Clima da Erasmus e lezioni da Top Gun. Nella scuola dei piloti di supercaccia
dal nostro inviato Gianluca Di FeoDECIMOMANNU — Questa sera Jassim non andrà a correre nella luce del tramonto sulla spiaggia del Poetto: vuole ripassare la virata che non gli è riuscita nell’ultima missione e si metterà ai comandi di un jet sul simulatore di volo. Akira, Franz e Carlo invece si toglieranno in fretta il casco e la tuta antigravità per l’aperitivo nei vicoli di Cagliari. Sono tutti ventenni molto speciali: tra pochi mesi gli verranno affidati aerei da cento milioni di euro e stanno completando la preparazione in una scuola unica al mondo. La Itfs — International training flight school — di Decimomannu infatti fonde la competitività da Top Gun a un clima da Erasmus che attrae ottanta piloti di dieci nazioni.
Si tratta di un’accademia che perfeziona la preparazione di uomini e donne destinati ai caccia di ultima generazione, gli F35 o gli Eurofighter, il massimo livello della tecnologia e delle prestazioni. Lo fa mettendo insieme allievi e istruttori di Paesi diversi, in una filosofia del volo che però è…
DECIMOMANNU — Questa sera Jassim non andrà a correre nella luce del tramonto sulla spiaggia del Poetto: vuole ripassare la virata che non gli è riuscita nell’ultima missione e si metterà ai comandi di un jet sul simulatore di volo. Akira, Franz e Carlo invece si toglieranno in fretta il casco e la tuta antigravità per l’aperitivo nei vicoli di Cagliari. Sono tutti ventenni molto speciali: tra pochi mesi gli verranno affidati aerei da cento milioni di euro e stanno completando la preparazione in una scuola unica al mondo. La Itfs — International training flight school — di Decimomannu infatti fonde la competitività da Top Gun a un clima da Erasmus che attrae ottanta piloti di dieci nazioni.
Si tratta di un’accademia che perfeziona la preparazione di uomini e donne destinati ai caccia di ultima generazione, gli F35 o gli Eurofighter, il massimo livello della tecnologia e delle prestazioni. Lo fa mettendo insieme allievi e istruttori di Paesi diversi, in una filosofia del volo che però è tutta italiana. E, ultima delle caratteristiche straordinarie, è stata creata e viene gestita da un’inedita collaborazione tra pubblico e privato grazie a un accordo tra l’Aeronautica e Leonardo.
L’idea nasce dall’unire domanda e offerta. Formare questi piloti richiede costi altissimi e docenti con capacità consolidate: poche aviazioni possono permettersi di mantenere una scuola. L’Italia ha una tradizione rispettata da alleati e avversari, un clima dolce che permette di decollare in ogni stagione e il miglior velivolo trainer, il Leonardo M346, erede della leggenda Aermacchi.
L’Aeronautica inoltre è stata la prima a schierare entrambi i supercaccia e dispone di maestri con un’esperienza eccezionale, che hanno preso parte ai pattugliamenti Nato per tenere a bada i Sukhoi russi e alle spedizioni operative più dure. Questa competenza ha permesso ai vertici del 61mo stormo, che mantiene la storica base leccese a Galatina, di elaborare un programma che riduce di molti mesi la formazione, con un risparmio economico notevole: un sillabo che ha impressionato pure il Pentagono, tanto che ora gli americani stanno valutando di mandare i loro allievi a Decimomannu. D’altronde persino la Royal Air Force ha iscritto i suoi tenenti allo Ifts. Non è l’unica. In un’aula cinque allievi stanno seguendo una lezione: ci sono in prima fila una giovane giapponese accanto a un austriaco e a un saudita. Anche i docenti sono internazionali: oltre a quindici militari ci sono venticinque privati ingaggiati da Leonardo, tra cui una ex della pattuglia acrobatica spagnola, e coordinati dall’ex leader delle Frecce Tricolori. «La didattica e le verifiche però sono dirette dall’Aeronautica — sottolinea il colonnello Vito Conserva, comandante del 61mo Stormo — Si fa all’italiana, neppure i vertici delle aviazioni straniere possono influire sul modello formativo».
La sede è una sorpresa. Tra le vecchie caserme dell’aeroporto sardo, allestite dalla Luftwaffe negli anni Settanta per le esercitazioni degli F104 Starfighter, all’improvviso spuntano un edificio a forma di Y e una fila di hangar futuristici: la retta per questo master del cielo è carissima — ogni volta viene negoziata tra i governi — e i servizi sono stati pensati per studenti che appartengono pure alle case regnanti arabe. Al posto delle camerate c’è un residence di design, con tanto di reception e hostess. Ogni allievo ha un appartamento con un piccolo giardino, arredato con gusto, e il centro sportivo ricorda quello di un resort di lusso.
«Per Leonardo si tratta di un’iniziativa molto importante — spiega Giuseppe Recchia, responsabile del programma per conto dell’azienda — perché per la prima volta siamo passati da fornitori di piattaforme a fornitori di servizi. Nel 2018 c’è stata la lettera di intenti e poi in trenta mesi è stata costruita una struttura d’avanguardia di 130 mila metri quadrati. L’Ifts per noi è un valore aggiunto: una nazione può non limitarsi a comprare l’aereo e acquistare l’intero pacchetto di formazione». Attualmente i corsi sono sold out, ma altri sei Paesi vorrebbero iscrivere i loro ufficiali.
Si tratta di una scuola avanzata e di combattimento: chi viene qui ha già tutti i brevetti per superare il muro del suono, questo è l’ultimo miglio prima di entrare nella cabina degli F35. Si decolla spesso — ci sono ventidue M346 che macinano ottomila ore di volo l’anno — e ancora più di frequente si fa pratica con i simulatori hitech che interagiscono pure con i veri aerei: lezioni miste, tra jet in volo e altri virtuali in aula.
Ci sono duelli serrati con Mig e Sukhoi: le manovre in cui si supera sei volte la gravità terrestre sono reali; i nemici sono proiezioni elettroniche guidate però dagli istruttori. Alcuni simulatori restano a disposizione notte e giorno per chi vuole ripassare una picchiata o migliorare un loop: gli esami sono severissimi e a duemila chilometri l’ora non si ammettono errori.
«Io mi sono brevettato a Sheppard, nella scuola texana dell’Us Air Force — dice il tenente Gabriele, milanese 23 anni, uno dei tanti che sta coronando un sogno nato da bambino ammirando le Frecce Tricolori — Lì la preparazione è molto più schematica; qui invece è mirata sul valorizzare le doti dei singoli». «È la caratteristica dell’approccio italiano — conclude il colonnello Conserva — Noi mettiamo la persona al centro ed è questo che fa la differenza, anche quando si tratta di guidare le macchine più sofisticate di tutte».