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Il Papa prega per il cessate il fuoco a Gaza e il rilascio degli ostaggi israeliani. E Zuppi la prossima settimana riporta i pellegrini italiani in Terra Santa

(ansa)
Anniversario della cerimonia che ci fu 10 anni fa con Shimon Peres e Abu Mazen. L’ambasciatore israeliano per i 76 anni della fondazione dello Stato: “In alcuni momenti non abbiamo visto allo stesso modo la stessa realtà in Medio Oriente”. Gallagher sottolinea il principio della proporzionalità
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Un cessate il fuoco a Gaza, il rilascio degli ostaggi israeliani. Papa Francesco ha pregato ieri pomeriggio per la pace in Terra Santa in occasione della commemorazione dell’incontro che si è svolto dieci anni fa nei giardini vaticani insieme all’allora presidente israeliano Shimon Peres e al presidente palestinese Abu Mazen. Il cardinale Matteo Zuppi, da parte sua, la settimana prossima, ospite del patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa, riporta un gruppo di pellegrini in Terra Santa.

10 anni dopo nei giardini vaticani

“Ogni giorno prego perché questa guerra volga finalmente al termine”, ha detto Francesco davanti a 24 cardinali, agli ambasciatori di Israele e di Palestina presso la Santa Sede, Raphael Schutz e Issa Kassissieh, al rabbino Alberto Funaro della comunità ebraica romana e il dottor Abdellah Redouane del centro islamico culturale d’Italia e una cinquantina di ambasciatori accreditati presso il Palazzo apostolico. “Penso a tutti coloro che soffrono, in Israele e …

Un cessate il fuoco a Gaza, il rilascio degli ostaggi israeliani. Papa Francesco ha pregato ieri pomeriggio per la pace in Terra Santa in occasione della commemorazione dell’incontro che si è svolto dieci anni fa nei giardini vaticani insieme all’allora presidente israeliano Shimon Peres e al presidente palestinese Abu Mazen. Il cardinale Matteo Zuppi, da parte sua, la settimana prossima, ospite del patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa, riporta un gruppo di pellegrini in Terra Santa.

10 anni dopo nei giardini vaticani

“Ogni giorno prego perché questa guerra volga finalmente al termine”, ha detto Francesco davanti a 24 cardinali, agli ambasciatori di Israele e di Palestina presso la Santa Sede, Raphael Schutz e Issa Kassissieh, al rabbino Alberto Funaro della comunità ebraica romana e il dottor Abdellah Redouane del centro islamico culturale d’Italia e una cinquantina di ambasciatori accreditati presso il Palazzo apostolico. “Penso a tutti coloro che soffrono, in Israele e Palestina: ai cristiani, agli ebrei e ai musulmani. Penso a quanto sia urgente che dalle macerie di Gaza si levi finalmente la decisione di fermare le armi e, perciò, chiedo che ci sia un cessate-il-fuoco; penso ai familiari e agli ostaggi israeliani e chiedo che siano liberati il prima possibile; penso alla popolazione palestinese e chiedo che sia protetta e riceva tutti gli aiuti umanitari necessari; penso ai tanti sfollati a causa dei combattimenti, e chiedo che presto le loro case vengano ricostruite perché possano ritornarvi in pace. Penso anche a quei palestinesi e israeliani di buona volontà che, tra le lacrime e le sofferenze, non smettono di attendere nella speranza l’arrivo di un giorno nuovo e si adoperano ad anticipare l’alba di un mondo pacifico in cui – ha detto Bergoglio citando il profeta Isaia – tutti i popoli “spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra””. La cerimonia si è svolta nello stesso punto dei giardini vaticani dove l’otto giugno 2014 il Papa, Peres, Abu Mazen e il patriarca Bartolomeo piantarono un albero di olivo che nel frattempo, ha notato Francesco, “è già diventato forte e rigoglioso, perché è stato riparato dai venti ed è stato annaffiato con cura”. L’incontro, inizialmente concepito come una commemorazione riservata ai soli cardinali residenti a Roma per stamattina, è stata poi allargata al corpo diplomatico e, per evitare che, a causa dello shabbat, il rappresentate israeliano non potesse partecipare, il Papa ha voluto anticiparla a ieri sera. “L’augurio che noi ebrei ci facciamo questa sera è quella di shabbat shalom, un sabato di pace”, ha commentato il rabbino Funaro, “e che questa pace si estenda a tutta la settimana”.

