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Natisone, l’ultimo abbraccio a Cristian Molnar: il 25enne ritrovato nel fiume dopo venti giorni

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Travolto vicino a Udine insieme a due amiche che hanno perso come lui la vita. “Non abbiamo mai smesso di cercarlo”. Era incastrato sott’acqua, bloccato da rami e rocce
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UDINE — Qualcuno dice che ieri fosse la giornata mondiale dell’abbraccio. Altri l’hanno festeggiata in gennaio. Poco conta, di fronte all’immagine dei tre ragazzi stretti l’uno all’altra mentre la piena del fiume Natisone, a Premariacco, li trascina via: rimarrà un’icona, oltre che un ricordo orribile. Ieri, di certo, è stato il giorno in cui l’agonia dei familiari della terza vittima, l’unica ancora dispersa, si è sciolta in un pianto inconsolabile: Cristian Casian Molnar, 25 anni, romeno, in visita in Friuli alla fidanzata Bianca Doros, 23, e alla loro amica Patrizia Cormos, 21, è stato trovato. I soccorritori lo cercavano dal 31 maggio. Il corpo era incastrato in una forra, a circa un chilometro dallo spuntone di ghiaia rimasta sotto i loro piedi, quando l’acqua aveva all’improvviso cominciato a salire, con rapidità torrenziale, cogliendoli di sorpresa mentre scattavano foto sulla spiaggetta sotto il ponte romano.

Il corpo svelato per l’abbassamento dell’acqua

Per quanto precedente…

UDINE — Qualcuno dice che ieri fosse la giornata mondiale dell’abbraccio. Altri l’hanno festeggiata in gennaio. Poco conta, di fronte all’immagine dei tre ragazzi stretti l’uno all’altra mentre la piena del fiume Natisone, a Premariacco, li trascina via: rimarrà un’icona, oltre che un ricordo orribile. Ieri, di certo, è stato il giorno in cui l’agonia dei familiari della terza vittima, l’unica ancora dispersa, si è sciolta in un pianto inconsolabile: Cristian Casian Molnar, 25 anni, romeno, in visita in Friuli alla fidanzata Bianca Doros, 23, e alla loro amica Patrizia Cormos, 21, è stato trovato. I soccorritori lo cercavano dal 31 maggio. Il corpo era incastrato in una forra, a circa un chilometro dallo spuntone di ghiaia rimasta sotto i loro piedi, quando l’acqua aveva all’improvviso cominciato a salire, con rapidità torrenziale, cogliendoli di sorpresa mentre scattavano foto sulla spiaggetta sotto il ponte romano.

Il corpo svelato per l’abbassamento dell’acqua

Per quanto precedentemente esplorata, solo ieri, attorno alle 13, con l’abbassamento del livello dell’acqua, la cavità ha permesso ai sommozzatori del nucleo speleo alpino fluviale dei vigili del fuoco di individuare la sagoma, in parte coperta da rami e pietre, e di avviare le operazioni di recupero con tanto di elicottero, corde e barella. È stato poi il fratello Petru Radu a riconoscerlo, nell’obitorio dell’ospedale di Udine dove la salma era stata portata dai carabinieri. E così, la speranza di riabbracciarlo vivo, nutrita nonostante il trascorrere del tempo, ha lasciato il posto alla disperazione. La stessa provata dai genitori di Patrizia e Bianca quando, due giorni dopo la scomparsa, erano state trovate lungo la sponda. «Abbiamo fatto suonare le campane a morto e domani (oggi, ndr) sarà lutto cittadino — dice il sindaco di Premariacco, Michele De Sabata — Chiudiamo una delle pagine più tristi della nostra piccola comunità».

A proseguire è l’inchiesta giudiziaria per omicidio colposo avviata dalla Procura di Udine, per stabilire se vi siano responsabilità di natura omissiva nella macchina dei soccorsi. Se, cioè, «non si sia intervenuti tempestivamente per approntare i mezzi che ne avrebbero consentito il salvataggio» nell’unico modo possibile in quelle condizioni: con l’intervento di un elicottero attrezzato.

(ansa)

I dubbi riguardano essenzialmente la tempistica. Il primo elicottero arrivato sul posto era stato quello del 118, alle 14.14, comunque ormai troppo tardi. Nel frattempo, era stato attivato anche quello dei vigili del fuoco, che, decollando però da Venezia alle 14.03, aveva raggiunto il luogo della tragedia appena alle 14.28. «È il momento del lutto — dice l’avvocato Gaetano Laghi, che assiste le famiglie di Cristian e di Bianca — Mi sto recando a Udine, per stare umanamente vicino ai miei assistiti. Il resto è in evoluzione. Di sicuro, la nostra battaglia legale continua: siamo certi che i soccorsi siano stati tardivi e che la burocrazia abbia prevalso sull’intuito dell’urgenza. Pretendiamo una spiegazione».

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