La tragedia del Natisone: riprendono le ricerche per trovare Cristian Casian, trascinato via dalle acque abbracciato alla fidanzata
di Luana de FranciscoDomani sarà una settimana. Alle spalle, restano lo sconcerto collettivo per l’assurdità dell’incidente e lo strazio delle famiglie dopo il ritrovamento dei corpi di due dei tre ragazzi sorpresi e travolti dalla piena del Natisone, a Premariacco, attorno alle 13.30 di venerdì scorso, appunto, poco dopo l’arrivo sul greto ancora asciutto del fiume per una gita e qualche foto.
La ricerca di Cristian
Ma la tragedia è tutt’altro che chiusa. All’appello manca ancora Cristian Casian Molnar, il 25enne rumeno giunto dall’Austria, dov’era in visita al fratello, per ricongiungersi con la fidanzata, la 23enne Bianca Doros, pure residente in Romania e in visita in quei giorni dai genitori, a Udine, e per ritrovarsi così anche con la loro amica e connazionale Patrizia Cormos, 20 anni, iscritta all’Accademia di Belle arti Tiepolo di Udine e residente con la famiglia nella vicina Campoformido. Di entrambe le ragazze le acque torbide e gelide hanno restituito il corpo domenica mattina. Di lui, a parte…
Domani sarà una settimana. Alle spalle, restano lo sconcerto collettivo per l’assurdità dell’incidente e lo strazio delle famiglie dopo il ritrovamento dei corpi di due dei tre ragazzi sorpresi e travolti dalla piena del Natisone, a Premariacco, attorno alle 13.30 di venerdì scorso, appunto, poco dopo l’arrivo sul greto ancora asciutto del fiume per una gita e qualche foto.
La ricerca di Cristian
Ma la tragedia è tutt’altro che chiusa. All’appello manca ancora Cristian Casian Molnar, il 25enne rumeno giunto dall’Austria, dov’era in visita al fratello, per ricongiungersi con la fidanzata, la 23enne Bianca Doros, pure residente in Romania e in visita in quei giorni dai genitori, a Udine, e per ritrovarsi così anche con la loro amica e connazionale Patrizia Cormos, 20 anni, iscritta all’Accademia di Belle arti Tiepolo di Udine e residente con la famiglia nella vicina Campoformido. Di entrambe le ragazze le acque torbide e gelide hanno restituito il corpo domenica mattina. Di lui, a parte il brandello di un capo d’abbigliamento bianco (il colore della t-shirt che indossava venerdì) impigliato in una griglia della centralina idroelettrica del comune di Manzano, poco più a sud, nulla ancora si sa. “Per noi è ancora vivo”, hanno detto i suoi familiari, attraverso l’avvocato Gaetano Laghi, che li assiste.
Le gole e gli anfratti
All’alba di oggi una cinquantina di soccorritori, tra personale dei vigili del fuoco e della protezione civile regionale, hanno ripreso le ricerche. La perlustrazione, favorita oggi dal bel tempo e, quindi, da un ulteriore abbassamento del livello dell’acqua, proseguirà come di consueto fino alle 19. E, se necessario, ripartirà ancora una volta domattina. Perché è la storia a ricordare non soltanto quanto insidioso sia il fiume, per la sua natura torrentizia e per la forza della corrente nel tratto compreso tra il ponte Romano, dove i ragazzi sono stati investiti dalla piena, e quello di Leproso, all’altezza di Orsaria, un chilometro appena più a valle, dove i corpi delle due ragazze sono stati rinvenuti, ma anche quanto difficili possano essere le ricerche, per la presenza diffusa di gole e anfratti lungo il suo corso.
