In 500mila alla Maturità 2024: “Sono loro il vero capolavoro”. Dalle date ai segreti delle tre prove: tutto quello che c’è da sapere
di Ilaria Venturi“Il mio capolavoro? È che siano arrivati tutti alla Maturità, che i ragazzi mi abbiano chiesto come si vota perché vogliono esercitare questo diritto, per dire, è il loro essere diventati maturi”. Sorride Valentina Petri, la prof scrittrice che sta terminando l’anno con due quinte al professionale Lombardi di Vercelli. Racconta, nel presentare l’Esame di Stato 2024 che coinvolgerà poco più di mezzo milione di diciannovenni, il rush finale sul “capolavoro”, le ore passate a spiegare l’unica piccola novità di questa Maturità, l’inserimento nella piattaforma “Unica” del ministero dell’Istruzione e del merito di una esperienza particolare del proprio percorso formativo.
L’unico restyling del governo di destra
Le parole contano, e forse è questo l’unico restyling del governo di destra della Maturità 2024 tornata già dallo scorso anno come ai tempi pre-Covid. “Non mi piace questa narrazione sulla straordinarietà, la scuola vive di ordinario e magari il capolavoro di qualcuno è essere stato …
“Il mio capolavoro? È che siano arrivati tutti alla Maturità, che i ragazzi mi abbiano chiesto come si vota perché vogliono esercitare questo diritto, per dire, è il loro essere diventati maturi”. Sorride Valentina Petri, la prof scrittrice che sta terminando l’anno con due quinte al professionale Lombardi di Vercelli. Racconta, nel presentare l’Esame di Stato 2024 che coinvolgerà poco più di mezzo milione di diciannovenni, il rush finale sul “capolavoro”, le ore passate a spiegare l’unica piccola novità di questa Maturità, l’inserimento nella piattaforma “Unica” del ministero dell’Istruzione e del merito di una esperienza particolare del proprio percorso formativo.
L’unico restyling del governo di destra
Le parole contano, e forse è questo l’unico restyling del governo di destra della Maturità 2024 tornata già dallo scorso anno come ai tempi pre-Covid. “Non mi piace questa narrazione sulla straordinarietà, la scuola vive di ordinario e magari il capolavoro di qualcuno è essere stato per tutto l’anno accanto ai compagni nel fare i compiti. L’esame dovrebbe raccontare un percorso che non per forza finisce coi fuochi d’artificio. La speranza ogni anno è che cambi in meglio e in questa direzione, non succede”.
Una generazione più fragile
Maturità in fondo sempre uguale a sé stessa, l’esame finale, l’addio a cinque anni di scuola superiore, poi il lavoro o l’università, un salto che i diplomandi dell’Istituto Enrico Tosi di Busto Arsizio hanno festeggiato con tre giorni al mare insieme ai professori e gran ballo finale. Anche se negli anni, l’esame di Maturità “ha perso l’aura del rito di passaggio” osserva Marco Chiauzza, preside del liceo del liceo Einstein di Torino. “Questo da una parte comporta che l’esame in sé non sia più un ostacolo vissuto come insormontabile”. Niente paura, dunque? “Non proprio. La paura nei ragazzi rimane dovuta non tanto alla difficoltà dell’esame ma alla loro maggiore fragilità cresciuta in questi anni e già da prima del Covid. Senza colpevolizzarli, è un fenomeno generale, cresce l’incapacità di confrontarsi con il minimo ostacolo, anche solo un’insufficienza”. Figuriamoci un esame. “Rispetto a questo – conclude il dirigente scolastico – la scuola deve avere la giusta attenzione educativa”.
All’esame di Stato con l’iscrizione all’università in tasca
L’ansia corre, i pianti pure e il melodramma. Ogni generazione ci è passata, è pur sempre un esame. Ragazzi più fragili, ma tra i liceali c’è un altro aspetto da considerare. L’altra mattina Gabriella Fenocchio ha chiesto alla sua quinta del liceo Copernico di Bologna: “Siete preoccupati?”. La risposta: “No, per niente prof”. “Da gennaio – spiega la docente – ovvero da quando cominciano a prepararsi per i test di accesso all’università la loro testa è da un’altra parte, si sentono proiettati su altro, alcuni arrivano alla Maturità già iscritti in un ateneo. Così per loro l’esame conta sempre meno. Vedo i festeggiamenti quando escono dall’orale, sembrano quelli per una laurea. Perché quanto più perde di significato un momento di passaggio, tanto più aumenta il rito”.
