L’aborto nelle Marche, il diritto impraticabile: “Una sfiancante, estenuante e triste corsa a ostacoli”
di Gabriella CantafioQuasi il 100% di medici obiettori negli ospedali, quota di aborto farmacologico al 20,7%, meno della metà della media nazionale (47,3%), consultori in affanno con carenza di personale e strumentazione. Il diritto all’aborto nelle Marche è sempre più una chimera.
L’interpellanza e l’interrogazione
Lo sottolinea Tiziana Antonucci, presidente di Aied Ascoli (Associazione italiana per l’educazione demografica), che, martedì 18 giugno, con le colleghe ginecologhe e le attiviste della rete di associazioni femministe pro choice, ha presenziato alla seduta del Consiglio Regionale della Marche, durante la quale si è discussa un’interpellanza Dem sulle "Modalità di applicazione della legge 194/1978 con riferimento alla presenza delle associazioni pro-vita nei consultori" nonché un'interrogazione del Pd sul "mancato recepimento delle linee guida del Consiglio Superiore di Sanità sull’Ivg (Interruzione volontaria di gravidanza) in regime ambulatoriale o Day Hospital".
“La genitorialità è una scel…
Quasi il 100% di medici obiettori negli ospedali, quota di aborto farmacologico al 20,7%, meno della metà della media nazionale (47,3%), consultori in affanno con carenza di personale e strumentazione. Il diritto all’aborto nelle Marche è sempre più una chimera.
L’interpellanza e l’interrogazione
Lo sottolinea Tiziana Antonucci, presidente di Aied Ascoli (Associazione italiana per l’educazione demografica), che, martedì 18 giugno, con le colleghe ginecologhe e le attiviste della rete di associazioni femministe pro choice, ha presenziato alla seduta del Consiglio Regionale della Marche, durante la quale si è discussa un’interpellanza Dem sulle "Modalità di applicazione della legge 194/1978 con riferimento alla presenza delle associazioni pro-vita nei consultori" nonché un'interrogazione del Pd sul "mancato recepimento delle linee guida del Consiglio Superiore di Sanità sull’Ivg (Interruzione volontaria di gravidanza) in regime ambulatoriale o Day Hospital".
“La genitorialità è una scelta, l’aborto è un diritto”
“La genitorialità è una scelta, l'aborto è un diritto": è una delle scritte risaltate sugli striscioni esposti presso la sede regionale governata dal presidente Francesco Acquaroli, esponente di Fratelli d’Italia. Ma questo diritto, come spiega Antonucci, da tempo non è più riconosciuto: “Nel 1981, per sopperire all’assenza di medici non obiettori ad Ascoli Piceno, come Aied abbiamo sottoscritto una convenzione con l’ospedale cittadino per effettuare interruzioni volontarie di gravidanza. Rappresentavamo un punto di riferimento, avevamo creato anche un servizio di counseling che garantiva assistenza psicologica. A febbraio 2023, dopo oltre 40 anni di ottimi risultati, la convenzione è stata interrotta in quanto ritenuta superflua”.
Ivg una corsa a ostacoli
Da quel momento, l’Ivg nelle Marche è diventata ancora di più una corsa ad ostacoli. L’ospedale di Fermo è in obiezione di struttura continuativamente dal 1978. Anche a Jesi l’obiezione è al 100%. La percentuale di obiettori è al 91% a Osimo, al 90% a Fano e all’82% a Senigallia. “In alcuni casi, come per esempio a Jesi, si sopperisce grazie alla mobilità del personale che effettua Ivg ogni 15 giorni, ma ciò comporta lunghe liste d’attesa e interventi tardivi con maggiori rischi per la salute psicofisica delle donne”, chiarisce Antonucci portando l’esempio di una donna che, nonostante avesse il certificato d’urgenza per Ivg rilasciato dal consultorio di San Benedetto del Tronto alla dodicesima settimana e cinque giorni, è stata respinta dall’ospedale della sua città e da quello di Ascoli Piceno.
Il riconoscimento di un diritto
“Disperata, a un passo dal limite massimo dei 90 giorni, si è rivolta a noi di Aied che abbiamo messo a disposizione nostre attiviste. Abbiamo smosso Asl e Regione per farle riconoscere un suo diritto”, racconta.
La situazione nei consultori
La situazione non migliora nei consultori: diverse strutture sono state chiuse, quelle rimaste sono aperte soltanto 10 ore a settimana, quindi diventa difficile ottenere la certificazione Ivg e accedere all’aborto farmacologico in tempo.
L’aborto farmacologico
“Visto che nella nostra regione l’aborto farmacologico è disponibile solo in poche strutture ed è consentito sino alla settima settimana di gravidanza, al contrario del resto d’Italia dove si procede fino a 9, rispettando la determina dell’Agenzia italiana del farmaco del 2020, capita di dover dirottare alcune donne in Abruzzo o in altre regioni, con evidenti disagi psicologici ed economici”, aggiunge l’operatrice sociale che, tuttora, offre assistenza presso la sede Aied di Ascoli Pisceno.
Le associazioni antiabortiste
Nei consultori talvolta non c’è neppure l’ecografo, ma non mancano le associazioni antiabortiste. “A dir la verità”, ci tiene a sottolineare, “i volontari pro-vita, sempre pronti a sollecitare i sensi di colpa nelle donne, sono presenti nei consultori marchigiani da ben prima dell’approvazione della recente legge. Tempo fa, in un consultorio di Civitanova Marche, una donna si è imbattuta in un’operatrice che, anziché sostenerla e indicarle la procedura, le ha mostrato una foto della sua famiglia chiedendole perché non volesse creare anche lei un bel nido familiare come il suo”.
Il silenzio dell’assessore regionale alla salute
Dei numerosi problemi che gravano sui consultori si è discusso durante il Consiglio Regionale del 18 giugno, ma l’Assessore regionale alla salute, Filippo Saltamartini, ha replicato con il silenzio. "In risposta all’interpellanza, si è sperticato nella difesa della legge 194, ha rivendicato la volontà di aprire i consultori alle associazioni antiabortiste per avvalersi”, citando il recente decreto sul Pnrr, “senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, anche del coinvolgimento di soggetti del terzo settore che abbiano una qualificata esperienza nel sostegno alla maternità. Ma ha dribblato ed è fuggito dall’interpellanza riguardante l’inefficienza dei consultori e l’inadempienza della Regione Marche sulla procedura farmacologica”, riporta Antonucci, specificando che l’assessore si è dichiarato impreparato sul tema, nonostante avesse ricevuto anche la lettera inviata dall’Associazione Luca Coscioni con un documento sull’appropriatezza delle procedure per Ivg e per il trattamento dell’aborto spontaneo del primo trimestre.
La discussione rimandata
La discussione è stata rimandata al 25 giugno. Antonucci, insieme alla rete di associazioni pro choice, è pronta a mobilitarsi ancora una volta per difendere il diritto all’aborto legale, sicuro e gratuito per tutte le donne.