Cronaca

Maturità. Che ne sarà di noi

Maturità. Che ne sarà di noi
Alla vigilia dell’esame più temuto i giovani raccontano paure e futuro
3 minuti di lettura

ROMA — “Maturità, t’avessi preso prima...”. Alle 8.30 di domani mattina suona la campanella per oltre mezzo milione di studenti italiani — per la precisione 526.317, tra i quali 13.787 candidati esterni — che si cimenteranno con la prima prova dell’esame di Stato. E a quarant’anni esatti dalla canzone-inno di Venditti (era il 1984) alcune cose sono rimaste le stesse, come l’ansia della vigilia. Da settimane tra i ragazzi impazza il tototema: sarà Manzoni o D’Annunzio, Oppenheimer o Matteotti? Eppure qualcosa è anche cambiato. Al di là dell’adrenalina degli ultimi giorni, degli ultimi istanti, i timori veri, quelli profondi, sono per il “dopo”.

Verso l’università o il mondo del lavoro

Molti ragazzi hanno già in tasca l’iscrizione all’università, arrivano all’esame proiettati verso una sfida ben più difficile, quella del mondo del lavoro. Lo certifica pure l’ultimo rapporto di Consiglio nazionale dei giovani e Agenzia italiana per la gioventù, pubblicato in aprile: quasi il 70 per cento dei ragazzi si dice preoccupato o molto preoccupato pensando all’ingresso nel mondo professionale. Oltre la metà ha paura di trovare un impiego sottopagato, quasi il 50 per cento di restare precario molto a lungo. Lo sa bene Emma Constandichi, 18 anni, studentessa allo scientifico Bottoni di Milano. Ha già fatto i test per Filosofia o Storia e vorrebbe fare l’insegnante: «Mi spaventa l’idea di entrare in un mondo totalmente diverso, come quello dell’università e del lavoro — racconta –. So che mi aspettano anni di precariato e che la figura dell’insegnante non è sempre valutata per quanto vale. Ma credo che sia importante insegnare ai ragazzi materie come la Storia soprattutto in questo momento».

Il domani è un’incognita anche per Mirko Bonacina, che guarda al futuro attraverso l’obiettivo della sua videocamera. Diciott’anni e la passione per la moda, gli ultimi cinque trascorsi all’istituto “Bodoni Paravia” di Torino, dove ha studiato grafica e comunicazione. Dopo la Maturità avrebbe voluto continuare gli studi in Belgio, dove lavora Walter Van Beirendonck, lo stilista che ama. Per ora, però, rimarrà in città a fare il videomaker. «Sono molto indeciso — spiega — ma avendo alcuni progetti avviati ho pensato di dedicarmi un anno a questi lavori» prima di riprendere gli studi. Per ora guarda alle accademie di Belle Arti. «Questa società si muove molto velocemente, anche in modo imprevedibile, e a noi è richiesto di adattarci ai tempi — confessa a proposito delle sue preoccupazioni –. In certi campi le opportunità sono sempre meno, ma prendo le cose con entusiasmo e con passione».

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) La Maturità dei politici:]]

Emma Restagno, diciannovenne del liceo classico Gioberti di Torino, invece è ottimista. «La preoccupazione fondamentale adesso è la maturità», racconta. Ha studiato tutto l’anno e ora cercherà di affrontare con serenità la seconda prova di greco, «anche se avremmo preferito tutti il latino». Adesso spera in Plutarco: «Un autore di quinta, un po’ più facile dei retori». Nel Capolavoro — l’unica novità della Maturità 2024, il documento che i ragazzi hanno dovuto realizzare per mettere in luce una competenza acquisita durante l’anno — ha inserito le Olimpiadi di neuroscienze. Per il tema, però, punterà sull’analisi del testo o sulla traccia storica. Poi Diritto internazionale a Trento.

Sogna di lavorare per un’organizzazione umanitaria o nelle corti di giustizia, per tutelare «i diritti dei rifugiati». Non ha proprio paura, «ma un po’ di “ansietta” sì» Chiara Militello, 18 anni, maturanda del liceo classico Foscolo di Albano Laziale. Tra le tracce della prima prova spera di trovare «un tema sulla violenza di genere o sul transfemminismo», mentre esclude «categoricamente» di fare «la traccia storica». Dopo il diploma inizierà a studiare design a Roma.

Per Fulvio Pellini, maturando dello scientifico Righi, nella Capitale, sono giorni di calcoli. Non tanto per prepararsi al meglio per la prova di matematica, quanto per acciuffare il diploma: «Se prendo 26 agli scritti, raggiungo il 60». Il suo sogno è «diventare un riparatore elettronico». Per questo frequenterà un corso di Ingegneria elettronica alla Sapienza. Prima, però, lavorerà come tecnico del video e del suono a un festival. Per ora si prepara per il saggio di italiano: «È la prova che mi preoccupa di più».

A spaventare Marta Napoli, 18 anni, studentessa di Scienze umane al liceo Regina Margherita di Palermo, non è tanto l’esame in sé, «un rito di passaggio che tutti hanno affrontato. Semmai mi dispiacerebbe non ottenere il risultato che merito dopo cinque anni di studio. Perché, si sa, la maturità è un insieme di voti, ma in realtà il nostro percorso è più articolato. Brutto giocarsi tutto in un esame. Per il futuro mi iscriverò a Scienze politiche e sogno di fare la giornalista. Per ora, però, voglio godermi questi momenti con i miei compagni di classe».

Di compagni con i quali affrontare la sfida dell’esame non ne ha Gaetano Caminita, 18 anni, che frequenta l’istituto “Saveria Profeta” di Ustica (Palermo), indirizzo Turismo. Quest’anno è l’unico maturando sull’isola. Ha studiato per cinque anni da solo e da solo sosterrà la prova. «È stato duro ma amo la mia isola ed è qui che voglio restare, provando a trovare un lavoro nel settore del turismo. Le difficoltà saranno tante, ma non mi arrendo. Intanto viaggerò e studierò le lingue».

I commenti dei lettori