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Legge 194, l’ospedale di Urbino è un faro nelle Marche degli anti-abortisti: “Qui solo ginecologi non obiettori, garantiamo il diritto all’Igv sicura, legale e gratuita”

Leone Condemi, direttore del reparto di ginecologia: “Siamo fieri di garantire il servizio, ma non possiamo rappresentare una rarità”
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«Rappresentare un piccolo faro nelle tenebre delle Marche, dove l’interruzione volontaria di gravidanza, spesso, è una corsa ad ostacoli, non è un motivo di vanto, ma è la dimostrazione che, nonostante le difficoltà, si può garantire con professionalità il diritto all’aborto sicuro, legale e gratuito» ad affermarlo è Leone Condemi, direttore del reparto di ginecologia dell’Ospedale di Urbino.

Solo medici non obiettori

Qui, da un anno, prestano servizio solo ginecologi non obiettori di coscienza. «Sono sempre stato non obiettore, fino all’anno scorso avevo metà colleghi obiettori che ho lasciato liberi di decidere, rispettando la loro coscienza, ma non permettendo mai di intralciare il percorso di IVG. Ora siamo al 100% non obiettori. Anche nei consultori dell’Azienda Sanitaria Territoriale…

«Rappresentare un piccolo faro nelle tenebre delle Marche, dove l’interruzione volontaria di gravidanza, spesso, è una corsa ad ostacoli, non è un motivo di vanto, ma è la dimostrazione che, nonostante le difficoltà, si può garantire con professionalità il diritto all’aborto sicuro, legale e gratuito» ad affermarlo è Leone Condemi, direttore del reparto di ginecologia dell’Ospedale di Urbino.

Solo medici non obiettori

Qui, da un anno, prestano servizio solo ginecologi non obiettori di coscienza. «Sono sempre stato non obiettore, fino all’anno scorso avevo metà colleghi obiettori che ho lasciato liberi di decidere, rispettando la loro coscienza, ma non permettendo mai di intralciare il percorso di IVG. Ora siamo al 100% non obiettori. Anche nei consultori dell’Azienda Sanitaria Territoriale di Pesaro-Urbino. È una congiunzione astrale che ci permette di gestire meglio il servizio» spiega.

Servizio garantito

Infatti, l’aborto chirurgico è garantito due volte a settimana, mentre l’accesso all’aborto farmacologico è disponibile tutti i giorni. Inevitabilmente, c’è carenza di personale che, seppur provocando i disagi comuni alle altre province, non compromette questo servizio. «Un tempo dovevamo cercare di stabilire i turni dei colleghi non obiettori in base alla calendarizzazione delle interruzioni di gravidanza, ora non più» dice Condemi, sottolineando che, nell’ultimo periodo, hanno ridotto le IVG a un solo giorno a settimana perché favoriscono l’aborto farmacologico.

Fiore all’occhiello

Nella regione in cui la quota di medici obiettori sfiora il 100% e l’aborto farmacologico raggiunge a stento il 20,7%, meno della metà della media nazionale (47,3%), l’Ospedale di Urbino rappresenta un fiore all’occhiello: insieme al nosocomio di Senigallia, è stato il primo ad applicare il protocollo sperimentale della somministrazione della pillola Ru486 e prostaglandine.

Il problema, però, è che, secondo una direttiva regionale, l’aborto farmacologico è attuabile entro la settima settimana di gestazione e non la nona, come previsto dalle Linee di indirizzo del Ministero della Salute.

L’ostacolo legislativo

«È un ostacolo contro cui combattiamo da anni, cercando un confronto con la Regione, invano. Non hanno ben chiaro che l’aborto farmacologico, nonostante preveda una procedura più lunga, con tre accessi in ospedale per la somministrazione delle pillole e la visita di controllo, consente all’azienda sanitaria di abbattere i costi della sala operatoria e del conseguente ricovero, ma soprattutto ha un impatto meno traumatico sulle donne» commenta Condemi.

Il sostegno psicologico

Oltre ad assicurare un accesso rapido ed efficiente, nel reparto da lui diretto, prestano grande attenzione anche all’aspetto psicologico delle donne che si accingono ad abortire: «il nostro team – precisa – è tutto al femminile e under 40. Credo sia un valore aggiunto: appartengono a una generazione che non reputa l’aborto uno scandalo, ma un diritto da tutelare. Con estrema sensibilità, le mie colleghe instaurano un dialogo con le pazienti, soprattutto in situazioni di disagio, in cui bisogna tenere conto di aspetti sociali, sentimentali e familiari che influiscono sulla decisione di abortire».

La rete con i consultori

Altrettanta collaborazione si registra con i consultori dell’AST di Pesaro-Urbino, dove le ginecologhe sono tutte donne e, al momento, non sono presenti operatori pro-vita. Non lamentano neppure carenza di strumentazione: sono tutti dotati di ecografi di ultima generazione.

“Non possiamo essere una rarità”

«Cerchiamo di gestire anche le urgenze segnalate dai consultori del nostro territorio. Alcune donne arrivano da altre province, soprattutto dall’anconetano, tramite indicazioni di colleghi, passaparola o chiamandoci, talvolta, in preda alla disperazione per servizio assente o lunghe lista d’attesa nelle loro città. Arriviamo a praticare circa 3-4 aborti farmacologici a settimana. Siamo fieri di garantire il servizio, ma non possiamo rappresentare una rarità» conclude Condemi, confidando la speranza che, grazie alla loro tenacia e alle interrogazioni presentate in Consiglio Regionale, si possa mettere in atto un cambiamento sull’intero territorio marchigiano, nel pieno rispetto della legge 194.

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