"Non smettiamo di sognare la pace”

Nel suo discorso, il Papa ha detto che tutti devono “lavorare e impegnarsi affinché si raggiunga una pace duratura, dove lo Stato di Palestina e lo Stato d’Israele possano vivere l’uno accanto all’altro, abbattendo i muri dell’inimicizia e dell’odio; tutti dobbiamo avere a cuore Gerusalemme, affinché diventi la città dell’incontro fraterno tra cristiani, ebrei e musulmani, tutelata da uno statuto speciale garantito a livello internazionale”. Non smettiamo, ha detto ancora il Papa, “di sognare la pace, che ci regala la gioia inattesa di sentirci parte di un’unica famiglia umana. Questa gioia l’ho vista qualche giorno fa a Verona, sul volto di quei due papà, un israeliano e un palestinese, che si sono abbracciati davanti a tutti. Di questo hanno bisogno Israele e Palestina: di un abbraccio di pace”.

(ansa)

Schutz: non sempre la stessa visione

La questione mediorientale è stata al centro anche del ricevimento che giovedì l’ambasciata israeliana presso la Santa Sede ha ospitato al museo ebraico di Roma per celebrare il 76esimo anniversario dello Stato di Israele. “Il 7 ottobre è stato il giorno peggiore di questi 76 anni”, ha detto l’ambasciatore Schutz. “I 1400 israeliani che sono stati massacrati quel giorno non solo rappresentano il numero più alto di ebrei uccisi in un giorno dai tempi dell’Olocausto, ma la brutalità del crimine, la sua natura orrenda e tutti i dettagli ad esso collegati ci hanno inevitabilmente fatto tornare ai ricordi legati ai pogrom e alle persecuzioni”. Dal 7 ottobre “molti di voi hanno espresso la loro vicinanza e solidarietà a tutti noi e a me personalmente e di questo vi sarò sempre grato. Tuttavia”, ha proseguito Schutz, “non posso e non voglio chiudere un occhio su alcuni sviluppi che devono essere considerati quanto meno preoccupanti. Innanzitutto, la crescente ondata di odio in Occidente, non solo verso Israele, attraverso la negazione esplicita del suo diritto di esistere, ma anche verso gli ebrei ovunque. Lo vediamo nei campus universitari, sia tra i professori che tra gli studenti, nelle proteste violente e nella forte crescita del numero di attacchi fisici contro gli ebrei”. In qualità di rappresentante di Israele presso la Santa Sede, ha sottolineato Schutz, “ho creduto fin dall’inizio della mia missione nel 2021 che ci fosse un vasto potenziale per approfondire e diversificare le nostre relazioni basate sulla visione di papa Francesco, espressa soprattutto nelle sue due encicliche Laudato si’ e Fratelli tutti che corrispondono perfettamente al concetto ebraico di “tikun olam” (riparare il mondo). Tuttavia, non è un segreto che dopo il 7 ottobre, in alcuni momenti, Israele e la Santa Sede non abbiano visto allo stesso modo – ha sottolineato il diplomatico – la stessa realtà in Medio Oriente. In questi momenti, così come durante i miei 41 anni come diplomatico, ho creduto che essere franco e parlare chiaramente non fosse in contrasto con l’essere diplomatico. Questo è il motivo per cui, anche se la mia convinzione nel promuovere la cooperazione sulla base della visione Laudato si’-Fratelli tutti-Tikkun Olam è ancora intatta adesso, a meno di tre mesi dalla conclusione del mio mandato e all’inizio della pensione, mi sembra che nel breve periodo sia necessario un processo di guarigione e, prima di andare avanti, potrebbe essere necessario discutere alcune nozioni di base. Forse – ha detto l’ambasciatore israeliano – il 60esimo anniversario di Nostra Aetate, il prossimo anno, potrà servirci come quadro concettuale per questo processo”.

