Era il 21 giugno 1898. Un'unica nave da guerra a stelle e strisce – la USS Charleston – raggiunse l'isola di Guam, nel Pacifico, per strapparla alla Spagna, che la controllava dal Seicento. Tra Washington e Madrid era scoppiata la guerra. Ma la guarnigione spagnola sull'isola non lo sapeva e scambiò le cannonate per un saluto. E così Guam diventò americana, senza vittime. Di sangue ne era stato sparso moltissimo, invece, nella Grande guerra. Il conflitto era appena finito e l'intera flotta imperiale tedesca era tenuta in custodia davanti alla base navale britannica di Scapa Flow, nelle Orcadi (in Scozia), secondo quanto pattuito nell'armistizio. A Versailles erano in corso le trattative per decidere il destino delle 74 navi, ma l'ammiraglio von Reuter era intenzionato a impedire che le sue corazzate finissero in mani inglesi. A qualsiasi costo. All'alba del 21 giugno 1919 scattò l'ordine: autoaffondare la flotta. I marinai, che erano già stati istruiti, iniziarono ad aprire portelloni e valvole. In alcuni scafi erano già stati realizzati dei buchi. Per qualche ora i britannici, a terra, non si accorsero di quello che stava accadendo. Quando le navi cominciarono a inclinarsi la cosa diventò evidente, ma ormai era tardi, la maggior parte era già perduta. È stato il più grande affondamento della storia. Nove marinai tedeschi furono uccisi quel giorno, mentre tentavano di raggiungere la riva: gli ultimi morti della Prima guerra mondiale. Von Reuter fu vilipeso nel Regno Unito, ma quando tornò in Germania fu accolto da eroe.
Accadde oggi, venerdì 21 giugno: quando Guam divenne (pacificamente) americana e il più grande autoaffondamento della storia
di Luigi Gaetani
Nel 1898 l’isola passò dall’essere spagnola a statunitense senza vittime. Invece nel 1919 la flotta tedesca preferì inabissarsi piuttosto che cadere in mani inglesi