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Tragedia di Rigopiano, la Procura fa ricorso in Cassazione contro le assoluzioni

(ansa)
Lo stesso avevano già fatto i difensori degli imputati condannati in secondo grado, così il processo passa nelle mani della Corte di Cassazione
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La vicenda giudiziaria sulla tragedia di Rigopiano non si è ancora conclusa. La Procura generale dell’Aquila ha depositato il suo ricorso contro le 22 assoluzioni, arrivate a sette anni dalla valanga che spazzò via l’hotel, che avevano ristretto il perimetro delle responsabilità penali ai soli livelli istituzionali di Comune di Farindola, Provincia e prefettura di Pescara.

Lo stesso avevano già fatto i difensori degli imputati condannati in secondo grado, tre in più rispetto al rito abbreviato celebrato a Padova. Così l’ultimo atto del processo passa ora nelle mani della Corte di Cassazione.

Il ricorso alla sentenza

Il corposo atto di ricorso alla sentenza della Corte d'appello presentato dal procuratore Alessandro Mancini punta, infatti, a rimettere in gioco tutti i profili di responsabilità nella sciagura costata la vita a 29 persone e pesanti conseguenze fisiche agli 11 sopravvissuti.

Soprattutto quelli dei massimi dirigenti regionali del servizio di Protezione civile, assolti nella sentenza dello scorso 14 febbraio: Pierluigi Caputi, Carlo Visca, Emidio Primavera, Vincenzo Antenucci, Carlo Giovani e Sabatino Belmaggio.

Ma anche dell'ex prefetto Francesco Provolo, a cui era stato inizialmente contestato il depistaggio delle indagini.

A chiedere che fosse presentato il ricorso erano stati nei giorni scorsi i familiari delle vittime, attraverso un flash mob davanti al Palazzo di Giustizia aquilano.

La prevedibilità dell’evento

Tornano, inoltre, in discussione sia la mancata realizzazione della Carta di localizzazione del pericolo valanghe, sia la prevedibilità dell'evento. "Una cartografia completa (sia Clpv e Clv) della zona - si legge nella perizia - se fosse stata disponibile all'epoca del fatto avrebbe certamente individuato un'area di espandimento comprendente l'Hotel Rigopiano".

"Non è necessario - scrive il procuratore Mancini alla luce del consolidato orientamento della Cassazione - che il garante, per rispondere dell'evento, deve essere dotato di tutti i poteri impeditivi, essendogli richiesto di porre in essere solo quelli da lui esigibili". Premessa necessaria per arrivare alla conclusione che "è certo che il puntuale adempimento di quanto richiesto avrebbe senz'altro impedito il grave disastro. L'inerzia accertata è certamente un comportamento gravemente censurabile nel funzionario".

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