Gallagher e gli “atti anticristiani”

Il ministro degli Esteri della Santa Sede, l’arcivescovo britannico Paul Richard Gallagher, da parte sua, ha ricordato "l'orribile attacco terroristico del 7 ottobre da parte di Hamas e di altre milizie contro il popolo israeliano", in cui "centinaia di persone, tra cui numerosi ebrei, sono state brutalmente uccise, violentate e barbaramente prese in ostaggio". Monsignor Gallagher ha ricordato gli sforzi fatti da papa Francesco per chiedere il rilascio immediato delle persone sequestrate, per incontrare i familiari delle vittime, nonché la lettera alle comunità ebraiche in Israele che, ha detto Gallagher, "è unica e senza precedenti". Alla luce di quella che Gallagher ha definito una "pesante risposta militare israeliana a Gaza" - che ha innescato altri attacchi militari contro Israele da parte di diversi attori non statali provenienti da Libano, Yemen e altrove - il diplomatico vaticano ha fatto notare che la Santa Sede, pur dovendosi attenersi ai principi di neutralità, nei conflitti non può restare "moralmente indifferente". Il Vaticano "non chiude le porte a nessuno e si sforza di comprendere le motivazioni e le prospettive di ognuno", prosegue monsignor Gallagher, ma scandisce che "il principio fondamentale dell'umanità non deve mai essere abbandonato o eclissato dalle strategie militari, altrimenti - precisa - i principi di necessità e proporzionalità vengono inevitabilmente compromessi". Monsignor Gallagher ha poi evidenziato gli sforzi in corso per affrontare le recenti preoccupazioni della Chiesa cattolica in Israele che vanno "dall'atteggiamento sempre più aggressivo di alcune autorità amministrative, soprattutto municipali, alla necessità di una maggiore cooperazione per denunciare e prevenire gli esecrabili atti anticristiani degli estremisti ebrei". La speranza è che le comunità cattoliche in Israele possano continuare a contribuire - come parte della società israeliana - nei campi dell'educazione e del welfare, così come nella promozione del dialogo interreligioso ed ecumenico. "Allo stesso tempo - aggiunge il presule - è mia speranza che quanto prima i Luoghi Santi tornino ad accogliere i pellegrini di tutto il mondo".

Il ritorno dei pellegrini italiani

E la settimana prossima, e più precisamente dal 13 al 16 giugno, si svolge il primo pellegrinaggio italiano dall’inizio della guerra a Gerusalemme e Betlemme. A guidarlo il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana e arcivescovo di Bologna. I pellegrini, che verranno accolti dal cardinale Pizzaballa, partiranno da Bologna, Roma, Milano e Venezia. Molte le sigle della galassia cattolica che hanno aderito: Pax Christi, Azione cattolica, Comunione e liberazione, Sant’Egidio, Acli, Agesci, Focolari, comunità Papa Giovanni XXIII, Cefa, Comunità di vita cristiana, Famiglie della visitazione, Corpi civili di pace, Piccola famiglia dell’Annunziata, Portico della pace, Ucid, Un ponte per la Terra Santa e Pro Civitate Christiana. “Pace a voi!” è il titolo dell’anomalo pellegrinaggio che intende unire “la visita alle comunità cristiane e la preghiera nei luoghi santi e nei villaggi, incontri con realtà israeliane e palestinesi, condivisione della sofferenza della popolazione e offerta di solidarietà, sostegno all’impegno per la pace oltre ogni appartenenza”.

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