Filippo Turetta, le 10 contraddizioni nella versione dell’assassino di Giulia Cecchettin
di Rosario Di RaimondoUn elenco di omissioni, contraddizioni, silenzi. Dalle parole di Filippo Turetta, pronunciate l’1 dicembre del 2023 davanti al pm Andrea Petroni, a meno di un mese dal femminicidio dell’ex compagna Giulia Cecchettin, emerge il tentativo di allontanare da sé l’accusa di un delitto premeditato. Così l’ex studente cerca di spiegare che era abituato a girare con vestiti puliti di riserva, coltelli e cibo in macchina; assicura che con Giulia aveva “un bellissimo rapporto”, quando in realtà, secondo gli investigatori, la perseguitava spiandola pure attraverso un’app; attribuisce al suo rifiuto di un regalo e al desiderio di cominciare una nuova vita e una nuova relazione l’origine del litigio che lo porterà a sferrare 75 coltellate contro la ragazza. Per chi indaga, Filippo Turetta aveva pianificato tutto, addirittura con una sorta di “check list” di 30 voci scritta (e cancellata) nei giorni precedenti.
Un elenco di omissioni, contraddizioni, silenzi. Dalle parole di Filippo Turetta, pronunciate l’1 dicembre del 2023 davanti al pm Andrea Petroni, a meno di un mese dal femminicidio dell’ex compagna Giulia Cecchettin, emerge il tentativo di allontanare da sé l’accusa di un delitto premeditato. Così l’ex studente cerca di spiegare che era abituato a girare con vestiti puliti di riserva, coltelli e cibo in macchina; assicura che con Giulia aveva “un bellissimo rapporto”, quando in realtà, secondo gli investigatori, la perseguitava spiandola pure attraverso un’app; attribuisce al suo rifiuto di un regalo e al desiderio di cominciare una nuova vita e una nuova relazione l’origine del litigio che lo porterà a sferrare 75 coltellate contro la ragazza. Per chi indaga, Filippo Turetta aveva pianificato tutto, addirittura con una sorta di “check list” di 30 voci scritta (e cancellata) nei giorni precedenti.
Turetta: “Ci siamo messi insieme nel gennaio 2022, abbiamo sempre avuto un bellissimo rapporto”.
La relazione tra Filippo Turetta e Giulia Cecchettin comincia all’inizio del 2022. Lui parla di “bellissimo rapporto”. Ma la sorella di Giulia, Elena, in questi mesi ha raccontato gli aspetti tossici nel comportamento dello studente. “Disse a mia sorella: dovresti fermarti con gli esami e aiutare me. Voleva che si laureassero insieme, perché insieme avevano iniziato. Col senno di poi, un segnale allarmante”, ha raccontato la stessa Elena a Repubblica. Per non dimenticare altri aneddoti: “Quello del concerto a Milano, dove siamo andate io e Giulia, con Filippo che le scriveva per tutto il tempo fino a quando io non ho messo il cellulare di mia sorella in borsa, per farla stare un po’ tranquilla. La chiamava continuamente”.
"C’era stata una mini-crisi nel marzo 2023. Ma dopo due settimane siamo tornati insieme”.
Il rapporto infatti è finito nel luglio del 2023. Almeno per Giulia. Perché “in prossimità e a seguito della rottura”, si legge nelle carte, Filippo la perseguitava, tanto che i pm contestano l’aggravante dello stalking. Aveva un atteggiamento “minaccioso” nei suoi confronti, la spiava con una app per monitorare se fosse online su WhatsApp, voleva sapere delle sue relazioni e frequentazioni, si presentava all’improvviso nei luoghi frequentati dalla studentessa, aveva una forma “esasperante di controllo”. La tempestava con centinaia di messaggi, pretendeva pure quello della “buonanotte”.
“Ho urlato che non era giusto. Che avevo bisogno di lei, che mi sarei suicidato. Lei ha risposto decisa che non sarebbe tornata con me”.
Non solo imputa a Cecchettin l’inizio della lite che sfocerà poi nel femminicidio (“Volevo darle un regalo, lei si è rifiutata di prenderlo…”), ma Turetta cerca pure di insinuare l’idea di un raptus, di un delitto d’impeto scoppiato dopo quel litigio. Per i pm, invece, lo studente aveva premeditato tutto da almeno quattro giorni, “preparandosi” e “pianificando tutto nel dettaglio”.
