Le ingiustizie ci sono, fortificano e bisogna accettarle. Avrebbe detto così la presidente di commissione degli esami di maturità dell’Istituto Foscarini a Linda Cocchetto che ha rifiutato di sottoporsi all’orale per aver ricevuto 6,5 allo scritto di greco. Lei e le compagne Virginia Y Herrera Gonzales e Lucrezia Novello si sono tutte opposte al voto che hanno preso considerato bassissimo e al giudizio della professoressa proveniente da un altro istituto veneziano. Secondo loro la versione, tratta da Minosse o Sulla legge, è stata fatta correttamente tanto che oggi hanno avviato la procedura di richiesta di accesso agli atti. «Non voglio accettare il vostro giudizio che non rispecchia il mio lavoro e perché non tollero la mancanza di rispetto nei mie confronti» hanno scritto in una lunga lettera letta davanti alla commissione. Le ragazze hanno una media altissima e non rischiano la bocciatura, ma per Cocchetto, atleta di mezzo fondo e vincitrice di una borsa di studio sportiva in un’u…
Le ingiustizie ci sono, fortificano e bisogna accettarle. Avrebbe detto così la presidente di commissione degli esami di maturità dell’Istituto Foscarini a Linda Cocchetto che ha rifiutato di sottoporsi all’orale per aver ricevuto 6,5 allo scritto di greco. Lei e le compagne Virginia Y Herrera Gonzales e Lucrezia Novello si sono tutte opposte al voto che hanno preso considerato bassissimo e al giudizio della professoressa proveniente da un altro istituto veneziano. Secondo loro la versione, tratta da Minosse o Sulla legge, è stata fatta correttamente tanto che oggi hanno avviato la procedura di richiesta di accesso agli atti. «Non voglio accettare il vostro giudizio che non rispecchia il mio lavoro e perché non tollero la mancanza di rispetto nei mie confronti» hanno scritto in una lunga lettera letta davanti alla commissione. Le ragazze hanno una media altissima e non rischiano la bocciatura, ma per Cocchetto, atleta di mezzo fondo e vincitrice di una borsa di studio sportiva in un’università americana, quella che è stata chiamata disobbedienza civile potrebbe costarle una borsa di studio scolastica con dei fondi ridotti.
Linda, ci racconta meglio cos’è successo? Le chiedo prima di tutto se ci racconta con che media partiva.
«Ho sempre avuto una media molto alta. Sono entrata con 37 crediti su 40 e 10 in condotta. Ho anche ricevuto un premio come migliore studente atleta. Io alla scuola ci tengo e mi sono sempre impegnata tantissimo».
Parliamo della famosa versione di greco. Com’è andata?
«Siamo una classe di 14 persone e siamo rimasti tutti sbalorditi quando abbiamo visto i risultati. Era uno pseudo Platone. Soltanto quattro persone su 14 hanno preso la sufficienza, il mio era il più altro delle sufficienze. Persone che avevano una media del 7 aveva preso 3,5. Insomma, la media della nostra classe era di 5 e quella dell’altra classe di 7. Com’era possibile? Sono tutti grecisti?».
Che cos’ha fatto?
«Sono andata a casa, mi ricordavo come l’avevo tradotta. Ho deciso di correggerla con mia mamma che è laureata in Lettera antiche a ha anche un master e secondo lei avevo fatto un errore, ma non al punto di avere così tanti punti in meno. Ne abbiamo parlato tra noi compagni di classe e abbiamo chiamato il nostro professore di Latino che, inizialmente, ci aveva detto che se ci fosse stata una persona esterna sarebbe stato presente. Ma poi anche lui ci ha detto che avevamo fatto degli errori così gravi, anche grammaticali, che era meglio non prendesse le nostre difese per una questione di dignità».
E come ha reagito?
«Dignità intaccata? Non credo sia dignitoso ricevere voti bassissimi quando si è dimostrato sempre di studiare tantissimo e di avere voti alti. Poi il giorno prima avevamo fatto l’esame di italiano che era andato molto bene. Improvvisamente facciamo errori grammaticali? Tutto questo ci ha fatto sentire davvero trattate male e intaccate proprio nella nostra dignità di persone responsabili che si applicano con volontà allo studio».
Quando ha deciso di non dare l’orale?
