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I mosaici di Rupnik agitano la Chiesa. Le vittime: “Rimuoveteli”. Il cardinale O’Malley scrive al Vaticano: “Possono offendere le vittime”

(afp)
Le cinque donne abusate scrivono ai vescovi nelle cui diocesi sono esposte le opere dell’ex gesuita. “Non è un giudizio ma non sono adatti a un luogo di preghiera”
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Il cardinale statunitense Sean O’Malley, presidente della pontificia commissione per la Tutela dei minori, ha scritto ai dicasteri vaticani per chiedere di non continuare ad esporre i mosaici di Marko Rupinik, sacerdote ex gesuita e mosaicista di fama mondiale, sotto indagine canonica per gli abusi di cui è accusato da numerose donne. Alcune di loro hanno scritto a diversi santuari del mondo chiedendo la loro rimozione.

Un fascicolo all’ex Santo Uffizio

Padre Rupnik è stato espulso l’anno scorso dai gesuiti – ma rimane sacerdote – e, su suggerimento dello stesso O’Malley, a ottobre papa Francesco ha riaperto un fascicolo a suo carico presso il dicastero per la Dottrina della fede. “E’ un caso delicato e ci stiamo lavorando”, ha riferito a inizio giugno il segretario della sezione disciplinare dell’ex Santo Uffizio, monsignor Robert Kennedy: “Abbiamo iniziato bene e stiamo procedendo passo dopo passo tenendo conto di tutti gli aspetti: le accuse contro di lui, le vittime, l’impatto sul…

Il cardinale statunitense Sean O’Malley, presidente della pontificia commissione per la Tutela dei minori, ha scritto ai dicasteri vaticani per chiedere di non continuare ad esporre i mosaici di Marko Rupinik, sacerdote ex gesuita e mosaicista di fama mondiale, sotto indagine canonica per gli abusi di cui è accusato da numerose donne. Alcune di loro hanno scritto a diversi santuari del mondo chiedendo la loro rimozione.

Un fascicolo all’ex Santo Uffizio

Padre Rupnik è stato espulso l’anno scorso dai gesuiti – ma rimane sacerdote – e, su suggerimento dello stesso O’Malley, a ottobre papa Francesco ha riaperto un fascicolo a suo carico presso il dicastero per la Dottrina della fede. “E’ un caso delicato e ci stiamo lavorando”, ha riferito a inizio giugno il segretario della sezione disciplinare dell’ex Santo Uffizio, monsignor Robert Kennedy: “Abbiamo iniziato bene e stiamo procedendo passo dopo passo tenendo conto di tutti gli aspetti: le accuse contro di lui, le vittime, l’impatto sulla Chiesa”.

Abusi sessuali e di coscienza

Tra le vittime, una ex suora, Gloria Branciani, è venuta allo scoperto in una conferenza stampa, alla fine dell’anno scorso, denunciando ripetuti abusi sessuali da parte del sacerdote sloveno, altre vittime hanno raccontato, in forma anonima, un più generale abuso di coscienze e di potere, accompagnato da molestie e comportamenti inappropriati.

Il nodo dei mosaici: tenerli o rimuoverli?

Nel corso del tempo, poi, è emerso sempre più il tema del destino da riservare ai mosaici di Rupnik, presenti in alcuni dei santuari più famosi del mondo, da Fatima a San Giovanni Rotondo, da Washington a Cracovia, da Aparecida a Lourdes. Tenerli o rimuoverli? Cosa pensano le vittime del sacerdote artista a trovarsi di fronte una sua opera? Come contemperare il valore dell’opera e il profilo dell’artista? Proprio i due ultimi santuari citati, Aparecida e Lourdes, hanno sollevato i primi dubbi: quello brasiliano ha deciso nei mesi scorsi l’interruzione dei lavori di lavorazione dei mosaici di Rupnik e quello francese sta valutando se rimuoverli.