“Le ho dato, non so, una decina, dodici, tredici colpi con il coltello”.
La procura di Venezia contesta a Turetta di aver agito con “crudeltà ed efferatezza”. Ha colpito Cecchettin con 75 coltellate, “di cui solamente 20 derivanti dalla difesa della vittima”, colpendola “ripetutamente anche sul volto, procurandole veri e propri sfregi”.
“Lo scotch l’avevo comprato poco prima se mai fosse servito per attaccare il papiro della laurea di Giulia. Lo portavo in auto per attaccare qualsiasi cosa”.
Il nastro adesivo, comprato nei giorni precedenti al delitto, è uno degli elementi che per gli inquirenti dimostra la premeditazione. Così come l’acquisto dei sacchi neri che poi serviranno a nascondere il corpo senza vita di Cecchettin.
“I coltelli erano presi dalla cucina di casa mia. Li avevo messi in macchina perché avevo anche avuto pensieri suicidi”.
Il primo dicembre 2023, durante l’interrogatorio in carcere, il pm Andrea Petroni incalza Turetta, visto che non riesce a spiegare il perché della presenza di ben due coltelli in macchina ma anzi ostenta il silenzio, come se avesse bisogno di pensare a una risposta plausibile. Parla dei suoi “pensieri suicidi”, di cui c’è traccia anche nell’atto di fine indagine ma per tutt’altro motivo. Secondo i magistrati Turetta “rappresentava in modo fittizio e tormentoso il proprio malessere e i propri intenti suicidari con l’esclusivo fine di riavvicinare” la sua vittima.
“I vestiti sporchi di sangue li ho cambiati con altri che avevo in macchina. In auto ho sempre un cambio, coperte, qualcosa da mangiare e da bere”.
Un’altra spiegazione che non regge per chi ha svolto le indagini (la procura e diverse articolazioni dei carabinieri). Turetta, infatti, si è attrezzato con “beni utili alla fuga: soldi contanti, abiti puliti, provviste e quant’altro utile alla sopravvivenza”.
“Ho imboccato la strada per Barcis. Mi sono fermato in un punto in cui non c’erano case e sono rimasto un po’ lì. Ho provato anche con un sacchetto a soffocarmi (…). Non sono riuscito e l’ho strappato all’ultimo. Allora ho preso lei e sono andato a nasconderla”.
Anche in questo caso “la strada per Barcis”, la zona dove Turetta nasconde il corpo di Cecchettin, sembra quasi imboccata per caso, all’improvviso. Eppure dalle carte emerge che nei giorni precedenti l’ex studente acquista una cartina stradale cartacea per potersi orientare anche senza connettersi a internet. E fa ricerche su “località di montagna” dove sarebbe stato poi più facile nascondere il corpo, come poi avvenuto.
“Mi sono rassegnato a non suicidarmi più e a essere arrestato”
Turetta dice di aver tentato il suicidio per due volte durante la sua fuga. Alla fine ha desistito quando ha visto online un’intervista ai suoi genitori che speravano fosse vivo. È stato arrestato in Germania, fermo all’interno della sua Grande Punto nera. Verosimilmente rassegnato, come ha detto lui. Ma anche a secco di benzina. “Non sapeva più cosa fare, non ha avuto alcun supporto”, dicono gli investigatori.
“Sto cercando di ricostruire nella mia memoria le emozioni e quello che è scattato in me quella sera”.
Queste le parole che Turetta ha detto davanti alla gip Benedetta Vitolo, appena dopo l’arrivo nel carcere di Verona. “Capire” cosa gli era “scattato”. Più di sei mesi dopo, secondo i magistrati è tutto molto chiaro: l’ex studente avrebbe pianificato il femminicidio. Durante le analisi informatiche, i carabinieri hanno scovato pure un file – che lui aveva cancellato – con un elenco di trenta voci. Una sorta di check list sia sugli oggetti utili al suo piano sia alle azioni necessarie per metterlo in atto: fare il pieno, nastro adesivo, legare, legare sopra le caviglie e sopra le ginocchia, spugna bagnata in bocca, coltello, acquisto cartina cartacea.