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La traccia dedicata a Rita Levi Montalcini: “Non si abbatteva mai. Anche da un esperimento fallito imparava qualcosa di nuovo”

Pietro Calissano ha lavorato 40 anni in laboratorio accanto alla scienziata premio Nobel. “La scelta di un suo testo è stata una bella sorpresa”
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“Non sempre gli esperimenti davano il risultato sperato, ma mai l’ho vista abbattuta. Anzi, spesso da un apparente fallimento nasceva l’occasione per scoprire qualcosa di inaspettato”.

Pietro Calissano, neuroscienziato, ha lavorato 40 anni in laboratorio con Rita Levi Montalcini, scienziata nata a Torino nel 1909 e morta nel 2012, che di sé diceva: “Non sono particolarmente intelligente. Il mio merito è l’impegno”.

Con Calissano lei nel 2002 ha fondato l’Ebri, lo European Brain Research Institute. E conferma che il libro “Elogio dell’imperfezione”, scritto dalla scienziata nel 1987, l’anno successivo alla vittoria del Nobel per la medicina, corrisponde proprio alla sua personalità.

Pietro Calissano in laboratorio 

Al libro è dedicata una delle tracce della maturità di quest’anno. Se l’aspettava?

“Proprio no, è stata una bella sorpresa”.

Perché Rita Levi Montalcini, grande scienziata, h…

“Non sempre gli esperimenti davano il risultato sperato, ma mai l’ho vista abbattuta. Anzi, spesso da un apparente fallimento nasceva l’occasione per scoprire qualcosa di inaspettato”.

Pietro Calissano, neuroscienziato, ha lavorato 40 anni in laboratorio con Rita Levi Montalcini, scienziata nata a Torino nel 1909 e morta nel 2012, che di sé diceva: “Non sono particolarmente intelligente. Il mio merito è l’impegno”.

Con Calissano lei nel 2002 ha fondato l’Ebri, lo European Brain Research Institute. E conferma che il libro “Elogio dell’imperfezione”, scritto dalla scienziata nel 1987, l’anno successivo alla vittoria del Nobel per la medicina, corrisponde proprio alla sua personalità.

Pietro Calissano in laboratorio 

Al libro è dedicata una delle tracce della maturità di quest’anno. Se l’aspettava?

“Proprio no, è stata una bella sorpresa”.

Perché Rita Levi Montalcini, grande scienziata, ha scritto l’elogio dell’imperfezione?

“Perché l’imperfezione è il modo di procedere della scienza. Un risultato diverso dalle attese, un’osservazione casuale: sono spesso loro gli ingredienti delle scoperte importanti. Ma la caratteristica più peculiare di Rita Levi Montalcini era un’altra: la determinazione. Non c’era insuccesso che potesse frenare la sua voglia di andare avanti, di tentare un’altra strada”.

Ci racconta qualche esempio?

“Sosteneva che il nerve growth factor (Ngf), il fattore di crescita neuronale da lei scoperto e per il quale le è stato assegnato il Nobel, agisse anche nel sistema nervoso centrale, stimolando la proliferazione delle cellule nervose. Io non ero d’accordo. Con un altro collaboratore iniziò allora degli esperimenti di somministrazione del Ngf nel cervello dei topolini. Il risultato fu del tutto imprevisto: il Ngf non faceva crescere i neuroni come aveva ipotizzato lei, ma favoriva la crescita delle fibre nervose simpatiche, che normalmente si trovano nel sistema nervoso periferico, verso il cervello. La scoperta, del tutto inattesa, è stata molto importante ha aperto nuovi filoni di ricerca. E’ stata l’ennesima conferma che la biologia è troppo complessa per essere teorizzata. Ha bisogno di esperimenti che procedano per prove ed errori. Non c’è altra strada: sbagliare e ritentare. E lei, anche se non otteneva il risultato atteso, era sempre pronta a riprendere la sua strada e a fare qualcosa di nuovo. Il senso del fare, fare continuamente e fare bene, è stata la chiave della sua vita”.

L’ha mai vista abbattuta per un fallimento?

“No, mai. Anche quando decise di provare a coltivare delle cellule nervose di insetto, un’impresa notoriamente difficile, non ebbe il successo sperato. Ma non si scoraggiò, anzi pubblicò un articolo scientifico descrivendo i limiti e le difficoltà di questo tipo di colture”.

Forse le delusioni maggiori le arrivarono dalla politica? Levi Montalcini fu nominata senatrice a vita nel 2001. Diede il voto decisivo al governo Prodi nell’approvare la finanziaria del 2007. Il senatore di destra Francesco Storace la definì “la stampella” dell’esecutivo e le recapitò a casa due vere stampelle.

“Mi telefonò alla fine di quella giornata, verso le 11 di sera. Era stanca, disgustata e offesa. A rattristarla di più nella politica era la pochezza dimostrata da alcune persone, rispetto all’importanza del loro compito”.

Rita Levi Montalcini si sentiva imperfetta in qualche modo?

“Sì, ma solo perché pretendeva moltissimo da sé stessa. Grazie a lei ho potuto frequentare alcuni grandissimi scienziati, inclusi dei Nobel. Nonostante io non fossi al loro livello, sono sempre stati disponibili con me. La capacità di essere aperti con tutti, anche con chi non è alla propria altezza, caratterizza secondo me le persone di valore”.

C’era un limite di cui Rita Levi Montalcini si lamentava?

“Amava la musica classica, ma si dichiarava ignorante in materia. Ovviamente la sua era solo modestia, ma io avevo studiato pianoforte e lei spesso mi chiedeva consigli di ascolto. Le piaceva soprattutto la musica del settecento, che ascoltava a casa con le cuffie”.

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