Papa Francesco: “I migranti fuggono da oppressione, discriminazioni e povertà”
di Iacopo ScaramuzziI migranti “spesso fuggono da situazioni di oppressione e sopruso, di insicurezza e discriminazione, di mancanza di prospettive di sviluppo”: lo ricorda papa Francesco nel messaggio che ha scritto in occasione della annuale Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, sottolineando che non bisogna considerarsi “padroni di quella porzione del mondo” che Dio ha donato alle persone “come dimora temporanea”.
Come l’esodo biblico
Nel testo presentato oggi in Vaticano Jorge Mario Bergoglio mette in luce le analogie tra le due immagini dell’esodo biblico e dei migranti: “Come il popolo d’Israele al tempo di Mosè, i migranti spesso fuggono da situazioni di oppressione e sopruso, di insicurezza e discriminazione, di mancanza di prospettive di sviluppo. Come gli ebrei nel deserto, i migranti trovano molti ostacoli nel loro cammino: sono provati dalla sete e dalla fame; sono sfiniti dalle fatiche e dalle malattie; sono tentati dalla disperazione”.
Czerny: gli europei non dimentichino il passa…
I migranti “spesso fuggono da situazioni di oppressione e sopruso, di insicurezza e discriminazione, di mancanza di prospettive di sviluppo”: lo ricorda papa Francesco nel messaggio che ha scritto in occasione della annuale Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, sottolineando che non bisogna considerarsi “padroni di quella porzione del mondo” che Dio ha donato alle persone “come dimora temporanea”.
Come l’esodo biblico
Nel testo presentato oggi in Vaticano Jorge Mario Bergoglio mette in luce le analogie tra le due immagini dell’esodo biblico e dei migranti: “Come il popolo d’Israele al tempo di Mosè, i migranti spesso fuggono da situazioni di oppressione e sopruso, di insicurezza e discriminazione, di mancanza di prospettive di sviluppo. Come gli ebrei nel deserto, i migranti trovano molti ostacoli nel loro cammino: sono provati dalla sete e dalla fame; sono sfiniti dalle fatiche e dalle malattie; sono tentati dalla disperazione”.
Czerny: gli europei non dimentichino il passato
“Sarebbe utile che gli europei ricordassero le proprie radici migratorie”, ha detto in conferenza stampa il cardinale Michael Czerny, prefetto del dicastero vaticano per lo Sviluppo umano integrale, in risposta a una domanda dei giornalisti su quale consiglio darebbe agli elettori in vista delle elezioni europee: per il porporato gli europei non dovrebbero dimenticare il fatto di essere stati aiutati e che “adesso è la nostra opportunità di aiutare”. “Se noi sperimentassimo simili pressioni, fuggiremmo anche noi”, ha detto Czerny, secondo il quale “oggi, anziché respingere e reprimere coloro che si muovono, dovremmo prestare attenzione ai push e ai pull factors che ci sono dietro la migrazione forzata”. Mentre “spesso la propaganda o l’ideologia dà l’impressione che il migrante forzato, il rifugiato, lo sfollato si muovano per piacere o per avventura e questo è falso, falso falso, ed è un peccato che dobbiamo continuare a insistere su questo punto”. Inoltre, per il porporato bisogna smettere di parlare astrattamente di “migrazioni” e “riconoscere queste persone come fratelli e sorelle”, e che “con un poco di aiuto, di simpatia, di carità e di fraternità la persona può essere aiutata a superare” la loro situazione di precarietà.
Bibbie e rosari nei deserti e in mare
Nel messaggio per la giornata che la Chiesa celebra l’ultima domenica di settembre, intitolato “Dio cammina con il suo popolo”, il Papa scrive che “molti migranti fanno esperienza del Dio compagno di viaggio, guida e ancora di salvezza. A Lui si affidano prima di partire e a Lui ricorrono nelle situazioni di bisogno. In Lui cercano consolazione nei momenti di sconforto. Grazie a Lui, ci sono buoni samaritani lungo la via. A Lui, nella preghiera, confidano le loro speranze. Quante bibbie, vangeli, libri di preghiere e rosari accompagnano i migranti nei loro viaggi attraverso i deserti, i fiumi e i mari e i confini di ogni continente!”, ricorda Francesco, secondo il quale “l’incontro con il migrante, come con ogni fratello e sorella che è nel bisogno, è anche incontro con Cristo, “ed è un’occasione carica di salvezza, perché nella sorella o nel fratello bisognoso del nostro aiuto è presente Gesù. In questo senso, i poveri ci salvano, perché ci permettono di incontrare il volto del Signore”.
La preghiera per chi fugge
Il Papa conclude il suo messaggio con una preghiera “per tutti coloro che hanno dovuto abbandonare la loro terra in cerca di condizioni di vita degne” nella quale, rivolgendosi a Dio, chiede: “Non permettere che diventiamo padroni di quella porzione del mondo che ci hai donato come dimora temporanea. Aiutaci a non smettere mai di camminare, assieme ai nostri fratelli e sorelle migranti, verso la dimora eterna che tu ci hai preparato”.