Migranti, gli undici cadaveri e il timore di un naufragio con decine di vittime. Il sospetto di un’intercettazione violenta della Guardia costiera libica
Dodici vittime sicure, ma non si sa di quale naufragio, morte quando e come. Corpi restituiti poco a poco dal mare in avanzato stato di decomposizione, cosa che lascia pensare che la barca su cui viaggiavano sia calata giù senza che nessuno se ne sia accorto, senza superstiti.
Ma c’è anche l’atroce sospetto che i corpi recuperati dalla Geo Barents e trasbordati a Lampedusa dopo un braccio di ferro tra le autorità locali e il Viminale possano essere rimaste vittime di un abbordaggio violento della Guardia costiera libica.
Nawal Soufi, attivista dei diritti umani e punto di riferimento di molti migranti che tentano le traversate, racconta di aver ricevuto prima una telefonata a cui non è riuscita a rispondere e poi un messaggio da un migrante in mare che scrive: “La guardia costiera libica sta tentando di farci affondare”.
Coincidenza, suggestione? Impossibile a dirsi, certo è che venerdi le autorità libiche, allertate dalla Sea Watch, dopo l’avvistamento dei cadaveri, si sono rifiutat…
Dodici vittime sicure, ma non si sa di quale naufragio, morte quando e come. Corpi restituiti poco a poco dal mare in avanzato stato di decomposizione, cosa che lascia pensare che la barca su cui viaggiavano sia calata giù senza che nessuno se ne sia accorto, senza superstiti.
Ma c’è anche l’atroce sospetto che i corpi recuperati dalla Geo Barents e trasbordati a Lampedusa dopo un braccio di ferro tra le autorità locali e il Viminale possano essere rimaste vittime di un abbordaggio violento della Guardia costiera libica.
Nawal Soufi, attivista dei diritti umani e punto di riferimento di molti migranti che tentano le traversate, racconta di aver ricevuto prima una telefonata a cui non è riuscita a rispondere e poi un messaggio da un migrante in mare che scrive: “La guardia costiera libica sta tentando di farci affondare”.
Coincidenza, suggestione? Impossibile a dirsi, certo è che venerdi le autorità libiche, allertate dalla Sea Watch, dopo l’avvistamento dei cadaveri, si sono rifiutate di andarli a recuperare.
Nel pomeriggio l’approdo a Lampedusa
Lasciati morire e “rimbalzati” in una lunga attesa prima della sepoltura, nella cella frigo di una nave umanitaria che trasporta anche sopravvissuti devastati dall’orrore così come l’equipaggio. Fino alla svolta delle 13, con il Viminale che ordina il trasbordo dei corpi su una motovedetta della Capitaneria, destinazione Lampedusa. E il timore fondato che le vittime del naufragio siano molte di più.
L’ultima vergogna è il rimpallo delle autorità italiane per questi undici nuovi morti nel Mediterraneo: ripescati ieri dalla Geo Barents di Medici senza frontiere dopo che i libici hanno fatto orecchie dal mercante alle richieste dell’aereo della Sea Watch, prima l’ordine del Viminale di dirigere la prua verso Genova (cinque giorni di insostenibile navigazione aggiuntiva), poi il contrordine: sbarcate i corpi a Lampedusa. E l’alzata di scudi del sindaco dell’isola: “Noi non siamo in grado di prenderli” e persino del procuratore di Agrigento che si lancia in una questione di competenza giuridica avviando una querelle con il Viminale sull’opportunità delle decisioni dell’autorità politico-amministrative.
Alla fine i corpi dalla Geo Barents sono stati trasferiti in una motovedetta della capitaneria, un altro è stato avvistato: vittime dell’ennesimo naufragio-fantasma.
La ricostruzione dell’odissea
Ma riepiloghiamo i fatti: ieri pomeriggio, dopo che l’aereo della Sea Watch (quello che l’Italia cerca disperatamente di non far volare inventando sanzioni e provvedimenti di sequestro) avvista undici puntini che fluttuano tra le onde, la Geo Barents di Medici senza frontiere (che aveva già effettuato due soccorsi) ottiene dalla Guardia costiera italiana il permesso di tornare indietro e recuperare le salme visto che i libici, nonostante i corpi siano nella loro zona Sar, non rispondono alle richieste. Quattro ore di navigazione e cinque per il recupero dei corpi. A sera, le undici salme sono nel locale frigorifero della Geo Barents che fa sapere che il suo equipaggio e i migranti a bordo sono devastati.
La nave, che aveva già avuto indicazione di dirigersi verso Civitavecchia, viene dirottata sul ben più lontano porto di Genova, cinque giorni di navigazione. Msf protesta e il Viminale dopo qualche ora cambia idea e ordina di sbarcare le salme a Lampedusa. Con un trasbordo in mare, però, perché la chiglia della nave è troppo alta per l’ingresso in porto.
Il procuratore di Agrigento contesta il Viminale
Poi l’alzata di scudi delle autorità siciliane. Prima il procuratore di Agrigento Di Leo che evidenzia "le plurime criticità di ordine normativo, umanitario e costituzionale sul soccorso in mare. Alla Procura di Agrigento, per i fatti commessi in acque internazionali finirebbe in questo modo per essere attribuita la giurisdizione sul caso, in relazione alla destinazione delle salme recuperate in mare aperto, che in quanto vittime del reato di favoreggiamento di immigrazione clandestina, realizzerebbero i presupposti per affermare giurisdizione e competenza sul caso". Il procuratore evidenzia tuttavia che "ogni accertamento sul caso medesimo tuttavia, dovrebbe attendere l'arrivo nel porto di Genova di tutte le persone informate (equipaggio, persone salvate ecc..), ed essere svolto ovviamente con delega a quella Autorità giudiziaria o alle forze di polizia". Di Leo sottolinea inoltre che "l'isola di Lampedusa non è attrezzata per la conservazione di un così alto numero di cadaveri. Anche in questo caso, pertanto, non si comprende la scelta operata di farli sbarcare a Lampedusa anziché, ad esempio a Porto Empedocle, dove l'attracco della nave eviterebbe un trasbordo in mare". Non solo, il Procuratore ha da ridire anche sulle scelte del Viminale: “L'applicazione della legge penale, gli accertamenti previsti dal codice di procedura come obbligatori, la determinazione stessa della giurisdizione e della stessa competenza penale - conclude il Procuratore - non può, secondo Costituzione, essere rimessa a decisioni discrezionali dell'Autorità politico-amministrativa, ma soltanto alla legge stessa".
Il sindaco: “Non siamo in grado “
Anche il sindaco Filippo Mannino non ha voluto le salme, anche se alla fine sono state portate a Lampedusa, dopo l’impegno del Viminale di trasferirle poi altrove: “Non capisco con quale logica sia stato deciso di far sbarcare le salme a Lampedusa, quando sono note a tutto il mondo le condizioni della nostra camera mortuaria e più in generale le condizioni logistiche del mio territorio. Spero che le autorità preposte si ravvedano su questa decisione. Questi morti, proprio oggi, giorno in cui c'è la chiamata alle urne per le elezioni, sembrano - conclude - aver voluto dare uno schiaffo a un'Europa che da troppo tempo fa finta di non vedere e non capire che il problema non è più rinviabile".