Il fenomeno sottovalutato
Un fenomeno sottovalutato dalle università. Quest’anno ha suscitato proteste la scelta delle date per il test di ammissione a Medicina: 28 maggio e 30 luglio. “Le date si accavallano con la preparazione della Maturità, insostenibile prepararsi bene al test e all’esame” la voce di Leonardo, maturando al liceo Einstein di Milano che ha fatto partire una petizione per chiedere che siano cambiate.
La carica dei 500mila: parte del leone ai licei
L’esame, dunque. Partiamo dai numeri. Quest'anno saranno 526.317 i diplomandi, tra questi 13.787 candidati esterni. L’esame attende 266.057 liceali, 172.504 studenti degli istituti tecnici e 87.756 alunni dei professionali. Le commissioni sono 14.072, per un totale di 28.038 classi. Sono composte da un presidente esterno, tre commissari esterni e tre interni. La pubblicazione delle commissioni ha scatenato la caccia al nome e ai profili social per capire chi arriverà: un prof severo, buono, comprensivo? Come interroga, ti aiuta se ti blocchi?
Sette tracce per lo scritto d’italiano
Le prove non cambiano dallo scorso anno: lo scritto d’italiano il 19 giugno, la seconda prova il 20 giugno: greco per il classico, matematica per lo scientifico, la lingua 3 per il linguistico e le materie d’indirizzo per gli altri singoli percorsi di studio. Il primo scritto ormai da anni non è più il classico tema. I candidati possono scegliere tra tre tipologie diverse: analisi del testo (tipologia A), testo argomentativo (B) e tema di attualità (C). Sette tracce che fanno riferimento agli ambiti artistico, letterario, storico, filosofico, scientifico, tecnologico, economico, sociale. Inutile dire che il tototema già impazza.
La seconda prova: greco al classico e matematica allo scientifico
La seconda prova riguarda una o più delle discipline che caratterizzano il corso di studi. Negli istituti professionali di nuovo ordinamento, invece, la prova verte su competenze e nuclei tematici fondamentali di indirizzo. Per le sezioni Esabac (diploma anche francese), sezioni con opzione internazionale, per le scuole della Regione autonoma Valle d’Aosta e della Provincia autonoma di Bolzano, con lingua d’insegnamento slovena e con insegnamento bilingue sloveno/italiano del Friuli Venezia Giulia, è presente una terza prova scritta.
Il colloquio e il Capolavoro
Infine il colloquio dove il candidato dovrà partire da uno spunto suggerito dalla commissione e collegare le materie. “Il problema – avverte Chiauzza, da dieci anni presidente di commissione – è che spesso gli insegnanti sono refrattari a una regia complessiva del colloquio, preferiscono fare una domanda nella loro materia trasformando così la prova orale in una sequenza di mini-interrogazioni di pochi minuti. Una volta c’era la terza prova che serviva a sottrarre al colloquio almeno alcune materie”.
La vecchia alternanza scuola-lavoro
Il colloquio, che assume valore orientativo secondo le linee guida per l’orientamento, riguarda anche l’insegnamento trasversale dell'educazione civica e c’è una parte dedicata al Pcto, la vecchia alternanza scuola lavoro. Dove si suggerisce anche di collegarla con le proprie scelte future. Non ci sono tesine o elaborati da presentare come in anni passati e nemmeno il capolavoro tanto contestato, ha chiarito il ministero, sarà oggetto del colloquio d’esame.
“L'idea di questo capolavoro finale trasmette un messaggio sbagliato, suggerendo che l'eccezionalità sia l'unico traguardo, che la meraviglia e il momento di gloria siano gli unici obiettivi possibili. Questo concetto vede la scuola come un'eccezione, uno spettacolo, uno show. Non è così”, scrive il dirigente Alfonso d’Ambrosio. E dunque, “Ragazzi, rilassatevi, il vero capolavoro siete voi”.