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Dal taglio delle liste d’attesa ai piani anti fumo e pandemia, Schillaci e le riforme mancate

(fotogramma)
Oggi in Cdm il decreto per ridurre i tempi di visite ed esami. Ma le Regioni attaccano: “Mancano i fondi
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Un decreto dimezzato, praticamente senza risorse o comunque con risorse non adeguate, oggi arriva al Consiglio dei ministri. Il decreto legge per tagliare le liste d’attesa, annunciato tante volte dal ministro della Salute, rinvia al futuro molte misure, quelle legate ai soldi. Ancora una volta, Orazio Schillaci paga il suo status di tecnico nel governo. È medico, ex rettore a Tor Vergata, e ha le idee chiare su come muoversi, ma per lui è difficilissimo fare la voce grossa nella maggioranza. Spesso deve zittirsi. E così, tra fondi che non gli vengono riconosciuti e nomine discutibili imposte dalle correnti di FdI, da quando è in carica non ha portato a casa nulla di veramente significativo. Giusto una misura contro i medici gettonisti, peraltro presenti solo in alcune Regioni, e un’altra per riorganizzare il ministero riempiendolo di nuove posizioni di comando, per soddisfare la fame di posti della politica.

“Abbiamo partorito un topolino”

L’idea era fare un decreto sulle liste di at…

Un decreto dimezzato, praticamente senza risorse o comunque con risorse non adeguate, oggi arriva al Consiglio dei ministri. Il decreto legge per tagliare le liste d’attesa, annunciato tante volte dal ministro della Salute, rinvia al futuro molte misure, quelle legate ai soldi. Ancora una volta, Orazio Schillaci paga il suo status di tecnico nel governo. È medico, ex rettore a Tor Vergata, e ha le idee chiare su come muoversi, ma per lui è difficilissimo fare la voce grossa nella maggioranza. Spesso deve zittirsi. E così, tra fondi che non gli vengono riconosciuti e nomine discutibili imposte dalle correnti di FdI, da quando è in carica non ha portato a casa nulla di veramente significativo. Giusto una misura contro i medici gettonisti, peraltro presenti solo in alcune Regioni, e un’altra per riorganizzare il ministero riempiendolo di nuove posizioni di comando, per soddisfare la fame di posti della politica.

“Abbiamo partorito un topolino”

L’idea era fare un decreto sulle liste di attesa prima delle Europee. La carenza di soldi ha suggerito di spacchettarlo, tenere alcune misure e inserirne altre in un assai più lento disegno di legge. Oggi dovrebbero essere annunciati il nuovo sistema di monitoraggio delle liste, la possibilità per Agenas (l’agenzia delle Regioni) di fare audit nelle Asl, il Cup (Centro unico di prenotazioni) regionale e nazionale. Il passaggio più interessante dice che, se visite ed esami non sono assicurati nei tempi previsti, «le Asl garantiscono al cittadino la prestazione in intramoenia o nel privato accreditato». Per la misura però servono soldi (si stima un miliardo) e così le modalità di applicazione saranno definite più avanti. Si annuncia l’innalzamento del tetto di spesa per le assunzioni con la promessa che dal 2025 sarà eliminato. Critiche le Regioni. Guido Bertolaso, assessore alla Salute della Lombardia, realtà non nemica del governo, ha detto: «Non siamo di fronte a una rivoluzione rispetto ai problemi che gestiamo quotidianamente. Se queste sono le novità stiamo partorendo un topolino». Le Regioni, che lamentano di non essere state consultate per la stesura, aggiungono che buona parte delle misure le adottano già.

Lo smacco dei Livelli di assistenza

Ampliare i Livelli essenziali di assistenza (Lea), cioè il minimo comun denominatore della sanità, doveva aumentare le prestazioni disponibili per i cittadini. Dopo un primo via libera delle Regioni, Schillaci si è più volte vantato di aver raggiunto l’obiettivo.

Nell’aprile scorso però è saltato tutto. Alle nuove prestazioni erano infatti abbinate anche nuove tariffe per gli esami di laboratorio. Ma i titolari di strutture private hanno fatto pressione, in particolare sul Lazio, alle quali il ministero non ha saputo replicare, e alla fine è saltato tutto, benché il Mef abbia protestato perché aveva già anticipato dei fondi per i Lea. Se ne riparla l’anno prossimo.

Il maxi tavolo scomparso

Il progetto era ambizioso: ridisegnare due aspetti fondamentali della sanità, cioè gli standard dell’assistenza territoriale e di quella ospedaliera. A inizio luglio dell’anno scorso il ministro ha nominato primo tavolo di esperti, tutti uomini. Le polemiche hanno convinto Schillaci a fare nuove nomine. Ben 76 persone si sono riunite e hanno discusso le riforme. Da mesi gli incontri si sono interrotti. Nessuno ha avuto più notizie dei risultati, neanche i partecipanti.

Proposte stoppate dalla maggioranza

In alcuni casi la maggioranza ha palesemente bloccato le proposte del ministro. A gennaio 2023 Schillaci, che è un medico e conosce bene i danni del fumo, annunciava una stretta sulle sigarette, in particolare il divieto anche all’aperto se ci sono donne incinte e bambini e lo stop alla pubblicità di quelle elettroniche. Nulla di fatto, tutto bloccato.

E grandi polemiche, nella maggioranza , ha provocato anche la bozza del nuovo Piano pandemico. È stata presa di mira da esponenti di Lega e FdI perché, come chiede l’Oms, prevedeva, in caso di una nuova pandemia, una serie di misure del tutto simili a quelle adottate dall’Italia quando all’opposizione c’era l’attuale maggioranza. Anche qui è arrivato lo stop.

Il pasticcio dei soldi per gli ospedali

Una voce molto pesante per la sanità riguarda un provvedimento del ministro al Pnrr Raffaele Fitto cui Schillaci non ha potuto opporsi. Il governo ha infatti tolto 1,2 miliardi del Piano complementare collegato al Pnrr destinati alle Regioni dal programma “Verso un ospedale sicuro e sostenibile”, che finanzia interventi per l’antisismica e l’antincendio.

In molte realtà, specialmente del Centro-Nord, gran parte dei lavori sono già appaltati. Fitto ha detto che i soldi si potranno reperire in un altro fondo, il cosiddetto “articolo 20” che è stato istituito molti anni fa e serve a pagare l’edilizia sanitaria. Assessori e presidenti si sono rivoltati, minacciando ricorsi. Ad oggi non è chiaro come richiedere quei soldi.

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