«È stata una scelta dolorosissima perché puntavo a un 90 o 95 su 100, ma le mie compagne di classe sono state determinanti. Lucrezia ha scritto una lettera e, confrontandomi con loro, abbiamo deciso di leggerla davanti alla commissione».
Lei è stata la prima. Cos’è successo?
«Io avevo una gara e mi avevano messo per prima. Sono entrata, ho firmato e ho letto la lettera. Tutti sono rimasti spiazzati. Poi ho chiesto che mi mostrassero la versione di greco per vedere i mie errori e li ho contestati riportando quello che diceva il dizionario di greco. C’erano delle correzioni assurde, senza contare che mi è stato detto che nel lessico puro era corretto, ma non nella traduzione. Per esempio, ho scritto ‘in questo punto’, ma per la professoressa era ‘in questo passo’. Quando ho capito che non c’era possibilità di dialogo ho lasciato perdere. Oggi abbiamo avviato la richiesta agli atti. Parleranno i fatti».
Come se n’è andata?
«Ci sono stati, soprattutto quando ho chiesto più e più volte la versione, commenti e momenti di tensione. Alla fine di tutto la presidente di commissione ha detto che le ingiustizie ci sono, fortificano e vanno accettate. Ma perché? Noi invece le ingiustizie non le accettiamo. Non ho risposto e me ne sono andata. Lo stesso hanno fatto le mie due compagne che hanno una media molto alta e che hanno letto la lettera».
Che cosa rischia?
«Non mi possono bocciare perché comunque, anche se non avessi nessun credito, prenderei 67 su 100. Ovviamente non sarebbe un voto che rispecchia la mia media di 8,7, ma non so se mi aggiungeranno altri punti. L’unico danno potrebbe essere il fatto che ho vinto una borsa sportiva per frequentare un’università americana e, con la media che avevo, potevo puntare ad avere anche 17 mila dollari di borsa di studio scolastica che temo verrà abbassata. Forse uscirò con un voto basso, ma con la consapevole di aver fatto la cosa giusta».
La lettera della studentessa
La lettera che studentessa ha letto all’esame orale:
“Gentili professori,
Ho deciso che oggi non mi sottoporrò all’esame orale, non certo perché io ne abbia paura o perché non abbia studiato, ma perché non voglio accettare il vostro giudizio che non rispecchia il mio lavoro e perché non tollero la mancanza di rispetto nei miei confronti.
Mi ero immaginata la maturità come la celebrazione del percorso fatto fino ad oggi, invece sono sempre più convinta che sia l’apogeo delle ingiustizie subite da noi studenti.
Così voglio smettere di stare al gioco ipocrita di questo sistema scolastico, di questa scuola e di questi professori continuando ad annuire e sorridere a qualsiasi cosa. Non accetto più questo meccanismo che dà potere indiscusso e incontrollato agli insegnanti e che sembra avere come unico scopo quello di rendere infelici e insicuri il maggior numero di studenti possibile.
Rispettare l’istituzione, questo è quello che ci viene detto di fare, non vale però il contrario. I torti subiti sono tanti, questi sono solo alcuni: certi professori che in dad non hanno fatto lezione per mesi perché, a detta loro, non avevano i mezzi per farla, altri che regolarmente non si presentano alle interrogazioni da loro programmate, insegnanti cambiati nonostante rimanessero in questa scuola, docenti che sostituiscono la propria lezione con la lettura dai libri di testo e, ancora meglio, la promessa di essere tutelati che è valsa per uno solo di noi. Alla fine però sono solo gli studenti ad essere considerati insufficienti. Per questo vorrei che tutti i professori si facessero un esame di coscienza e si chiedessero: “il mio lavoro è sufficiente?”
E adesso, quando si giunge alla conclusione di questo percorso, vengo punita senza una ragione con un voto che in ogni caso non corrisponde né alla prova svolta né alla mia preparazione, e quindi mi chiedo se sia veramente sensato continuare ad essere sminuita da una commissione che evidentemente non ci porta rispetto. La risposta è no, non voglio continuare, preferisco lasciare questa scuola cosciente del mio bagaglio culturale acquisito anche grazie a insegnanti valevoli e delle mie capacità che mi hanno permesso di ottenere una borsa di studio completa negli Stati Uniti piuttosto di vedere violata la mia dignità.
Questo non è il nostro fallimento, ma il vostro!”