La opere presenti in Vaticano

Le opere di Rupnik sono inoltre esposte a Roma, ad esempio nel seminario maggiore, e in Vaticano: nella cappella Redemptoris Mater, in alcuni dicasteri e corridoi. Il Papa stesso ha mostrato un’icona dell’artista sloveno in un video-messaggio dell’anno scorso ai fedeli di Aparecida. Non solo: le immagini del prete mosaicista appaiono periodicamente a corredo di articoli sui media vaticani. Tanto che recentemente il prefetto del dicastero per la Comunicazione, Paolo Ruffini, ha dovuto affrontare le domande di due giornaliste nel corso di una conferenza stampa che ha tenuto ad Atlanta, negli Stati Uniti, difendendo questa scelta: “Come cristiani ci viene chiesto di non giudicare”, ha detto, affermando che “rimuovere, cancellare, distruggere l'arte non è mai stata una buona scelta”, ha proseguito citando il caso di Caravaggio, artista dalla vita turbolenta. “Pensate che togliendo una foto di un'opera d'arte dal nostro sito web, sarò più vicino alle vittime?”, ha ribattuto Ruffini. “Penso che vi sbagliate”.

Scende in campo l’arcivescovo di Boston

Sul nodo interviene ora il responsabile della Santa Sede in materia di abusi, l’arcivescovo di Boston Sean O’Malley. Il porporato, informa una nota, ha scritto ai dicasteri della Curia romana per sottolineare che “la prudenza pastorale impedirebbe di esporre le opere d’arte in un modo che possa implicare o un esonero o una subdola difesa” dei presunti autori di abusi “o indicare indifferenza al dolore e alla sofferenza di tante vittime di abusi”. Il cardinale O’Malley, membro del consiglio di nove cardinali che coadiuvano il Papa nella riforma del Vaticano, sottolinea che bisogna “evitare di mandare il messaggio che la Santa Sede sia ignara dell’angoscia psicologica che tanti soffrono”. Nella sua lettera, il porporato statunitense precisa che mentre da una parte la presunzione di innocenza l’indagine a carico di Rupnik va rispettata, dall’altra la Santa Sede e i suoi uffici devono “esercitare una saggia pastorale prudenza e compassione verso coloro che sono danneggiati dagli abusi sessuali del clero”. Papa Francesco, scrive il cardinale O’Malley, “ci ha esortato a essere sensibili e a camminare in solidarietà con coloro che sono danneggiati da ogni forma di abuso. Vi chiedo di tenerlo presente nella scelta delle immagini da accompagnare alla pubblicazione di messaggi, articoli e riflessioni attraverso i vari canali di comunicazione a nostra disposizione”.

La lettera delle vittime: “Rimuoveteli”

Una presa di posizione che arriva mentre cinque presunte vittime degli abusi di Rupnik hanno scritto a diversi vescovi di tutto il mondo nelle cui diocesi o nei cui santuari sono esposti i mosaici di Rupnik per chiedere che siano rimossi. “Questa missiva, sia chiaro, non costituisce un giudizio sulle opere di p. Rupnik, ma solo una riflessione sull’opportunità della loro presenza in posti consacrati, dedicati a Nostro Signore”, scrive a nome delle cinque donne la loro avvocatessa, Laura Sgrò, nella lettera resa nota questa mattina. “Allo stesso modo”, prosegue la legale, “la richiesta delle mie assistite non deve tramutarsi in un giudizio anticipato sui fatti addebitati dalle vittime che rappresento a p. Marko. Indipendentemente da ogni procedimento in corso verso l’autore e indipendentemente dall’esito, infatti, quello che si chiede è che prevalgano ragioni di buon senso nel non utilizzare questi mosaici in sedi ecclesiali, anche indipendentemente dal valore artistico di esse, che qui certo non si discute. Tali opere, infatti, non possono restare ove sono state poste – scrive Sgrò – sia per il rispetto nei confronti delle vittime sia per il carattere stesso del luogo di preghiera. Ciò non significa che non possano trovare adeguato spazio altrove, dove, però, non facciano ombra alla spiritualità dei fedeli. Per tutto quanto premesso”, conclude l’avvocatessa, “le mie assistite, mio tramite, le chiedono di rimuovere le opere presenti nella Sua diocesi realizzate da p. Marko Ivan Rupnik, in quanto ricordano una vicenda dolorosa che prevale rispetto al raccoglimento necessario nei luoghi di preghiera”.

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