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Da schiavi a caporali: i braccianti indiani diventati aguzzini nell’Agro Pontino

(reuters)

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Dopo una vita nei campi, ora reclutano altri connazionali utilizzando la violenza e metodi mafiosi: oltre 20mila euro per il viaggio verso l’Italia
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BORGO HERMADA (LATINA) — I caporali del Sistema Latina, ché lo sfruttamento organizzato a fini produttivi nell’Agro Pontino è diventato un meccanismo esportato nel resto dell’Italia in nero, sono quasi sempre indiani. Della Piana del Punjab. Reclutano i braccianti connazionali e poi li intimidiscono, con i bastoni e i fucili a pompa. Sottraggono loro pezzi di busta paga, nel libero arbitrio concesso dai padroni italiani.

Il reclutatore per conto della Cooperativa Agrilovato, l’azienda da due milioni l’anno di fatturato di Massimo Varelli e del socio Renzo Lovato, padre di Antonello sui cui terreni è avvenuto l’incidente che ha ucciso Satnam Singh, era Paul Uttam, un indiano chiamato a portare nei campi lavoratori disposti a contratti sotto paga.

Le paramafie che reclutano i migranti

Sono trent’anni, ormai, che in questa larga area che va dall’estrema provincia meridionale di Roma fino a Formia, ai confini con la Campania, la malaeconomia dei meloni e del kiwi — siamo i terzi produttor…

BORGO HERMADA (LATINA) — I caporali del Sistema Latina, ché lo sfruttamento organizzato a fini produttivi nell’Agro Pontino è diventato un meccanismo esportato nel resto dell’Italia in nero, sono quasi sempre indiani. Della Piana del Punjab. Reclutano i braccianti connazionali e poi li intimidiscono, con i bastoni e i fucili a pompa. Sottraggono loro pezzi di busta paga, nel libero arbitrio concesso dai padroni italiani.

Il reclutatore per conto della Cooperativa Agrilovato, l’azienda da due milioni l’anno di fatturato di Massimo Varelli e del socio Renzo Lovato, padre di Antonello sui cui terreni è avvenuto l’incidente che ha ucciso Satnam Singh, era Paul Uttam, un indiano chiamato a portare nei campi lavoratori disposti a contratti sotto paga.

Le paramafie che reclutano i migranti

Sono trent’anni, ormai, che in questa larga area che va dall’estrema provincia meridionale di Roma fino a Formia, ai confini con la Campania, la malaeconomia dei meloni e del kiwi — siamo i terzi produttori al mondo — ha creato paramafie, la definizione è del sociologo Marco Ormizzolo. Vi partecipano migranti che non sopportano più il lavoro della terra e passano dall’altra parte. La storia del kapò, che tradisce per sopravvivere e diventa un aguzzino.

Con l’azienda agro-familiare Fontanella di San Felice al Circeo, i cui proprietari sono stati arrestati per sfruttamento ed estorsione della manodopera extracomunitaria, erano complici due bengalesi: Shafikul Islam e Farazi Dadon. L’indiano Hansra Balwant Singh nell’ottobre 2020 è stato fermato insieme all’imprenditore di Terracina, Alessandro Gargiulo. Il caporale assolveva al ruolo obbligando, armato, quattro operai a lavorare a ritmi serrati. In un’occasione aveva esploso cinque colpi.

L’organizzazione della rete criminale

Negli ultimi trent’anni, e con più struttura a partire dal 2015, nell’Agro Pontino è cresciuta la rete indiana degli sfruttatori che, sotto guida locale, fa arrivare nella provincia di Latina i braccianti. L’organizzazione si è raffinata nel tempo e, racconta l’ultima informativa dei carabinieri di Latina, oggi è in grado di organizzare l’aereo da Bathinda, Amritsar o Chandigarh verso Roma (a spese del futuro schiavo). La rete criminale indo-pontina è in grado di trovare un alloggio in subaffitto al migrante e, quindi, l’azienda agricola pronta ad assumere a chiamata, senza intermediazione sindacale.

Un passaggio fondamentale, e l’avvio di tutta la pratica di cooptazione, è la richiesta del nulla osta stagionale, avanzata con i tempi dettati dai click day di un decreto flussi sempre più inadeguato. Al latifondista il permesso costa 65 euro, al medico e al pensionato che vogliono lasciare l’India tra i 10.000 e i 20.000 euro. In anticipo. C’è chi si vende casa e terreno per pagare.

Nella scala gerarchica della paramafia, “il caponero” organizza le squadre e il trasporto internazionale, “il tassista” esegue il transfert, “il venditore” offre al migrante beni di prima necessità a prezzi elevati. A volte interviene “l’aguzzino”, che sottrae i documenti agli immigrati per tenerli sotto ricatto. Quindi, “ll caporale”: è a capo dell’ala straniera dell’organizzazione.

Infine, “l’uomo fidato”, che per conto dell’imprenditore finale si occupa dell’intera campagna di reclutamento. Un caporale guadagna a bracciante, tra i due e i cinque euro. Se ne recluta dieci, in una giornata può fare 50 euro netti. E ottenere un contratto regolare.

Immigrazione clandestina e tratta

Dal 2015 al 2022 i procedimenti iscritti alla Procura di Latina sullo sfruttamento dell’immigrazione clandestina e la tratta di esseri umani sono stati 132. Cinquantasei quelli per la falsificazione dei permessi.

Trent’anni di commercio di schiavi tra il Punjab e Latina hanno prodotto un censo superiore di indiani coinvolti nella tratta. A Borgo Hermada, otto chilometri e mezzo da Terracina, dove i ragazzini giocano a cricket in strada, è cresciuta la figura di un ex bracciante oggi sotto investigazione da parte di polizia e carabinieri.

L’uomo, punto di riferimento dell’associazione indiani del Lazio, è approdato in Italia 32 anni fa e nelle stagioni è riuscito ad avviare un ristorante, un minimarket, una linea di taxi ed è presente nelle attività lucrative del commercio etnico: possiede un’agenzia di pompe funebri (il rimpatrio delle salme) e si occupa del disbrigo delle pratiche di ingresso e di quelle per infortuni. L’uomo, socio in affari con un italiano, pochi giorni fa è stato aggredito all’interno del tempio Sikh vicino alla stazione di Campo di Carne.

Gli hanno strappato il turbante, segno di disprezzo massimo. Gli investigatori ritengono che il fatto vada ricondotto alla battaglia in corso su tutto il territorio per il reclutamento di operai agricoli e la supremazia nella gestione della seconda comunità straniera in Italia, gli indiani dell’Agro Pontino, stimati in 32.000. L’ex bracciante gira in Suv e si dichiara devoto di Silvio Berlusconi: «La gente ricorda ancora i bei giorni in cui lui comandava».

L’episodio di Campo di Carne rimanda alla spedizione punitiva del novembre 2021, quando fu ucciso a bastonate un indiano di 29 anni. La sua colpa era stata quella di aver incontrato il commerciante di Borgo Hermada per il battesimo del figlio. E aver stretto con lui un patto di affiliazione. Fu l’ex bracciante, in quel caso, a far arrestare nove persone.

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