Gli autori meno noti e la maturità alla portata di tutti
di Paolo Di PaoloL’imperfezione è un tema perfetto. Oh, questa sì che è una prima prova “abbordabile”! Non mi piace l’aggettivo usato dal ministro Valditara, ma in effetti bisogna riconoscere che le tracce della maturità 2024 sono a portata. Difficile semmai non trovarne una che faccia al caso proprio.
Perfino l’analisi testuale – Ungaretti e Pirandello – offre pretesti di inquadramento di due autori “ovvi” nel panorama novecentesco che si inquadra durante l’ultimo anno. L’Ungaretti scabro e trasparente che fa il reporter-poeta al fronte della Grande Guerra. Il Pirandello che cento anni fa guarda, da “filmaker”, allo sviluppo della tecnologia. Niente di impossibile. E tanto meno per le tracce argomentative: uso dell’atomica a parte (a partire da un testo di Galasso), in cui forse si rischiano considerazioni generiche, sia il silenzio sia l’imperfezione sono temi insindacabilmente adatti ai rimuginii di maturandi e maturande. Nemmeno troppo forieri di facile retorica: compreso quello sul senso del…
L’imperfezione è un tema perfetto. Oh, questa sì che è una prima prova “abbordabile”! Non mi piace l’aggettivo usato dal ministro Valditara, ma in effetti bisogna riconoscere che le tracce della maturità 2024 sono a portata. Difficile semmai non trovarne una che faccia al caso proprio.
Perfino l’analisi testuale – Ungaretti e Pirandello – offre pretesti di inquadramento di due autori “ovvi” nel panorama novecentesco che si inquadra durante l’ultimo anno. L’Ungaretti scabro e trasparente che fa il reporter-poeta al fronte della Grande Guerra. Il Pirandello che cento anni fa guarda, da “filmaker”, allo sviluppo della tecnologia. Niente di impossibile. E tanto meno per le tracce argomentative: uso dell’atomica a parte (a partire da un testo di Galasso), in cui forse si rischiano considerazioni generiche, sia il silenzio sia l’imperfezione sono temi insindacabilmente adatti ai rimuginii di maturandi e maturande. Nemmeno troppo forieri di facile retorica: compreso quello sul senso del diario in era digitale. Perché se ci si difende a sufficienza dai luoghi comuni, scavando in sé stessi, c’è modo di mettere in gioco una visione personale, un’esperienza. Emotiva e intellettuale allo stesso tempo.
L’imperfezione
L’imperfezione, con lo spunto del brano di Rita Levi Montalcini, può diventare perfino una bandiera politica; e a ogni modo è la grande scoperta di ogni adolescenza. E la traccia sul diario ininterrotto che produciamo abitando i social - «variamente difeso dalla curiosità altrui» - offre decine di spunti. Basta non essere moralisti e cercare di capire questo desiderio di raccontarsi, di scoprire l’Io – dato che ormai riguarda in modo clamoroso anche l’editoria, o meglio la produzione letteraria. Il trionfo dell’autofiction.
Detto questo, il fatto che gli autori e le autrici dei testi di supporto proposti non fossero universalmente conosciuti aiuta a capire una questione essenziale: il panico del “non l’ho studiato!” non ha senso. Quei testi devono stimolare e accompagnare la riflessione, per poi procedere in autonomia. Quanto a Ungaretti, per dire, la poesia è di immediata comprensione e – laddove non si fosse studiata/ripassata proprio quella – maturande e maturandi avevano la possibilità, come si dice a scuola, di spaziare: sullo stile “sintetico”, sull’esperienza della guerra, sul dolore umanissimo che affiora dai versi: «Ungaretti / uomo di pena / ti basta un’illusione / per farti coraggio».