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Tuffatore a giudizio per violenze alla collega. La vittima: “Io esclusa, lui va alle Olimpiadi”

Andreas Sargent Larsen, 25 anni

 
Picchiata e perseguitata quando era minorenne. L’atleta: “Lo sport mi ha trattata come se fossi io la colpevole”. Malagò: “Nessun giudizio fino a una sentenza”
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ROMA — Quel rapporto è stato aggressivo da subito, racconta Valeria, ora 19 anni. «Un giorno mi ha fatto saltare le unghie delle mani». Valeria, nome necessariamente di fantasia, è una tuffatrice della nazionale italiana: «Avevo 15 anni quando ho accettato la proposta di Andreas, ma avrei scoperto presto che era ossessivamente geloso».

Pochi giorni di fidanzamento e si sarebbe rivelato: «Non potevo scrivere un whatsapp di complimenti a un altro atleta che s’infuriava. Mi voleva accompagnare sempre a casa: con l’Audi 4 bloccava la mia auto all’esterno del Centro federale dell’Acqua Acetosa in modo che non potessi andare via da sola». Un giorno, nel piazzale, «Andreas mi ha sbattuto la faccia sul volante, diceva che avevo guardato un altro tuffatore. Non era vero, quando l’avevo incrociato avevo abbassato lo sguardo temendo la sua reazione. Mi ero anche scusata. Niente, mi sono riparata con un braccio altrimenti mi avrebbe spaccato il naso». Valeria, che ha raccontato questi dettagli a …

ROMA — Quel rapporto è stato aggressivo da subito, racconta Valeria, ora 19 anni. «Un giorno mi ha fatto saltare le unghie delle mani». Valeria, nome necessariamente di fantasia, è una tuffatrice della nazionale italiana: «Avevo 15 anni quando ho accettato la proposta di Andreas, ma avrei scoperto presto che era ossessivamente geloso».

Pochi giorni di fidanzamento e si sarebbe rivelato: «Non potevo scrivere un whatsapp di complimenti a un altro atleta che s’infuriava. Mi voleva accompagnare sempre a casa: con l’Audi 4 bloccava la mia auto all’esterno del Centro federale dell’Acqua Acetosa in modo che non potessi andare via da sola». Un giorno, nel piazzale, «Andreas mi ha sbattuto la faccia sul volante, diceva che avevo guardato un altro tuffatore. Non era vero, quando l’avevo incrociato avevo abbassato lo sguardo temendo la sua reazione. Mi ero anche scusata. Niente, mi sono riparata con un braccio altrimenti mi avrebbe spaccato il naso». Valeria, che ha raccontato questi dettagli a un sovrintendente della squadra mobile di Roma, spiega: «Mi ha chiesto scusa, ma l’avrebbe fatto una seconda volta».

L’oro a squadre agli Europei di Roma

La tuffatrice vive nella capitale, e ora ha 19 anni. La relazione con il ragazzo che, lui già maggiorenne, la tormentava e colpiva è durata quattro mesi. I tormenti sono continuati, tuttavia, a storia conclusa. Chi l’ha fatta vivere dentro un incubo era, sì, un compagno di allenamenti e di gare: Andreas Sargent Larsen, danese di Copenaghen, madre keniota, naturalizzato italiano. Aveva 21 anni quando era il fidanzato possessivo di Valeria. Ora ne ha quattro in più, ha vinto un argento nel concorso a squadre miste agli Europei 2021 e l’oro, nella stessa specialità, agli Europei di Roma 2022. È in procinto di partire per le Olimpiadi di Parigi, ma lo scorso 5 marzo è stato rinviato a giudizio dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma: atti persecutori. «Mi ha pedinato almeno dieci volte», ha raccontato Valeria. Ha chiesto anche a un amico di seguirla.

Nella deposizione la tuffatrice ha detto questo: «Non gliene fregava niente di me, mi ha anche tradita, però negli spogliatoi mi spingeva contro il muro. Era una cosa quotidiana, nei tuffi ci alleniamo tutti i giorni». Avevano la stessa trainer in nazionale, presa dai Canottieri Aniene di Roma, il circolo del presidente del Coni Giovanni Malagò. Anche i due atleti sono tesserati per l’Aniene.

"Mi soffocava con il cuscino”

«Mi ha stretto il collo fino a farmi sanguinare, mi ha soffocata due volte con un cuscino. Quando perdeva la calma, fermava l’auto e mi costringeva a scendere: “Vado a schiantarmi, voglio morire”. Era ossessionato dalla possibilità che potessi uscire con un altro tuffatore e in trasferta lo ha aggredito davanti a tre allenatori. Ero dimagrita di otto chili, litigavamo così tanto che non avevo il tempo di pranzare». Quando Valeria lascia Andreas, le pressioni invece di cessare aumentano. «Mi chiamava t... A una compagna disse: tu sì che ti sai tuffare, Valeria sa solo fare i ...».

La polizia, con cui Andreas Sargent Larsen è tesserato, gli ha tolto la pistola in dotazione. Interrogato, ha detto che non avrebbe mai voluto spaventare Valeria: «Le ho sempre voluto bene. Tutto è nato per incomprensioni, lei stava passando un periodo difficile, si era fatta male a una spalla».

In questa storia di persecuzione, la Federnuoto e il Comitato olimpico sono rimasti in silenzio. Il padre di Valeria sostiene: «Mia figlia è stata allontanata dalla Nazionale di tuffi affinché non incontrasse Andreas e lui, rinviato a giudizio, ora è pronto ad andare alle Olimpiadi». Il primo giugno la giovane tuffatrice ha scritto una lettera al procuratore generale del Coni, Ugo Taucer, recapitata per conoscenza al presidente della Federnuoto Paolo Barelli. Ha commentato la ragazza: «Sebbene tutti nel mondo dei tuffi siano a conoscenza della mia storia, nessuno ha preso provvedimenti nei confronti di Sargent Larsen. Le sue gravi azioni sono state fin qui sottovalutate o giustificate per proteggerlo quale atleta della Nazionale. Nei miei confronti, invece, disinteresse, come fossi io la colpevole».

Il procuratore Taucer in due settimane ha prodotto nulla. Il presidente del Coni Malagò, da una barca in rotta tra le isole pontine, dice: «Fino a quando non ci sarà una sentenza è sbagliato dare giudizi». Il prossimo 25 giugno la prima udienza del processo.

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