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Un fiume di soldi per i centri in Albania: appalto da 13,5 milioni per il noleggio di una nave (privata) che trasporterà i migranti

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La partenza del protocollo spostata al 15 settembre. I naufraghi soccorsi da navi militari italiane verranno poi trasbordati a sud di Lampedusa
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Ancora soldi investiti dal governo nel protocollo Albania che non si sa ancora quando partirà. Agli 850 milioni già preventivati per la realizzazione e la gestione dei centri a Shengjin e Gjader per i prossimi cinque anni, adesso arriva pure l’appalto per una nave privata che dovrà portare i migranti dal Mediterraneo all’Albania. Tredici milioni e mezzo se ne andranno solo per il noleggio, per 90 giorni, di una nave con il relativo equipaggio che – si apprende leggendo il bando pubblicato dal Viminale – sarà incaricato di scortare 200 migranti alla volta, più 100 uomini di scorta, fino al porto di Schengjin dove è in allestimento l’hotspot che la premier Meloni andrà a visitare mercoledì.

Dal che si deduce che non saranno i mezzi militari italiani, gli unici a potere effettuare i soccorsi dei migranti destinati all’Albania come da protocollo, a portarli fino in Albania ma ci sarà un trasbordo in mare. Operazione complessa e sempre rischiosa che, evidentemente, avverrà dopo che – a bor…

Ancora soldi investiti dal governo nel protocollo Albania che non si sa ancora quando partirà. Agli 850 milioni già preventivati per la realizzazione e la gestione dei centri a Shengjin e Gjader per i prossimi cinque anni, adesso arriva pure l’appalto per una nave privata che dovrà portare i migranti dal Mediterraneo all’Albania. Tredici milioni e mezzo se ne andranno solo per il noleggio, per 90 giorni, di una nave con il relativo equipaggio che – si apprende leggendo il bando pubblicato dal Viminale – sarà incaricato di scortare 200 migranti alla volta, più 100 uomini di scorta, fino al porto di Schengjin dove è in allestimento l’hotspot che la premier Meloni andrà a visitare mercoledì.

Dal che si deduce che non saranno i mezzi militari italiani, gli unici a potere effettuare i soccorsi dei migranti destinati all’Albania come da protocollo, a portarli fino in Albania ma ci sarà un trasbordo in mare. Operazione complessa e sempre rischiosa che, evidentemente, avverrà dopo che – a bordo della nave militare – verrà fatta una cernita delle persone destinate ai centri di trattenimento.

Dalla data dell’appalto si evince quando il governo pensa di far partire l’operazione che era stata inizialmente programmata per il 20 maggio. Se ne riparla non prima di metà settembre visto che la nave che il Viminale noleggerà dovrà essere disponibile dal 15 settembre al 15 dicembre.

Una esigenza, "non vincolante e puramente indicativa", si legge nelle specifiche tecniche per il servizio.

Il trasbordo a sud di Lampedusa

Svelato anche dove il governo intende soccorrere i migranti destinati all’Albania: di fatto nel punto più lontano del Mediterraneo, la rotta tunisina, quella percorsa dai migranti a cui più facilmente possono essere applicate le procedure accelerate di frontiera, tunisini, marocchini, algerini.

La nave che dovrà poi trasferirli in Albania dovrà infatti prelevarli dalle navi militari “a circa 15-20 miglia nautiche a sud-sud/ovest dall'isola di Lampedusa", tre o quattro volte al mese, dunque con un prevedibile trasferimento in Albania di circa 800 persone al mese, di fatto la capienza del centro trattenimento di Schengjin.

Un viaggio di 50 ore

I tempi di navigazione dal punto di prelievo a quello di destinazione sono stimati in "circa 50 ore" nel documento del Ministero dell'Interno e viene indicata in "5/6 giorni" la durata di ogni operazione, compresi "il trasbordo dei migranti, l'attività di hub, il trasporto in Albania, le attività di sbarco e il rientro nell'area di operazioni".

Fra i requisiti richiesti per la nave, ci sono: la capacità di trasportare circa 300 passeggeri, 200 migranti più 100 operatori; un minimo di 50 cabine, ciascuna con al massimo due posti letto; un pescaggio (l'altezza della parte dello scafo che rimane immersa) minore di 5 metri, "adeguato per ormeggiare presso il porto di Shengjin"; un locale per lo screening dei migranti; uno da adibire a camera di sicurezza per le esigenze di Polizia giudiziaria; un locale per l'infermeria; e zone per l'eventuale quarantena.

Se i migranti saranno di più di 300 il costo lieviterà ancora

Inoltre, l'esecuzione del servizio include l'approvvigionamento di beni e generi alimentari, nonché la preparazione di vitto diversificato in relazione ai precetti religiosi o eventuali problematiche sanitarie. Qualora si superi la media di 300 unità per i giorni della durata del contratto, sarà riconosciuto un "costo aggiuntivo pro capite di 40 euro/giorno per il numero di passeggeri in esubero".

"Stante l'imprevedibilità dell'evoluzione dei flussi migratori e quindi l'impossibilità di quantificare il numero esatto di traversate necessarie", si legge nell'ultimo capitolo del documento, se la percorrenza di navigazione per la durata del contratto sarà inferiore a 6mila miglia nautiche, il costo del noleggio sarà ridotto del 15%.

Le opposizioni protestano

«Si tratta di un meccanismo che può avere chanches di funzionare solo nelle menti perverse di Meloni e Piantedosi — osserva Riccardo Magi di + Europa — Si tratta di essere umani, non di pacchi postali. Meloni ne è consapevole?».

Angelo Bonelli, di Avs, che a Schengjin è entrato, fa quattro conti: «Noleggiare un’unità navale per 90 giorni a 13,5 milioni di euro significa che all’anno saranno necessari circa 54 milioni di euro. Proiettando questa spesa sui cinque anni del protocollo, si arriva alla cifra astronomica di 270 milioni». «La vicenda dei centri per immigrati in Albania appare sempre più evidente per quello che è — aggiunge Pierfrancesco Majorino del Pd — un gigantesco business utile a finanziare un intervento totalmente inutile proprio sul piano delle politiche migratorie».

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