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Platone, ecco la traduzione del testo 'Minosse o della legge'

(ansa)
Anche l’analisi delle domande e un commento del testo da parte della docente di Lingua e Letteratura greca
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Per la seconda prova della Maturità, quest'anno l’autore scelto per la versione di greco al liceo Classico è Platone con un estratto dall'opera “Minosse o della legge”. Ecco la traduzione corretta, l’analisi dei quesiti e un commento alla prova.

La traccia

Traduzione

Questo, dunque, l’elogio di Omero a Minosse, formulato in breve, come Omero non lo riservò a nessun eroe. In effetti, che Zeus sia sapiente e che tale arte sia in sommo grado bella, egli lo mostra in molti altri luoghi, oltre che qui. Dice infatti che Minosse ogni nove anni si intratteneva in conversazioni con Zeus e lo frequentava per essere educato da Zeus in quanto sapiente. Che dunque non vi sia un altro eroe tranne Minosse, al quale Omero abbia attribuito tale privilegio, …

Per la seconda prova della Maturità, quest'anno l’autore scelto per la versione di greco al liceo Classico è Platone con un estratto dall'opera “Minosse o della legge”. Ecco la traduzione corretta, l’analisi dei quesiti e un commento alla prova.

La traccia

Traduzione

Questo, dunque, l’elogio di Omero a Minosse, formulato in breve, come Omero non lo riservò a nessun eroe. In effetti, che Zeus sia sapiente e che tale arte sia in sommo grado bella, egli lo mostra in molti altri luoghi, oltre che qui. Dice infatti che Minosse ogni nove anni si intratteneva in conversazioni con Zeus e lo frequentava per essere educato da Zeus in quanto sapiente. Che dunque non vi sia un altro eroe tranne Minosse, al quale Omero abbia attribuito tale privilegio, quello di essere educato da Zeus, questo è un elogio straordinario. Peraltro, nella discesa agli inferi dell’Odissea egli rappresenta Minosse, non Radamanto, nell’atto di giudicare con lo scettro d’oro. Radamanto invece non lo rappresenta né in quel passo nel ruolo di giudice, né altrove lo rappresenta insieme a Zeus. Alla luce di tutto ciò, io dico che Minosse è elogiato da Omero più di tutti. Perché il fatto di essere il solo figlio di Zeus educato da Zeus, non ammette lode più grande.

(ansa)

Commento

Un ‘amichevole’ pseudo-Platone. Il brano è tratto dal Minosse o Sulla legge, un dialogo tramandato dall’antichità come di Platone, ma oggi ritenuto dai più non autenticamente platonico. Una scelta, quella di un ‘falso platonico’ per la seconda prova dell’esame di stato, che sulle prime può apparire quanto meno singolare, ma che nei fatti si rivela tutt’altro che problematica. Si tratta infatti di un testo che si deve supporre nato proprio in seno all’Accademia dopo la morte di Platone, e dunque di stretta osservanza platonica. Lessico e concetti ricalcano da vicino quelli platonici, e aiutano il lettore e traduttore che abbia dimestichezza con il maestro a sentirsi a proprio agio. Anzi, è proprio la complessità di sfumature del pensiero platonico a mancare per certi versi, e a rivelare forse all’origine del dialogo un intento di semplificazione e di supporto alla comprensione di opere platoniche più impegnative come le Leggi.

Se il pensiero espresso non ha la densità di quello di certi dialoghi platonici, anche la prosa è piuttosto piana. Il passo scelto (319c-d), in particolare, non pone alcuna difficoltà lessicale, anche grazie all’utilissima presenza del pre-testo e del post-testo, forniti entrambi sia in originale che in traduzione, cosicché il ricorrere in essi dello stesso lessico usato nella porzione di testo greco da tradurre permette di avere un agevole riscontro alla resa dei singoli termini-chiave. Nessuna difficoltà neanche sul piano morfologico: le forme verbali – tutte molto trasparenti – si riducono a presenti, aoristi, perfetti e al massimo un participio futuro passivo. La sintassi è piana e lineare: minime le espressioni idiomatiche e una paratassi nettamente prevalente, con l’inserzione di qualche infinito sostantivato.

Analisi delle domande

Il dialogo vede confrontarsi due voci, quella di Socrate e quella di un discepolo. La domanda intorno alla quale si sviluppa l’intero dialogo è “Che cosa è la legge?”. Mentre il discepolo fa propria una visione relativista delle cose, Socrate sostiene che la legge è un’opinione vera, che rispecchia ciò che è vero. La qualità variabile delle leggi storicamente date dipende dalla maggiore o minore capacità dei legislatori di riconoscere ciò che è vero.

Di qui l’importanza del legislatore. Come figura esemplare viene proposto Minosse, re di Creta, con la sua legislazione perfetta e quindi durevole. Garanzia e spiegazione al tempo stesso della capacità legislativa di Minosse è la sua frequentazione di Zeus, e la sapienza acquisita grazie a tale frequentazione. L’autore del dialogo dà prova di un’ottima cultura letteraria, dato che il testo è ricco di citazioni, non solo dai poemi omerici ma anche da altri poeti.

Socrate, citando i versi omerici, e facendo riferimento a passi omerici che non cita testualmente, porta l’autorità omerica a sostegno della propria tesi relativa all’eccellenza della figura di Minosse: anche nel confronto tra Minosse e il fratello Radamanto l’eccellenza di Minosse è evidente nella rappresentazione omerica.

I termini-chiave che evocano il pensiero platonico relativo al sapere e all’educazione sono facilmente riconoscibili: da sophistes, a techne, al verbo paideuo, ma anche e soprattutto al syngignesthai en logois (lo stare insieme in conversazione) e al phoitan (la frequentazione), condizioni indispensabili all’educazione, secondo un’idea squisitamente platonica che ha trovato la sua realizzazione proprio nell’Accademia, la scuola fondata da Platone, che prevedeva esattamente la convivenza e la frequentazione continua tra allievi e maestri.

L’idea secondo cui il legislatore per scoprire la verità e metterla in pratica nel legiferare ha bisogno della frequentazione di un maestro di sapienza, è in grado di evocare l’esperienza di vita stessa di Platone, con i suoi viaggi in Sicilia e i suoi tentativi di avvicinamento ai tiranni di Siracusa, nell’illusione, condivisa con l’amico Dione, di dare realizzazione storica e concreta alla propria idea di governo illuminato dalla conoscenza della verità. Ma il tema – quello dell’essenza della legge e del profilo del legislatore – si presta agevolmente a confronti con le situazioni storiche, i testi letterari, i paralleli filosofici più disparati, oltre ad offrire spazio a considerazioni di carattere generale, che riguardino l’attualità.

L’autrice è docente di Lingua e Letteratura greca all’università di Bologna, dipartimento di Filologia Classica e italianistica

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