L’untore di Ancona in sciopero della fame a Rebibbia. “Non mi visitano da due anni, fatemi curare”
di Alessandra ZinitiRoma — L’untore condannato per aver lasciato morire la compagna da cui ha avuto una bambina e per aver infettato un anno dopo la fidanzata adesso chiede aiuto dal carcere: «Sono gravemente malato, ho l’Aids conclamato e un sarcoma. Potermi curare è un mio diritto e invece da due anni nessuno mi ha mai visitato».
Claudio Pinti, 40enne autotrasportatore di Montecarotto, nelle Marche, sta scontando a Rebibbia la condanna a 16 anni di reclusione inflittagli tre anni fa per l’omicidio volontario di Giovanna Gorini, morta sette anni fa per una patologia legata al virus che lui le aveva trasmesso, e per lesioni gravissime a Romina Scaloni, l’ex fidanzata che lo ha denunciato quando ha scoperto che l’uomo aveva l’Hiv. Per la verità, non ha mai ammesso le sue responsabilità: «Non sono un untore seriale. Ho solo sottovalutato le conseguenze della malattia quando stavo ancora bene», ma ormai la condanna è definitiva e non è nel merito del verdetto che intende entrare, denunciando il trattamento…
Roma — L’untore condannato per aver lasciato morire la compagna da cui ha avuto una bambina e per aver infettato un anno dopo la fidanzata adesso chiede aiuto dal carcere: «Sono gravemente malato, ho l’Aids conclamato e un sarcoma. Potermi curare è un mio diritto e invece da due anni nessuno mi ha mai visitato».
Claudio Pinti, 40enne autotrasportatore di Montecarotto, nelle Marche, sta scontando a Rebibbia la condanna a 16 anni di reclusione inflittagli tre anni fa per l’omicidio volontario di Giovanna Gorini, morta sette anni fa per una patologia legata al virus che lui le aveva trasmesso, e per lesioni gravissime a Romina Scaloni, l’ex fidanzata che lo ha denunciato quando ha scoperto che l’uomo aveva l’Hiv. Per la verità, non ha mai ammesso le sue responsabilità: «Non sono un untore seriale. Ho solo sottovalutato le conseguenze della malattia quando stavo ancora bene», ma ormai la condanna è definitiva e non è nel merito del verdetto che intende entrare, denunciando il trattamento carcerario che gli impedirebbe di curarsi ad uno stadio della malattia ormai avanzato. E da alcuni giorni è entrato pure in sciopero della fame e della sete.
L’avvocato: “Pinti sta male, incomprensibili decisioni del tribunale”
«Pinti sta male - spiega l’avvocato Massimo Rao che lo rappresenta - l’ultima volta è stato visitato in carcere due anni fa. Da più di un anno e mezzo stiamo combattendo una battaglia per gli arresti domiciliari perchè le sue condizioni di salute sono assolutamente incompatibili con il carcere. Lo diciamo noi, ma lo dicono più perizie d’ufficio disposte dalla procura e dal tribunale. E lo dice la Cassazione che sul nostro ricorso contro la revoca dei domiciliari l’anno scorso si era pronunciata in tempi rapidissimi. La Procura ha sempre dato parere favorevole alla concessione dei domiciliari, le conclusioni a cui sono giunti i periti ( non di parte) sono inequivocabili, ma incredibilmente da un anno e mezzo andiamo avanti con rinvii di mesi e con decisioni incomprensibili dei giudici di sorveglianza che ogni volta rimettono in discussione dati di fatto ormai acquisiti e certificati, chiedendo le certificazioni più bizzarre. Come ad esempio accertamenti sul fatto che Pinti non abbia collegamenti con la criminalità organizzata o che la sua famiglia sia disposta ad accoglierlo o ancora che l’appartamento dove dovrebbe essere trasferito sia adeguato. E intanto il tempo passa, quando probabilmente di tempo da perdere non ce n’è più».
L’avvocato snocciola una lunga sequenza di provvedimenti contrastanti dell’autorità giudiziaria in vista della prossima udienza davanti al tribunale di sorveglianza fissata per la prossima settimana.
L’arresto nel 2018, la condanna è definitiva
A Rebibbia, Carlo Pinti è rientrato nel 2022 dopo aver trascorso ai domiciliari alcuni mesi della carcerazione preventiva. Lo avevano arrestato gli uomini della squadra mobile di Ancona a giugno 2018, un mese dopo che la sua allora fidanzata Romina Scaloni aveva scoperto di aver contratto il virus dell’Hiv dopo aver avuto rapporti non protetti. Giovanna Gorini, la prima compagna da cui Pinti ha avuto una bambina che adesso non vede da tre anni, era morta da appena un anno, ma Pinti non aveva ritenuto di informare la sua nuova fidanzata del suo stato di salute. Nella prima fase delle indagini sembrava che Pinti avesse contagiato decine e decine di donne ma poi i casi si sono rivelati due.
Le sue giustificazioni: «Giovanna sapeva che ero sieropositivo, ma abbiamo sottovalutato. E Romina è stata lei a chiedermi di avere rapporti non protetti» non hanno fatto breccia nei giudici. E di anni da scontare gliene restano ancora più di dieci.