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La rabbia dei braccianti: “Regolarizzateci tutti”. Mattarella: basta schiavitù

Migliaia in piazza a Latina, con loro anche Schlein: “La Bossi-Fini va abolita”. Il titolare dell’azienda Lovato indagato da cinque anni per caporalato
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LATINA – Si sono vestiti bene e sono usciti dai borghi, i loro ghetti. Dove, prima di iniziare a pulire i cocomeri, devono abbassare gli occhi di fronte ai busti del Duce conservati dai latifondisti, e alzare il braccio teso. Lo raccontano, di fronte alla Prefettura di Latina, i migranti dell’Agro Pontino, esuli economici del Punjab indiano. Quasi tutti. Restano sotto il sole, davanti al palco, i turbanti e le scarpe ricurve, altri con le “sneekers” così occidentali. Sono scesi dai cinque pullman allestiti dalla Cgil lavoratori agricoli e ora impugnano le bandiere rosse: non sono più invisibili. La morte di Satnam Singh, 31 anni, abbandonato senza un braccio dal titolare dell’azienda agricola Lovato, l’erede Antonello, li ha fatti emergere tutti insieme.

LATINA – Si sono vestiti bene e sono usciti dai borghi, i loro ghetti. Dove, prima di iniziare a pulire i cocomeri, devono abbassare gli occhi di fronte ai busti del Duce conservati dai latifondisti, e alzare il braccio teso. Lo raccontano, di fronte alla Prefettura di Latina, i migranti dell’Agro Pontino, esuli economici del Punjab indiano. Quasi tutti. Restano sotto il sole, davanti al palco, i turbanti e le scarpe ricurve, altri con le “sneekers” così occidentali. Sono scesi dai cinque pullman allestiti dalla Cgil lavoratori agricoli e ora impugnano le bandiere rosse: non sono più invisibili. La morte di Satnam Singh, 31 anni, abbandonato senza un braccio dal titolare dell’azienda agricola Lovato, l’erede Antonello, li ha fatti emergere tutti insieme.

C’è Bikramjit Singh, 34 anni, tra loro. Lavora e dorme a Sezze, in provincia, con il fratello che ancora non parla l’italiano. Fa quattro chilometri in bicicletta per raggiungere l’azienda, «ma il padrone è buono». Sembrano meno buoni i proprietari terrieri che conosce Bhavsharan Singh, 24 anni, studente di Giurisprudenza. Vive traducendo in italiano, ai Caf di Latina, i diritti dei connazionali. «La busta paga non corrisponde mai al contante che il bracciante straniero riceve, c’è sempre una parte pagata in nero», spiega. «Sul posto di lavoro mancano sempre guanti e occhiali. Conosco braccianti che hanno perso un dito e sono rimasti in silenzio, temevano per il lavoro. I turni di lavoro sono di 12 ore al giorno, sette su sette, pagati 4 euro l’ora. Il giorno di riposo è facile salti». «Chi raggiunge l’Italia - racconta - ha venduto casa e terreno nel Punjab e ha affrontato il viaggio, a volte via mare».

"Bonificare Agro Pontino da caporalato e mafia”

Ci sono duemila persone in piazza, e alle cinque inoltrate arriva anche la segretaria del Pd, Elly Schlein. Con lei un nutrito gruppo di senatori e deputati. Sotto il palco l’ex segretaria Susanna Camusso, non si vede Maurizio Landini, quello in carica. Schlein dice: «Bisogna abolire la legge Bossi-Fini, che ancora governa questi ambiti e provoca irregolarità. Abbiamo pronto un testo. L’Agro Pontino va bonificato da caporalato e mafia».

Il TgLa7 rivela che Renzo Lovato, il capofamiglia dell’azienda sui cui terreni è avvenuta l’amputazione di Satnam, è indagato per reati di caporalato da cinque anni. È lui, sì, quello che ha detto: «La colpa dell’incidente è stata del lavoratore, ora ci ha messo tutti nei guai».

Poi sale Hardeep Kaour, la giovane segretaria dei lavoratori agricoli di Latina e Frosinone che tutti chiamano Laura. È indiana, ed è arrivata da noi 37 anni fa. È lei che ha ricevuto la chiamata da un bracciante connazionale, dall’azienda Lovati: «Satnam ha perso un braccio», la avvertiva. È con lei, Hardeep, che tutto è diventato pubblico. Va al microfono e dice, prima in lingua punjabi e poi in italiano: «Satnam è stato ucciso. Da un’azienda irregolare, dall’indifferenza, dallo Stato. Satnam non è un caso, è la regola, l’ordinario».

Solo uno su cinque ha contratto regolare

Nell’Agro Pontino ci sono 19.000 braccianti, il 70 per cento è straniero e solo un quinto ha un contratto regolare. «In queste zone manca lo Stato, e s’insinua la mafia». Le opposizioni sono davanti alla segretaria, che ringrazia, «ma il governo non l’abbiano sentito. Abbiamo ascoltato solo il ministro Francesco Lollobrigida precipitarsi a chiedere che le aziende italiane non siano demonizzate». Il discorso è tutto tra le lacrime, e conquista l’uditorio italiano e straniero. «Ci vuole il permesso di soggiorno per tutti, senza quello non sfuggi al caporalato», chiude. «Abbiamo visto, dopo la morte di Satnam, che una questura, se vuole, il permesso lo dà in due giorni».

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dai 160 anni della Croce Rossa volge lo sguardo all’Agro Pontino: «Questa forma di lavoro si manifesta con caratteri disumani e rientra in un fenomeno di sfruttamento dei più deboli e indifesi, con modalità e condizioni illegali e crudeli». Sul palco di fronte alla Prefettura, qui a Latina, sale la sindaca Matilde Celentano, Fratelli d’Italia. Dice: «Questa battaglia va combattuta tutti insieme». I fischi la travolgono.

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