Pescara, parla il testimone dell'omicidio di Thomas Luciani: "Era quasi morto e loro gli dicevano di stare zitto"
dal nostro inviato Andrea OssinoChristopher Thomas Luciani, il ragazzo di 17 anni ucciso a Pescara
(ansa)“Faceva dei versi quasi di morte e loro gli dicevano di stare zitto. Lui era a terra, con una gamba accavallata all’altra, ripiegato a terra, esposto ai colpi sul fianco”. E ancora: “hanno detto che (il primo aggressore ndr) ha dato 15 coltellate”, mentre il complice “che poi ha preso il coltello, con una lama nera gliene ha date altre dieci”.
E’ il racconto di un testimone, anche lui figlio di un alto carabiniere, che era al parco con gli altri ragazzi e che ha spiegato, prima a casa e poi agli investigatori, cosa è accaduto domenica sera al Baden Powell di Pescara, dove due suoi amici sedicenni hanno accoltellato il coetaneo Cristopher Thomas Luciani per un debito di appena 240 euro, una questione di droga.
“Faceva dei versi quasi di morte e loro gli dicevano di stare zitto. Lui era a terra, con una gamba accavallata all’altra, ripiegato a terra, esposto ai colpi sul fianco”. E ancora: “hanno detto che (il primo aggressore ndr) ha dato 15 coltellate”, mentre il complice “che poi ha preso il coltello, con una lama nera gliene ha date altre dieci”.
E’ il racconto di un testimone, anche lui figlio di un alto carabiniere, che era al parco con gli altri ragazzi e che ha spiegato, prima a casa e poi agli investigatori, cosa è accaduto domenica sera al Baden Powell di Pescara, dove due suoi amici sedicenni hanno accoltellato il coetaneo Cristopher Thomas Luciani per un debito di appena 240 euro, una questione di droga.
"Volevo fermarli”
Il padre del testimone oculare, alle spalle una specchiata e importante carriera nell’Arma, non ha perso tempo. Ha verificato e chiamato la centrale operativa. Quindi il figlio è stato ascoltato e ha raccontato ogni cosa: “Ero allibito, non sapevo cosa fare, volevo fermarli ma non sapevo come fare. Mentre lo facevano sembrava che non ci stessero più con la testa”, ha detto il ragazzo, il cui racconto trova riscontri nelle narrazioni di altri amici presenti (quattro in tutto) e anche nelle immagini delle telecamere di sicurezza della zona. Elementi che hanno permesso di fermare, dopo neanche 24 ore dal delitto, il figlio di un carabiniere della zona e quello di un’insegnante iscritta all’albo degli avvocati. Nella testimonianza si parla anche di una pistola: “Ho notato che (uno dei due minorenni fermati, a cui va garantito l’anonimato ndr) aveva una pistola di piccole dimensioni”, si legge in uno dei verbali della testimonianza. “Forse scarica”, in un altro.
Le coltellate
Una cosa è certa: Cristopher Thomas Luciani, 16 anni e un percorso travagliato per colpa della la droga, è stato “colpito ripetutamente a morte con un coltello”. Il medico legale, il dottor Cristian D’Ovidio, parla di 10 coltellate “di continuo da arma da punta e taglio” sul dorso, poi altre 13 sul fianco destro, 1 nella coscia destra. Un delitto di una violenza pazzesca, come lo descrivono i ragazzi presenti.
I fatti
Una storia che inizia alle 15,30 di una delle prime domeniche estive, quando fa caldo e le scuole sono ormai chiuse. In questo contesto un gruppetto di amici si incontra. Ci sono figli di carabinieri, avvocati e professionisti della zona. Alcuni di loro però hanno ambizioni diverse da quelle dei genitori. Bramano la vita di strada, seguono sui social cantanti e youtuber pregiudicati. E tra di loro c’è chi “vendeva hashish”. Per questo aveva maturato un credito di droga nei confronti della vittima. “Ci aveva detto che lo doveva incontrare - prosegue il racconto - ci aveva fatto capire che voleva tirargli due schiaffi. Ci siamo diretti tutti insieme nei pressi della stazione dove c’e? un ristorante di sushi”.
Una questione di rispetto
Uno spuntino e un paio di telefonate alla vittima: “È diventata una questione di rispetto”, diceva al telefono. Da lì i ragazzi si sono diretti nella zona ‘dei silos’, poco distante, e in questo frangente Cristopher deve aver capito che la faccenda si metteva male: “Perché ti porti gli scagnozzi dietro?” avrebbe detto al figlio dell’avvocata. Poi un’altra sosta, al parco, “parchetto di via Raffaello Sanzio e ho notato che (l’altro fermato, il figlio del carabiniere ndr) aveva una pistola di piccole dimensioni”. I due indagati “sono restati un po' lì, entrando poi attraverso una staccionata rovinata”.
L’omicidio e il bagno
Gli amici nel frattempo chiamavano rinforzi, arrivavano altri sedicenni, dopo mezz'ora saranno sette in tutto, armati e la cui posizione ora è al vaglio dei pm del tribunale minorile. Anche se solo due di loro sono andati dietro i campetti, tra le sterpaglie, insieme alla vittima: uno dei due “mentre lo seguiva ci ha mostrato il coltello facendo una smorfia”. Un attimo dopo è iniziata l’aggressione. Poi la comitiva è andata verso uno stabilimento balneare poco distante, il figlio dell’avvocata “si è cambiato, aveva un cambio dietro in uno zaino, ricordo che aveva una maglietta nera e poi si è messo una canottiera nera dello stesso colore”. Quindi “ci siamo fatti il bagno”, insieme a due ragazze, come se nulla fosse.
L’arma del delitto e gli ‘accordi’
Ma c’era ancora una cosa da fare: sbarazzarsi dell’arma del delitto. Hanno preso un calzino, “era insanguinato, con dentro il coltello, lo ha lanciato verso gli scogli”. “Deve rimanere tra noi”, era l’ordine. Non è stato così. Il testimone principale ha avvertito il fratello, si è confrontato con gli amici, ha raccontato tutto al padre. E lui, importante carabiniere, non ha perso tempo. Ma era comunque troppo tardi, lo sapevano anche i testimoni: “Ero sicuro che era morto, erano tante coltellate davanti a me. Ad esempio aveva avuto una coltellata all’addome, una coltellata alla gamba, dove ci sono le arterie”.