalcavia a strapiombo sull’autostrada.
Il finto suicidio
L’ex compagno, Andrea Favero, 38 anni, camionista, dopo averla ammazzata ha creato le condizioni per cui si pensasse a un suicidio. Ed è tornato a letto con il figlio di 3 anni, che attendeva una mamma che invece non rivedrà mai più.
Le analogie con Giulia Cecchettin
Sembrava che la tragedia di Giulia Cecchettin dovesse rappresentare una svolta in questo drammatico susseguirsi di femminicidi, invece ancora una volta bisogna provare a spiegare come si è arrivati alla morte. Le analogie con Giulia ci sono, innanzitutto per i luoghi, ancora una volta il Veneto, a cavallo tra le province di Padova e Venezia. A Vigonovo, paese della famiglia Cecchettin, Giada ci lavorava. La dinamica assassina è la stessa. Giada Zanola voleva chiudere con l’uomo con cui stava ormai da quattro anni ma c’era un matrimonio già fissato a settembre e dunque la cultura del possesso ha preso ancora una volta il sopravvento.
La segnalazione al 113
Ma per raccontare questa nuova storia di sangue, bisogna andare a ritroso di qualche giorno, precisamente alle 3.31 di mercoledì notte. A quell’ora arrivano al 113 alcune segnalazioni, gli automobilisti parlano di un corpo sull’autostrada A4, all’altezza del cavalcavia di Vigonza. I poliziotti della Stradale giungono di lì a poco e trovano, effettivamente, un tir fermo e un corpo martoriato poco distante.
Il corpo caduto e arrotato da un autotreno
E’ il corpo di Giada Zanola, origini bresciane, precipitato dal viadotto e arrotato dall’autotreno. Alle 7.38 del mattino sul telefonino della donna ormai morta arriva un messaggio del compagno. “Sei andata al lavoro? Non ci hai nemmeno salutato”. E' una finta ma si scoprirà solo successivamente. Gli agenti si recano a casa sua dopo qualche ora e lui, Andrea Favero, finge di cadere dalle nuvole. Racconta di una serata tranquilla trascorsa insieme, ma dice di aver preso sonno molto presto e quindi di non sapere effettivamente cosa avesse fatto poi la fidanzata.
Andrea Favero
Le prime ipotesi
I primi verbali di polizia vengono redatti con l’ipotesi del suicidio, ma sembrava strano che una persona intenzionata a togliersi la vita fosse uscita di casa con la borsetta e il telefonino. I dubbi trovano conferma nelle immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza della società autostrade. Si vede un’auto scura fermarsi sul cavalcavia, è l’auto di Giada e Andrea. Allora il giovane camionista viene convocato per rispondere a qualche domanda, ma davanti si trova i poliziotti della Squadra mobile di Padova e il pm Giorgio Falcone. Lo incalzano con le domande, lui si contraddice.
La messinscena e le tante bugie
Così crolla il muro che aveva eretto, con la messinscena del suicidio. Si scopre così che le cose non andavano bene da tempo tra loro. Nella vita di Giada Zanola ora c’era un’altra persona: il dipendente di una stazione di servizio, dove peraltro anche lei avrebbe iniziato a lavorare di lì a qualche giorno. Favero non lo accettava, si opponeva, diventava violento. La testimonianza della migliore amica è eloquente. “Lui era geloso, lei aveva paura. Litigavano ogni giorno, anche per motivi economici e poi lei mi mandava le foto delle ferite. In due occasioni le aveva anche stretto il collo con le mani. Aveva addirittura paura che lui la drogasse”.
Le botte, la violenza, l’inseguimento
Ma Giada teneva duro, cercava di scrollarsi di dosso il peso di una vita che non sentiva più sua. Si confidava anche con la persona che stava frequentando. "Le diceva sempre puttana", ha raccontato alla polizia. La cronaca dell'ultima notte rivela un uomo ormai fuori controllo, che prima la picchia in casa e poi la insegue in macchina, mentre lei a piedi prova a scappare imboccando il cavalcavia. Tutto mentre il figlio di 3 anni rimane solo in casa, disperato per la tosse che da qualche giorno non gli dava pace. Una volta in cima al ponte Andrea Favero convince Giada Zanola a salire in auto e lì c'è una nuova colluttazione. Secondo gli investigatori è poi riuscito a sollevarla e a spingerla oltre il parapetto, facendola precipitare sull'autostrada. Ora lui è in stato di fermo, con l’accusa di omicidio volontario aggravato.