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Omicidio di Pescara, l’avvocata madre di uno degli indagati: "Questa storia verrà ricostruita e ognuno risponderà per le sue responsabilità. Ho fiducia in Dio e nella giustizia”

(ansa)
Cristopher Thomas Luciani, 16 anni, è stato ucciso con oltre 20 coltellate da due giovani
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Da un lato c’è la vittima, Cristopher Thomas Luciani, un sedicenne minuto, con occhi castani e un ciuffo che sovrasta i capelli rasati. Dall’altro i due coetanei fermati dalla polizia per il suo omicidio: due liceali, il figlio di un carabiniere e quello di un’insegnante iscritta all’albo degli avvocati. E in mezzo una realtà dove «il disvalore che si dà alle proprie azioni, l’assenza di modelli positivi da seguire, di contezza delle proprie responsabilità. Un fenomeno presente in tutta italia», come dice un investigatore navigato.

Il passato di Cristopher Thomas Luciani lo raccontano gli archivi della polizia che parlano di un piccolo precedente per droga. Poi c’è il web, gli annunci con cui carabinieri, polizia e prefettura in passato hanno lanciato allarmi quando scappava di casa. Ad avvisarli, un anno fa, erano stati i genitori. Adesso sono in Albania, terra di origine. E del ragazzo con la faccia da bambino diffusa sui social durante la scomparsa si occupava la nonna. E ogni tant…

Da un lato c’è la vittima, Cristopher Thomas Luciani, un sedicenne minuto, con occhi castani e un ciuffo che sovrasta i capelli rasati. Dall’altro i due coetanei fermati dalla polizia per il suo omicidio: due liceali, il figlio di un carabiniere e quello di un’insegnante iscritta all’albo degli avvocati. E in mezzo una realtà dove «il disvalore che si dà alle proprie azioni, l’assenza di modelli positivi da seguire, di contezza delle proprie responsabilità. Un fenomeno presente in tutta italia», come dice un investigatore navigato.

Il passato di Cristopher Thomas Luciani lo raccontano gli archivi della polizia che parlano di un piccolo precedente per droga. Poi c’è il web, gli annunci con cui carabinieri, polizia e prefettura in passato hanno lanciato allarmi quando scappava di casa. Ad avvisarli, un anno fa, erano stati i genitori. Adesso sono in Albania, terra di origine. E del ragazzo con la faccia da bambino diffusa sui social durante la scomparsa si occupava la nonna. E ogni tanto qualche comunità di recupero, l’ultima che ha visitato è a Campobasso, dove da venerdì sera non hanno più sue notizie. È uscito per frequentare un corso professionale, non è più tornato. Lo cercavano a Rosciano, dove viveva. E anche a Chieti, dove frequentava alcune persone. Nulla da fare.

Perché nel frattempo la sua strada si è intrecciata con quella di due coetanei con cui aveva maturato un debito di poco più di 200 euro per una questione di hashish. «Sono dei cannaroli», si lascia sfuggire una cosciente che il giorno dopo si aggira nel parco del delitto, in cerca di una spiegazione che non c’è. Gli indagati sono figli di un carabiniere e un’avvocata che alla legge e al rispetto dei diritti hanno dedicato la vita. Ma come riflette il legale di uno dei due fermati – Biagio Gianchiola – il mestiere del genitore è il più difficile che esista». E i modelli seguiti sui social da almeno uno dei due ragazzi lasciano riflettere. “Er motosega” dei Theborderline, nel cui gruppo c’era anche il ragazzo che ha ucciso un bambino di cinque sfrecciando tra le strade della periferia romana con una Lamborghini noleggiata per un video con cui racimolare follower, viene seguito.

Sui profili compaiono like per l’artista Simba La Rue, condannato a Milano dopo una faida che vede come protagonisti alcuni personaggi della scena trapper. Le droghe, per l’indagato, «non sono la rovina delle persone, ma la consolazione per persone già rovinate». I riferimenti social sono alle droghe, la strada, il denaro, il dolore interiore: «Io cattivo? - si legge in un TikTok ripubblicato - ho dovuto affrontare tanta di quella m3rd4 da solo, mentre tutti pensavano che io stessi bene, stavo per toccare il fondo, non sono cattivo, sono semplicemente condizionato da qualcosa».

Qualcosa che è venuto fuori domenica sera, anche se la vicenda è da chiarire: «Adesso sono tutti buoni a parlare – dice la madre di uno dei due indagati – questa storia verrà ricostruita e ognuno risponderà per le sue responsabilità. Ho fiducia in Dio e nella giustizia e adesso mi affido all’uno e all’altra».

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