✕

Vaticano, lo Ior realizza 30,6 milioni di utili nel 2023: quasi triplicati quelli redistribuiti all’interno

(reuters)
Crescono sia ricavi sia patrimonio sia spese amministrative. La riallocazione per esigenze di bilancio della Santa Sede. Continua la chiusura di conti correnti avviata anni fa
3 minuti di lettura

L’Istituto per le Opere di Religione (Ior) ha realizzato 30,6 milioni di utili nel corso del 2023, in crescita rispetto all’anno precedente (29,6). Quasi triplicati gli utili che vengono redistribuiti al Papa e ad altre poste di bilancio della Santa Sede, per opere di carità: erano 5,2 milioni di euro nel 2022, sono stati 13,6 l’anno scorso. E’ quanto emerge dal bilancio pubblicato sul sito dello Ior.

Aumentano utili e patrimonio

L’istituto che ha sede nel torrione Niccolò V, e il cui andamento segue quello dei mercati azionari e obbligazionari, nel 2023 ha conseguito i seguenti risultati: 30,6 milioni di euro di utili netti, + 23% di margine d’interesse, + 49% di margine d’intermediazione, + 31% di margine commissionale; totale raccolta clienti +4% a 5,4 miliardi di euro. Il patrimonio netto è di 667,6 milioni di euro, era di 578,5 nel 2022. Il bilancio e? stato sottoposto a revisione contabile da parte di Mazars Italia S.p.a.

La “devoluzione degli utili”

Quanto alla devoluzione degl…

L’Istituto per le Opere di Religione (Ior) ha realizzato 30,6 milioni di utili nel corso del 2023, in crescita rispetto all’anno precedente (29,6). Quasi triplicati gli utili che vengono redistribuiti al Papa e ad altre poste di bilancio della Santa Sede, per opere di carità: erano 5,2 milioni di euro nel 2022, sono stati 13,6 l’anno scorso. E’ quanto emerge dal bilancio pubblicato sul sito dello Ior.

Aumentano utili e patrimonio

L’istituto che ha sede nel torrione Niccolò V, e il cui andamento segue quello dei mercati azionari e obbligazionari, nel 2023 ha conseguito i seguenti risultati: 30,6 milioni di euro di utili netti, + 23% di margine d’interesse, + 49% di margine d’intermediazione, + 31% di margine commissionale; totale raccolta clienti +4% a 5,4 miliardi di euro. Il patrimonio netto è di 667,6 milioni di euro, era di 578,5 nel 2022. Il bilancio e? stato sottoposto a revisione contabile da parte di Mazars Italia S.p.a.

La “devoluzione degli utili”

Quanto alla devoluzione degli utili, ossia alla loro redistribuzione per altre esigenze di bilancio della Santa Sede, “l’obiettivo e? quello di garantire alle opere di Religione del Santo padre un dividendo annuale diretto e trasparente in linea con le best practice delle banche europee”, spiega il direttore generale dell’istituto, Gian Franco Mammì. “Parallelamente, la politica ha l’obiettivo di salvaguardare il patrimonio dello Ior e la sostenibilità della sua crescita nel lungo periodo. Relativamente al 2023, l’utile distribuibile determinato secondo le previsioni della politica e? stato pari a 13,6 milioni di euro”. Il bilancio Ior non precisa, quest’anno, la destinazione di questi fondi. Nel 2022 i 5,2 milioni erano stati così redistribuiti: 3 milioni di euro per le opere di religione di Sua Santita? Papa Francesco; 2 milioni di euro per l’attività caritativa della Commissione Cardinalizia; 200.000 euro per le attività caritative coordinate dal Prelato dell’Istituto.

I diversi bilanci

Lo Ior ha un suo bilancio autonomo da quello della Santa Sede (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica) – nel quale a sua volta confluisce ormai anche l’Obolo di San Pietro – e da quello dello Stato della Città del Vaticano.

In lieve crescita le spese amministrative

Tra gli altri parametri del 2023, l’istituto presieduto da Jean-Baptiste de Franssu comunica che sono aumentate di due milioni in un anno, arrivando a 22,9 milioni, le spese amministrative, “per il consolidamento degli investimenti in risorse umane e risorse strumentali”. Il TIER 1, cioè la componente primaria del capitale, è pari al 60% (era 46,14 l’anno prima). Il valore degli immobili ha subito un lieve aumento.

Continua la chiusura dei conti

E’ continuata la chiusura dei conti, operazione avviata già nell’ultimo scorcio del pontificato di Benedetto XVI dall’allora presidente Ernst von Freyberg, coerentemente con la decisione di bonificare lo Ior, teatro in passato di molti scandali finanziari, da possibili utilizzi impropri: il numero dei conti è passato da 12.759 del 2022 a 12.361 del 2023, “per le chiusure d’ufficio operate dall’Istituto per motivazioni diverse quali ad esempio: il venir meno dei requisiti di titolarità; l’inosservanza delle norme contrattuali applicabili ai conti; il mancato utilizzo per protratti periodi di tempo e per la chiusura di conti di seminaristi o chierici rientrati nel proprio paese di origine”.

Contro il riciclaggio

Sempre in questi giorni, peraltro, anche l’authority finanziaria vaticana guidata da Carmine Barbagallo, ex Banca d’Italia, ha pubblicato il proprio rapporto, sottolineando il buon lavoro nel contrasto del riciclaggio di denaro sporco e del finanziamento del terrorismo internazionale, conformemente alle indicazioni di Moneyval (Consiglio d’Europa): nel 2023 l’Asif ha ricevuto 123 segnalazioni di attività sospetta, di cui 118 dallo Ior, e ne ha trasmesse 11 alla procura vaticana. Esclusivamente un caso, peraltro di importo molto limitato (5.848 euro), ha richiesto il ricorso alla sospensione di transazioni (mentre nel 2022 si erano registrate 5 sospensioni di operazioni e transazioni per un ammontare complessivo di 829.050 euro). Tra il 2020 e il 2023 sono pervenute all’Autorità solo tre segnalazioni legate a presunti sospetti di finanziamento del terrorismo, tutte poi archiviate.

I nodi dell’esternalizzazione

L’authorithy finanziaria ha infine sancito un maggior ricorso a società esterne: “Se da un lato esternalizzare i processi e le attività che possono essere svolti più efficacemente da terzi o che non risulta conveniente in termini costi/benefici gestire internamente può rivelarsi una mossa strategica in grado di creare valore per l’intermediario, dall’altro, l’ente deve mantenere la capacità di governo delle funzioni esternalizzate” ed evitare, in particolare, tre rischi: “Non disporre di professionalità adeguate per la soluzione delle problematiche che dovessero verificarsi presso il fornitore (dipendenza tecnica); non mantenere un adeguato controllo e coordinamento dell’attività svolta dall’outsourcer (dipendenza nei controlli); non riuscire, in presenza di disfunzioni, a sostituire agevolmente il fornitore (dipendenza funzionale)”.

Leggi i commenti