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Governo miope, stranieri necessari alla nostra economia

(ansa)
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Le ultime parole del Governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, sono state chiare e definitive sull’apporto dell’immigrazione nel nostro Paese e le sfide che ci troviamo ad affrontare non solo nel presente ma soprattutto nel prossimo futuro: per sostenere l’economia abbiamo bisogno di un ulteriore flusso di immigrati, addirittura superiore a quello ipotizzato dall’Istat. Ovviamente non solo braccia di cui servirsi: il Governatore ha tenuto a precisare quanto sia importante rafforzare misure di integrazione.

Parole che smontano anni di propaganda che è arrivata dal governo attraverso una narrazione incendiaria, nella quale si grida a un fantomatico progetto di sostituzione etnica da fermare, mentre sotto traccia si apre ai flussi — evidentemente dietro la richiesta degli imprenditori italiani — che toccano con mano la realtà. I dati a nostra disposizione, invece, da anni ci mettono in guardia di come il nostro Paese e il nostro continente europeo si trovi ad affrontare un pericoloso inv…

Le ultime parole del Governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, sono state chiare e definitive sull’apporto dell’immigrazione nel nostro Paese e le sfide che ci troviamo ad affrontare non solo nel presente ma soprattutto nel prossimo futuro: per sostenere l’economia abbiamo bisogno di un ulteriore flusso di immigrati, addirittura superiore a quello ipotizzato dall’Istat. Ovviamente non solo braccia di cui servirsi: il Governatore ha tenuto a precisare quanto sia importante rafforzare misure di integrazione.

Parole che smontano anni di propaganda che è arrivata dal governo attraverso una narrazione incendiaria, nella quale si grida a un fantomatico progetto di sostituzione etnica da fermare, mentre sotto traccia si apre ai flussi — evidentemente dietro la richiesta degli imprenditori italiani — che toccano con mano la realtà. I dati a nostra disposizione, invece, da anni ci mettono in guardia di come il nostro Paese e il nostro continente europeo si trovi ad affrontare un pericoloso inverno demografico; quel che sta diventando una vera emergenza, almeno per il nostro Paese, non è una ovvia verità. Ci sono delle questioni che se non andranno affrontate, ci consegneranno nelle classifiche di ben altri declini.

La prima, la deriva ormai istituzionalizzata dello smantellamento dei diritti dei migranti che fuggono da guerre, conflitti e carestie, e che invece di essere accolti da un Paese che si dice civile, con tanto di diritto d’asilo, trovano intorno a loro un inferno. Non solo dalla partenza, con accordi blindati — si veda quelli con la Libia e la Tunisia — dove si chiude un occhio sui loro diritti. Ma anche con la costruzione nel Mediterraneo di una strategia ben definita, che rende difficile salvare vite, nel momento in cui si è deciso di mettere in pratica la guerra alle Ong con il decreto Cutro.

La seconda è la volontà di smantellare la rete italiana dell’accoglienza, nel momento in cui si è deciso di far credere che essa possa essere appaltata a un Paese terzo quale l’Albania, ad un costo salatissimo in cambio di poche centinaia di migranti da allontanare.

Ma tant’è. È la propaganda da portare avanti, di una presidente con il pugno (e anche il cuore) di ferro, quando si tratta di migranti costretti a girare il mare in lungo e in largo e per giorni prima di approdare in un porto. Una sceneggiatura perfetta, utile per provare a non perdere la faccia davanti al suo elettorato che per anni si era bevuto che la futura leader avrebbe fermato “l’invasione”.

Peccato che il conto di questa sceneggiatura lo pagano sempre gli italiani, e anche l’Italia come sistema Paese. Invece di investire nel nostro territorio, con edifici adatti e personale addetto, attivando anche occupazione in questo segmento dell’accoglienza con il quale avremo sempre a che fare, ambendo anche ad essere un hub e un modello europeo, si è preferita la propaganda della minaccia dell’invasione. Con la cornice del sorriso del premier albanese Edi Rama, che a casa si troverà pronto e pagato un centro per i migranti che darà lavoro ai suoi connazionali.

Infine, il tema ancora più visibile della miopia politica del governo Meloni è la continua assenza di un approccio che metta in campo politiche concrete di inclusione di quel capitale umano che abbiamo già sul territorio e che non riusciamo a valorizzare attraverso la parola “integrazione”. Un processo che non può avvenire solo grazie alla buona volontà dei migranti, ma si concretizza solo con un progetto chiaro che include una visione politica di una società capace di integrare su più segmenti, sociale economico e politico. È questo il buco nero del governo Meloni.

L’incapacità, oltre alla mancata volontà di pensare la cosa più umana, naturale e anche conveniente — se si vuole essere cinici — che ci sia: l’evoluzione dei nostri migranti in nuovi italiani del domani, anche per la nostra stessa sopravvivenza nel sistema mondo. Stiamo parlando di più di cinque milioni di stranieri regolari, con un lavoro, una famiglia, e altri 500 mila — secondo alcune stime — di irregolari, fantasmi per lo Stato e le sue casse, ma ben presenti nel mercato del lavoro nero. Se ai cittadini immigrati regolari, non si riconoscono i figli nati e cresciuti in Italia con una nuova legge sulla cittadinanza che li possa far correre con gli stessi diritti dei loro coetanei italiani verso un futuro senza ostacoli, non ci sarà per loro un domani degno. Mentre invece di aprire sanatorie a chi dimostra di avere un lavoro, si preferisce lasciare gli irregolari nel limbo dell’illegalità, manovalanza per le reti criminali, a buon prezzo nei campi agricoli come nell’edilizia, solo per fare qualche esempio, perché fragili e ricattabili.

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