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Addio a Thomas, la nonna ai ragazzi: “Ora cambiate questo mondo marcio”

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I suoi amici in lacrime, tutti vestiti di nero, cantano Ultimo all’uscita della chiesa. Il vescovo Tommaso Valentinetti: “Se i ragazzi diventano incontrollabili non abbandoniamoli”
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ROSCIANO (Pescara) — In chiesa fanno una rapida apparizione nella navata centrale, ma crollano davanti alla bara bianca con la foto di Thomas sorridente con il suo ciuffo sbarazzino. Ed escono subito senza sentire le parole del vescovo Tommaso Valentinetti che dice: «Se i ragazzi diventano incontrollabili non abbandoniamoli, occorre un sussulto di responsabilità collettiva».

Loro, le ragazze i ragazzi della comitiva del parco Baden Powell di Pescara, tutti vestiti di nero, l’ultimo saluto a Crox lo danno fuori. Aggrappati al carro funebre, abbracciati a gruppi, scossi dai singhiozzi, i volti smarriti di chi ha improvvisamente preso coscienza di come a sedici anni si possa, per nulla, finire ucciso o diventare assassino, cantano tra le lacrime il brano di Ultimo “Rondini al guinzaglio” che qualcuno fa partire da un telefonino: «Portami con te...dove tutto si trasforma...dove il mondo non mi tocca».

(ansa)
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ROSCIANO (Pescara) — In chiesa fanno una rapida apparizione nella navata centrale, ma crollano davanti alla bara bianca con la foto di Thomas sorridente con il suo ciuffo sbarazzino. Ed escono subito senza sentire le parole del vescovo Tommaso Valentinetti che dice: «Se i ragazzi diventano incontrollabili non abbandoniamoli, occorre un sussulto di responsabilità collettiva».

Loro, le ragazze i ragazzi della comitiva del parco Baden Powell di Pescara, tutti vestiti di nero, l’ultimo saluto a Crox lo danno fuori. Aggrappati al carro funebre, abbracciati a gruppi, scossi dai singhiozzi, i volti smarriti di chi ha improvvisamente preso coscienza di come a sedici anni si possa, per nulla, finire ucciso o diventare assassino, cantano tra le lacrime il brano di Ultimo “Rondini al guinzaglio” che qualcuno fa partire da un telefonino: «Portami con te...dove tutto si trasforma...dove il mondo non mi tocca».

(ansa)

In mezzo a loro, dietro il feretro, c’è don Antonio Coluccia, il prete di strada di San Basilio a Roma che il dolore dei ragazzi che finiscono preda delle piazze di spaccio lo conosce bene: «Io giro la notte e vedo tanti zombie — dice — dovete distinguere gli amici dai compagni di merende. La vostra vita non è all’asta, non ha pezzi di ricambio»

A loro si rivolge Olga Cipriani, la nonna-mamma di Christopher Thomas, con poche parole pronunciate davanti al feretro mentre i palloncini bianchi volano in cielo: «Che la sua morte non sia vana».

Non ce l’ha fatta a parlare in chiesa nonna Olga. In tantissimi, tra i concittadini di Rosciano, si aspettavano di vedere arrivare sua figlia, la mamma di Thomas che se n’è andata affidandoglielo quando il bimbo aveva solo tre anni e non è mai più tornata, neanche ieri. E anche per conto suo, Olga Cipriani, fa leggere ad un nipote una lettera aperta firmata mamma e nonna: «Spero che la tua assenza possa essere di monito ai tanti giovani qui presenti, che siano loro a cambiare questo mondo marcio che ti ha tradito e renderlo un posto migliore».

E ai tanti genitori presenti in chiesa rivolge un altro appello: «Stringetevi attorno ai vostri figli, fatelo anche per me al mio posto». Non ci sono i genitori dei due ragazzi che hanno massacrato Thomas, troppa esposizione pubblica per scuse che non sono ancora arrivate. Dice Stefano Cipriani, zio di Thomas: «Non ci interessa la vendetta, la giustizia farà il suo corso».

Chi lo sa chi sono tutti questi ragazzi vestiti di nero che singhiozzano sulle note di Ultimo, chissà se tra di loro ci sono anche quelli che hanno in qualche modo assistito alla drammatica fine del loro amico senza chiamare i soccorsi. O se invece ci sono quelli che la notte scorsa, con bombolette spray, al parco Baden Powell, hanno disegnato le iniziali dei cognomi dei ragazzi accusati del delitto insieme alle scritte “assassini” e “Christopher vive” e al simbolo che ricorda quello dei “doni della morte” della saga di Harry Potter. Scritte subito ripulite dal personale del Comune mentre il sindaco di Pescara ha deciso di chiudere il parco per un paio di giorni per evitare pericolosi assembramenti.

Perché la paura è che questa terribile storia possa non essere finita qui e che alle indagini della magistratura possa sovrapporsi una ressa dei conti di gruppi di giovani. Le indagini sono solo all’inizio: dall’esame dei telefonini della comitiva di amici, dalle loro chat, dai post sui social, da video e foto potrebbero venire fuori elementi fondamentali per individuare altre responsabilità di chi era lì e non ha chiamato i soccorsi o di chi ha saputo ed è rimasto in silenzio. Per quattro ore il corpo di Christopher Thomas è rimasto riverso nel parco senza che nessuno intervenisse, forse pure spostato rispetto al punto dell’aggressione.

E ieri, nella camera ardente, poco prima del funerale, nonna Olga non si dava pace pensando a tutti quei ragazzi rimasti in silenzio davanti a un fatto così atroce. «Spero che parlino, che aiutino a fare chiarezza. Mi chiedo dove è stato mio nipote nei tre giorni precedenti da quando è scappato dalla comunità che lo accoglieva fino al momento dell’omicidio. Magari qualcuno di loro lo sa, magari se ci avessero avvertito saremmo andati a prenderlo. Magari».

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