La scomparsa del sub nel 1991
Il precedente più evocativo riporta al 1991, quando un esperto sub friulano venne inghiottito dal Natisone e di lui parvero perdersi le tracce: probabilmente rimasto incagliato in una forra, il suo corpo riemerse appena due anni dopo. Poi, nell’estate del 1994, a sconvolgere il paese era stata la morte di due fratelli di 15 e 9 anni: erano andati al fiume per rinfrescarsi dalla calura di quella giornata, ma il più piccolo dei due sarebbe scivolato in acqua e l’altro, stando alla ricostruzione che chiuse il caso, si sarebbe gettato per salvarlo. Annegando a propria volta. I corpi, considerato anche il meteo favorevole, furono ritrovati dopo tre ore.
L’ipotesi di omicidio colposo
A tenere aperta la vicenda è anche l’inchiesta giudiziaria per l’ipotesi di omicidio colposo avviata dalla Procura di Udine. L’obiettivo è stabilire se vi siano state e da parte di chi responsabilità di natura omissiva nella macchina dei soccorsi. L’attenzione è focalizzata sulla tempistica. Si tratta cioè, come ha precisato il procuratore Massimo Lia, di stabilire “se non si sia intervenuti tempestivamente per approntare i mezzi che avrebbero consentito il salvataggio dei giovani”. Da qui, la necessità di passare al vaglio i tabulati telefonici e le risposte fornite dal Numero unico per l’emergenza 112. Fu Patrizia, con il suo cellulare, la prima a telefonare e chiedere aiuto, alle 13.29. A quella, seguirono altre tre chiamate (di cui la seconda di zero secondi, essendo risultata priva di contatto), in un crescendo di paura. Insieme a Bianca e Cristian, avevano finito da un momento all’altro per vedersi circondati dall’acqua, rimanendo stretti in un abbraccio – come consigliato loro da un vigile del fuoco nel frattempo sopraggiunto con una prima squadra e che invano aveva tentato di raggiungerli a nuoto – sull’unico pezzo di ghiaione, una sorta di isolotto, rimasto sotto i loro piedi.
L’arrivo tardivo dell’elicottero
A quel punto, soltanto l’intervento di un elicottero attrezzato avrebbe potuto salvarli. Vano, infatti, anche il lancio di corde dal ponte effettuato dai pompieri e filmato in diretta da alcuni passanti: mancata la presa, i ragazzi erano stati trascinati via, perdendosi nelle acque. Il primo elicottero ad arrivare sul posto era stato quello del 118, decollato da Campoformido alle 14.07 e giunto alle 14.14, comunque ormai troppo tardi, a seguito della telefonata ai carabinieri che l’autista dello scuolabus comunale aveva fatto alle 13.47, notandoli in pericolo mentre attraversava il ponte. Nel frattempo, a essere attivato era stato anche l’elicottero dei vigili del fuoco, che, decollando però da Venezia alle 14.03, aveva raggiunto il luogo della tragedia appena alle 14.28. Ulteriori accertamenti interessano la cartellonistica presente nell’area del ponte Romano e che segnala il divieto di balneazione e il pericolo di annegamento.
Il funerale di Bianca e Patrizia
Ieri, intanto, è stato il giorno delle preghiere e dell’addio. Tantissime le persone e le autorità civili, militari e religiose – dal presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, al sindaco di Udine, Alberto Felice De Toni –, che, già dal giorno prima, si sono recate alla camera ardente allestita alla Casa funeraria Mansutti, nel capoluogo friulano. Chiuse nei rispettivi feretri, circondati da mazzi di fiori, Patrizia e Bianca sono state vestite con l’abito da sposa, come tradizione vuole: in bianco per l’ultimo viaggio nel cielo. Il rito di commiato è stato presieduto dal decano della Chiesa ortodossa rumena del Triveneto, padre Florin Chereches e concelebrato assieme ad altri sacerdoti. Stretti alle famiglie, anche l’arcivescovo di Udine, monsignor Riccardo Lamba, il procuratore Lia, il prefetto Domenico Lione, il questore Alfredo D’Agostino e il console generale della Romania a Trieste, Adina Lovin. Al termine della cerimonia, le salme delle due ragazze sono partite alla volta della Romania, dove saranno tumulate.