ROMA – “Una precarizzazione tombale, che allontanerà i nostri migliori giovani dalla carriera universitaria e l’università italiana dal resto d’Europa”. Lo dice Gianna Fracassi, segretaria generale della Flc Cgil commentando le anticipazioni sulla bozza di riforma del pre-ruolo universitario anticipata oggi da Repubblica.
La riforma, oggi nell’ufficio legislativo del ministero dell’Università e della Ricerca e in quello dell’Economia e delle Finanze, prevede sei figure per i ricercatori laureati e, spesso, dottorati che ambiscono a una carriera interna. Il nuovo testo mantiene il contratto unico di ricerca, voluto con la Legge 79 approvata alla fine della scorsa legislatura, ma mai finanziata dall’attuale governo e mai approdata a un accordo di carattere sindacale.
“Non si attirano così le eccellenze”
Dice la segretaria Fracassi: “E’ ridicolo immaginare che uno schema di questo tipo possa ‘attrarre le eccellenze’, come dichiarato dai portavoce della ministra Anna Maria Bernini, ministra che in tutti questi mesi non ha mai trovato tempo per incontrare le organizzazioni sindacali”. La leader Flc sottolinea: “Avevamo segnalato con preoccupazione la composizione sia della commissione che si è occupata di questo testo, sia della presidenza di Ferruccio Resta. La bozza riprende l’impianto del documento Crui del 2021, sino ad oggi giustamente archiviato nel nulla, poiché proponeva una grande precarizzazione di tutto il sistema universitario, non solo del pre-ruolo. Si moltiplicavano accanto al contratto di ricerca figure senza inquadramento di lavoro, senza diritti e con retribuzioni infime, come le borse, e si creavano figure di docenza sganciate dalla ricerca, precarie e al contempo strutturali. Oggi si ripesca dalla storia quel documento, per preparare in realtà l'università a un nuovo grande freddo delle risorse, ai tagli sul fondo ordinario e i fondi di ricerca dopo il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Così si affosserà tutta l'università italiana”.
L’Associazione dei dottori e dottorandi italiani (Adi) insiste: “La nuova controriforma ministeriale sulla ricerca peggiora ulteriormente la situazione dei giovani ricercatori, malpagati e con scarsi diritti. Introduce sei figure contrattuali post-laurea, ma manca una visione chiara e soprattutto il finanziamento adeguato. Il precariato nella ricerca oggi non è una scelta, ma una condanna”.
Studenti e Adi: “La ministra ci convochi”
Alessia Conti, presidente del Consiglio nazionale degli studenti universitari (Cnsu), sottolinea: "La bozza di riforma Resta-Bernini sul pre-ruolo va nella direzione di rendere ancora più precaria la figura del ricercatore, ed è lo specchio di una politica che non vuole e non riesce a comprendere le reali esigenze del Paese. Il lavoro di ricerca deve avere delle garanzie e una stabilità, caratteristiche che hanno solo dei veri contratti di ricerca, come accade in altri Paesi europei. Il ministero convochi immediatamente i rappresentanti dei dottorandi e del Cnsu".
L’Unione degli universitari è contraria al progetto di decreto e firma questo comunicato: “Non possiamo accettare la progressiva riduzione del ruolo della ricerca, che rischia di marginalizzare la sua importanza anche nei percorsi formativi. L'Italia continua ad essere fanalino di coda in Europa e la scarsa attrattività non stupisce dato il disinvestimento in termini economici e umani nel settore dell'alta formazione e della ricerca. Il futuro del nostro Paese dipende dalla capacità di valorizzare e supportare i giovani ricercatori, garantendo loro le condizioni necessarie per poter contribuire alla didattica e allo sviluppo, ma con la frammentazione ulteriore dei ruoli e la precarizzazione della ricerca si rischia di sacrificare generazioni di giovani ricercatori”.
Francesco De Luca di Primavera degli studenti: “Il governo punta a un ritorno al passato che mira a distruggere la formazione universitaria. La precarietà dei contratti di ricerca non fa che compromettere la qualità della ricerca universitaria, con la conseguenza che pure la didattica ne risulta inficiata. Il risultato è costringere alla fuga verso l’estero dapprima i ricercatori e dopo anche i diplomati in cerca di una formazione universitaria di qualità. Il governo ci ripensi, ne va del futuro del nostro Paese”.
Il silenzio della Crui, lontana dalla Legge 79
Sulla questione non è intervenuta la Conferenza dei rettori (Crui), che, comunque, preferisce avere una qualche forma di contratto utilizzabile piuttosto che lo stallo di oggi. Diversi docenti ritengono che il “contratto unico di ricerca” normato alla fine delle precedente legislatura sia, in realtà, inapplicabile e costoso: basterebbe, sostengono, alzare il minimo previsto per gli assegni di ricerca (che sono esentasse), introdurre un anno di rinnovo obbligatorio e aumentare le garanzie sociali.