Lotta al lavoro nero e sicurezza nei cantieri. Le promesse tradite del governo dopo ogni strage
di Giuseppe Colombo , Valentina ConteROMA - Un annuncio riciclato. Lento, nell’Italia che piange tre morti e 570 infortuni in media al giorno. Anche di fronte all’ultimo decesso, brutale, di Satnam Singh, l’agricoltore indiano ritrovato con il braccio amputato nelle campagne di Latina, il governo balbetta.
"Nell’arco del 2024 saremo in grado di raddoppiare il numero delle ispezioni rispetto a quelle fatte negli ultimi anni”, promette la ministra del Lavoro Marina Calderone. Solo che il raddoppio dei controlli, attraverso l’assunzione di 1.600 ispettori, è stato già annunciato con il decreto Pnrr approvato ad aprile. In scia a un’altra tragedia: il crollo di un pilastro nel cantiere Esselunga di Firenze che ha ucciso cinque lavoratori edili.
Ad oggi, però, di quegli ispettori…
ROMA - Un annuncio riciclato. Lento, nell’Italia che piange tre morti e 570 infortuni in media al giorno. Anche di fronte all’ultimo decesso, brutale, di Satnam Singh, l’agricoltore indiano ritrovato con il braccio amputato nelle campagne di Latina, il governo balbetta.
"Nell’arco del 2024 saremo in grado di raddoppiare il numero delle ispezioni rispetto a quelle fatte negli ultimi anni”, promette la ministra del Lavoro Marina Calderone. Solo che il raddoppio dei controlli, attraverso l’assunzione di 1.600 ispettori, è stato già annunciato con il decreto Pnrr approvato ad aprile. In scia a un’altra tragedia: il crollo di un pilastro nel cantiere Esselunga di Firenze che ha ucciso cinque lavoratori edili.
Ad oggi, però, di quegli ispettori promessi ne sono stati assunti solo 800: la metà. E non tutti nuovi perché, come hanno denunciato i sindacati, del “pacchetto Calderone” solo 250 sono aggiuntivi: la gran parte delle assunzioni era stata già prevista dal governo Draghi. Innesti importanti, ma comunque insufficienti per un Ispettorato nazionale del lavoro che resta sottodimensionato.
"Grazie all’intelligence e all’incrocio dei dati, saremo in grado di mappare quanto avviene nei campi e saremo in grado di intervenire»”, aggiunge la ministra. Ma solo per tirare su il Sistema informativo nazionale della prevenzione (Sinp) ci sono voluti 14 anni.
E poi il titolo dei controlli "a tappeto”, che non ha ancora una programmazione. Mentre intanto a Latina come a Rosarno, nei campi dello sfruttamento, in centomila lavorano al buio.
Per lo più immigrati. Fragili, invisibili allo Stato. Vivono in alloggi fatiscenti, nei ghetti che il Piano nazionale di ripresa e resilienza aveva promesso di smantellare. Era tutto pronto: i soldi (200 milioni) e i progetti. Ma il passo del governo, anche in questo caso, si è fatto lento. Solo dopo un anno e mezzo dall’insediamento si è accorto che bisognava fare qualcosa. La soluzione alla fine è ricaduta sulla nomina di un commissario straordinario, ma persino la designazione è arrivata in ritardo rispetto alla scadenza fissata con il decreto Pnrr.
La scelta doveva arrivare a inizio aprile, entro un mese dal via libera al provvedimento: l’indicazione del Consiglio dei ministri, che ha scelto il prefetto di Latina Maurizio Falco, c’è stata solo il 4 giugno.
Ritardi su ritardi, di fronte a un’urgenza che preme. Lo riconosce, e lo scrive, la stessa ministra nell’ultima relazione al Parlamento sull’attività del Tavolo contro il caporalato. Lì dove si parla anche di "profughizzazione dello sfruttamento lavorativo”. Schiavi. Umiliati e sottopagati, tagliati fuori dal sistema delle quote della legge Bossi-Fini che restringe il perimetro dei lavoratori regolari. Poverissimi contro poveri.
Ma le promesse mancate del governo sulla lotta al caporalato sono solo una parte di tutte quelle che riguardano la sicurezza sul lavoro. È già successo a febbraio, dopo l’incidente al cantiere Esselunga. Ecco cosa aveva promesso Calderone. Interdizione dagli appalti da due a cinque anni in caso di “gravi violazioni” o di “accertata responsabilità penale per reati” in materia di salute e sicurezza del lavoro. Ma anche una ripenalizzazione delle sanzioni in materia di appalto, subappalto e somministrazione illecita, oltre all’inasprimento delle sanzioni in materia di lavoro nero e irregolare.
A parte la reintroduzione del reato penale di somministrazione illecita di manodopera, che era stato abrogato nel 2016, della lunga lista degli impegni è rimasto poco. Basta leggere sempre il decreto Pnrr, scelto come contenitore per un pacchetto di norme proprio sulla sicurezza sul lavoro.
Non c’è il divieto al massimo ribasso e al subappalto a cascata. Neppure una riga sul reato di omicidio sul lavoro, osteggiato dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. Così come non è prevista l’istituzione di una Procura nazionale, sollecitata dai sindacati e dal mondo dell’associazionismo.
Per non parlare dell’obbligo della patente a punti, il “certificato” di sicurezza per le imprese e i lavoratori autonomi che dal primo ottobre scatterà solo per l’edilizia. Basterà un’autocertificazione per ottenerla, mentre i controlli sono laschi: i punti si scalano solo con una sentenza passata in giudicato, con l’ordinanza o l’ingiunzione del giudice. Tardi, viste le lungaggini della giustizia. Ecco il passo lento del governo.
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