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Crollano le ispezioni, solo una su venti in agricoltura. Ma il governo bluffa sui numeri e li gonfia

Squadre di ispettori divise per centrare l’obiettivo Pnrr di 200mila controlli quest’anno. Cgil: “Follia”
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ROMA — Tra gli ispettori del lavoro da qualche mese corre un’indicazione precisa: «Fare presto, macinare numeri, controllare solo i piccoli e solo il lavoro nero». Il governo è in grosso affanno con le ispezioni. Rischia di mancare l’obiettivo del Pnrr di superare entro quest’anno del 20% la media dei controlli del triennio 2019-2021.

Ecco allora l’indicazione operativa: gli ispettori del lavoro, quelli che verificano i contratti, escono separati dagli ispettori tecnici che invece accertano la sicurezza dei cantieri. Servono entrambi, in squadra, per stanare caporalato, sommerso, violazioni delle norme. Per alzare le cifre – fare «grana grossa» come dicono a voce bassa gli ispettori – si rischia di mettere una pezza peggiore del buco.

Evasione, morti e infortuni

E il buco è molto largo. Oltre a 10 miliardi di contributi evasi all’anno, indice di lavoro nero e grigio, l’anno scorso ci sono stati 1.041 morti e 585 mila denunce di infortunio. Altri 191 morti solo nel primo trimestre di q…

ROMA — Tra gli ispettori del lavoro da qualche mese corre un’indicazione precisa: «Fare presto, macinare numeri, controllare solo i piccoli e solo il lavoro nero». Il governo è in grosso affanno con le ispezioni. Rischia di mancare l’obiettivo del Pnrr di superare entro quest’anno del 20% la media dei controlli del triennio 2019-2021.

Ecco allora l’indicazione operativa: gli ispettori del lavoro, quelli che verificano i contratti, escono separati dagli ispettori tecnici che invece accertano la sicurezza dei cantieri. Servono entrambi, in squadra, per stanare caporalato, sommerso, violazioni delle norme. Per alzare le cifre – fare «grana grossa» come dicono a voce bassa gli ispettori – si rischia di mettere una pezza peggiore del buco.

Evasione, morti e infortuni

E il buco è molto largo. Oltre a 10 miliardi di contributi evasi all’anno, indice di lavoro nero e grigio, l’anno scorso ci sono stati 1.041 morti e 585 mila denunce di infortunio. Altri 191 morti solo nel primo trimestre di quest’anno. Una triste contabilità che cresce prima delle tabelle ufficiali. Mentre la commozione si spegne subito dopo le tragedie: Brandizzo, Firenze, Suviana, Casteldaccia.

Fino al sacrificio indicibile di Satnam Singh, bracciante indiano maciullato da un macchinario nelle campagne di Latina e abbandonato per strada dal suo datore insieme al suo braccio staccato. «Fatto estraneo alla civiltà», l’ha definito il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Lo sfruttamento non può essere tollerato ignorandolo». Quello che invece può succedere. E già succede.

Le ispezioni insufficienti

Lo raccontano i numeri contenuti nei Rapporti annuali dell’Inl, l’Ispettorato nazionale del lavoro, guidato da Paolo Pennesi, ex direttore generale dei Consulenti del lavoro, molto vicino alla ministra del Lavoro Marina Calderone. Ebbene se si guarda al triennio 2019-2021 le ispezioni sono state in media 101 mila all’anno.

Aumentare questo numero del 20% – obiettivo del Pnrr da raggiungere entro dicembre – significa farne 121 all’anno nel triennio in corso 2022-2024. Come sta andando? Nel 2022 eravamo a poco più di 82 mila ispezioni. L’anno scorso, primo anno pieno del governo Meloni, siamo scesi di due punti a 80 mila (lo stesso livello dell’anno del Covid, il 2020).

Di conseguenza, per agganciare il livello chiesto dal Pnrr, quest’anno dovremmo salire all’iperbolica cifra di 200 mila ispezioni. Significa moltiplicare per 2,5 volte il livello dell’anno scorso. In percentuale: +150%.

Molto al di sopra della promessa reiterata a ogni tragedia di Calderone di «raddoppiare le ispezioni grazie ai nuovi ispettori che stiamo assumendo». Assunzioni per lo più eredità del governo Draghi-Orlando: 2.580 di cui 900 ispettori del lavoro e 1.174 tecnici. La ministra ha aggiunto altri 250 ispettori tecnici nel decreto Pnrr da inserire entro il 2026. Ma intanto ancora si fanno i concorsi del vecchio contingente.

Tornando al target delle ispezioni, è chiaro che 200 mila sembra davvero un obiettivo irraggiungibile quest’anno, da centrare con l’apporto non solo dell’Ispettorato e dei carabinieri, ma anche di Inps e Inail. Il dato si riferisce a tutte e tre le fonti di ispezione: il contributo maggiore viene però sempre dall’Ispettorato. Si tratta poi di “ispezioni definite” non semplicemente avviate.

Per il Pnrr contano cioè le ispezioni “fatte e finite” che si sono tradotte in positivo o negativo, con una multa o un’ingiunzione. La differenza tra ispezioni avviate e definite, spiega un ispettore, «è come tra un rinvio a giudizio e una sentenza di condanna o assoluzione».

La corsa del governo

Ecco dunque l’accelerazione. Per come la sta concependo il governo Meloni non pare una corsa sana per avere più sicurezza. Un mese fa era stata la Fp Cgil a denunciare la «follia» di una «scissione pericolosa tra vigilanza tecnica e quella ordinaria del lavoro». Anziché tenerle «congiunte» il direttore generale Pennesi ha chiesto ai direttori territoriali di andare separati per fare in fretta.

«Una visione anti-storica, torniamo indietro di decenni», denunciava Matteo Ariano, coordinatore nazionale Fp Cgil-Inl. «Le stragi del lavoro di questi mesi dimostrano la necessità di programmare insieme vigilanza tecnica e del lavoro». Si va invece verso il modello di «vigilanza a vista» anziché fare «analisi degli indici di rischio».

Così anziché andare a controllare settori e imprese più a rischio con una squadra di dieci ispettori, si mandano da singoli in dieci bar e discoteche di una via a caso. Nel mucchio. Per fare numero. E definire le ispezioni in giorni, al massimo una settimana. Satnam Singh sarebbe rimasto quello che era: un fantasma.

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