Cronaca

Nordio insiste sull’azione disciplinare contro i giudici di Milano che misero ai domiciliari il russo Uss. Le toghe di Area: “Da oggi meno liberi di decidere”

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio (ansa)

Due pagine per motivare la sua richiesta contro la Procura generale della Cassazione che aveva respinto la richiesta del Guardasigilli. Giusto prima del voto europeo dal ministro un segnale filo Usa. Prima udienza il 4 luglio

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ROMA - Nordio insiste nella più improbabile delle azioni disciplinari, quella che un anno fa aveva promosso contro i tre giudici di Milano che avevano dato gli arresti domiciliari ad Artem Uss, figlio dell’oligarca russo Aleksandr, poi fuggito e tornato in patria. Un’azione disciplinare che aveva infiammato le assemblee dei colleghi di tutta Italia e contro cui l’Anm aveva anche valutato la possibilità di arrivare allo sciopero perché giudicava del tutto fuori dalle regole che venisse chiesta una “punizione” contro colleghi che, interpretando le norme, le avevano applicate. Soprattutto perché, come ha scritto Repubblica un anno fa, lo stesso Nordio avrebbe potuto chiedere, ma non lo aveva fatto, una misura più restrittiva visto che il Dipartimento di Stato Usa aveva già sollecitato con molta insistenza l’estradizione.

Il rifiuto della Suprema corte

Ma tant’è. Nordio proprio adesso, alla vigilia del voto europeo, insiste sull’azione disciplinare contro la Procura generale della Cassazione che, dopo un anno di silenzio, il 7 maggio aveva motivato il suo rifiuto rispetto alla richiesta di Nordio. Perché, secondo la Suprema corte, non sarebbero ravvisabili nel comportamento dei colleghi milanesi quell’”errore macroscopico”, né tantomeno quella “grave negligenza inescusabile” nel concedere i domiciliari, che il Guardasigilli invece aveva denunciato chiedendone la punizione.

La richiesta al Csm

Passa un altro mese, e siamo a oggi, e ai due soli fogli con cui invece Nordio insiste nel chiedere alla sezione disciplinare del Csm l’avvio della punizione. Il processo disciplinare vedrà la prima udienza il 4 luglio. I tre giudici - Monica Fagnoni, Micaela Serena Curami, Stefano Caramellino - devono rispondere disciplinarmente per aver concesso i domiciliari a Uss il 25 novembre del 2022, pur con il braccialetto elettronico, nonostante vi fosse il parere contrario della procura generale. Deboli, a quanto si può leggere, le motivazioni addotte dal Guardasigilli per supportare la sua richiesta. Il fatto che Uss “era stato fermato da personale di polizia ai controlli di sicurezza dell’aeroporto di Malpensa mentre era in partenza per Istanbul insieme alla propria compagna”. E ancora: il fatto che Uss godesse ”di appoggi internazionali che gli avevano consentito di allontanarsi dal luogo di commissione dei reati per il quale pendeva la richiesta di estradizione e di soggiorno”. E poi: la nota dell’Interpol dell’ottobre 2022 secondo la quale “l’estradando aveva rilevanti interessi economici in società situate in Germania e nel Kra di Krasnojarsk ed era il figlio di un politico russo, e ricopriva anche una posizione dirigenziale in una filiale di un conglomerato petrolifero russo controllato dallo Stato e deteneva una quota di Nda, e che aveva gestito una filiale in Svizzera“. Infine “possedeva e controllava diverse entità societarie in altre giurisdizioni del mondo, in Malaysia, in Russia, e negli Emirati Arabi“. Nonché ovviamente “disponeva di rilevanti consistenze economiche“. Tutti elementi, sottolinea Nordio, che “risultavano dagli atti“. Il che lo porta a concludere l’esistenza di “un comportamento denotato da grave e inescusabile negligenza“ da parte dei giudici milanesi, come aveva già rilevato nella richiesta disciplinare del 12 aprile dell’anno scorso.

“Procedere con il processo disciplinare”

Secondo il Guardasigilli, che lo ripropone adesso nella sua sintetica richiesta giunta a palazzo Bachelet contro le toghe milanesi, esse avrebbero dovuto considerare attentamente la posizione di Uss che, dai domiciliari, e visti i suoi potenti mezzi economici, avrebbe potuto facilmente aggirare il braccialetto elettronico e lasciare l’Italia, come poi è avvenuto, anche grazie ai suoi appoggi internazionali, segnalati peraltro più volte dalle note dell’Interpol. Poca cosa le contestazioni di Nordio, per concludere, con la sua firma in calce, con la richiesta di procedere con il processo disciplinare nei confronti delle tre toghe di Milano.

L’insistenza una settimana prima del voto

Un’insistenza, quella del ministro della Giustizia, che cade giusto una settimana prima del voto - la sua richiesta sarebbe stata firmata nei primi giorni di giugno - e che è destinata ad acuire il contrasto con la magistratura italiana dopo la decisione di procedere con la separazione delle carriere. Ecco subito infatti la reazione indignata delle toghe di Area che hanno diffuso una nota dal titolo indicativo: “Caso Uss, prove generali per l’Alta Corte disciplinare?”. Che contestano l’azione disciplinare contro “una decisione tra quelle che quotidianamente i magistrati italiani adottano”. Quindi una misura ordinaria e del tutto legittima perché rientra nello share della libertà di decidere. E sottolineano come proprio quella scelta “non fu impugnata dalla procura competente” e s’inserisce “nel solco della cultura garantista che vede il carcere come extrema ratio”. “Nulla di anomalo - scrive il Coordinamento nazionale di Area - se non le doglianze di uno Stato alleato per l’evasione e le polemiche in Italia per la ritenuta figuraccia internazionale”.

Il modo per contestare le decisioni dei magistrati

Ovviamente anche Area sottolinea e si dice “preoccupata” di fronte all’anomalia dell’insistenza del Guardasigilli sul processo disciplinare nonostante il no della procura generale della Cassazione “solo perché non condivide il merito di una decisione giudiziaria”. E ancora: “Ci preoccupa che l’azione disciplinare divenga un modo per contestare le decisioni dei magistrati. Ci preoccupa che l’azione disciplinare divenga un modo per suggerire ai magistrati di adottare le decisioni, volta per volta, gradite alle maggioranze di turno o alle convenienze internazionali. Ci preoccupa che questo che oggi è un caso straordinario e un’evidente forzatura domani con l’Alta Corte disciplinare, esterna al Csm, divenga la regola”.

Nessuna possibilità di interpretare le norme

Una serie di “preoccupazioni” che vanno a rafforzare l’allarme di tutta la magistratura italiana, compresa quella più conservatrice - come dimostra la posizione favorevole allo sciopero assunta dal segretario di magistratura indipendente Claudio Galoppi - di fronte alla separazione delle carriere, con l’obiettivo di spingere il pm verso l’esecutivo e costringere le toghe a tornare a essere solo “la bocca della legge”, senza alcuna possibilità di interpretazione delle norme. Esemplare per tutti il caso della giudice di Catania Iolanda Apostolico, con tanto di minacce e di dossier fotografici sulla sua vita personale, e la sua disapplicazione delle norme sui migranti in contrasto con le direttive dell’Europa e della Corte del Lussemburgo.

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