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Padova, il patriarcato resiste: niente statua di donna in Prato della Valle

Main square of famous in Padova, Italy. Colorful streets view of Padua - Prato della Valle. Photo of Italian old city. ; Shutterstock ID 379323646; Rivista/Pubblicazione: -; Azienda: -; Partita IVA IT00906801006: - 
Una raccolta firme, l’ok del consiglio comunale, il moto favorevole di storici e amministratori: ma la statua di Elena Cornaro Piscopia, prima donna laureata al mondo nel 1678, non si andrà ad aggiungere alle 78 che adornano la piazza. Il nuovo sovrintendente Vincenzo Tinè non è d’accordo
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PADOVA — A nulla sono valsi una raccolta firme, il sì del consiglio comunale, il moto favorevole di storici e amministratori: la statua di donna in Prato della Valle a Padova non c’è e non ci sarà. Rimarrà un pantheon riservato a soli uomini.

La prima donna laureata al mondo

Per una presa di posizione del sovrintendente Vincenzo Tinè, tra l’altro in contraddizione con quella espressa dal suo predecessore, tramonta l’idea di inserire nel luogo più rappresentativo della città la statua di una donna. E non una qualunque, visto che la figura designata era quella di Elena Cornaro Piscopia, prima donna laureata al mondo nel 1678, proprio a Padova.

La proposta dei due consiglieri

La proposta era stata lanciata nel 2021 da due consiglieri comunali di centrosinistra, Margherita Colonnello (nel frattempo diventata assessora) e Simone Pillitteri. Volevano che la statua numero 79 fosse dedicata a una donna, individuando in uno dei due basamenti vuoti della piazza pensata da Andrea Memmo il luogo …

PADOVA — A nulla sono valsi una raccolta firme, il sì del consiglio comunale, il moto favorevole di storici e amministratori: la statua di donna in Prato della Valle a Padova non c’è e non ci sarà. Rimarrà un pantheon riservato a soli uomini.

La prima donna laureata al mondo

Per una presa di posizione del sovrintendente Vincenzo Tinè, tra l’altro in contraddizione con quella espressa dal suo predecessore, tramonta l’idea di inserire nel luogo più rappresentativo della città la statua di una donna. E non una qualunque, visto che la figura designata era quella di Elena Cornaro Piscopia, prima donna laureata al mondo nel 1678, proprio a Padova.

La proposta dei due consiglieri

La proposta era stata lanciata nel 2021 da due consiglieri comunali di centrosinistra, Margherita Colonnello (nel frattempo diventata assessora) e Simone Pillitteri. Volevano che la statua numero 79 fosse dedicata a una donna, individuando in uno dei due basamenti vuoti della piazza pensata da Andrea Memmo il luogo ideale per collocarla. La proposta inizialmente fu accolta dalla Sovrintendenza, sempre molto conservativa quando si tratta di toccare il patrimonio storico e artistico. «Inserire la statua di una donna nel pantheon delle glorie venete contribuirebbe a dotare la città di un nuovo modello di ispirazione e sarebbe coerente con la ragione per cui anche le altre statue si trovano lì», disse allora il soprintendente Fabrizio Magani.

Tra papi, giuristi e filosofi

Iniziò quindi un grande percorso collettivo per preparare l’ingresso di Elena Cornaro Piscopia tra Galileo Galilei, Francesco Petrarca, Andrea Mantegna, e tra papi, giuristi e filosofi. A favore si espresse persino Vittorio Sgarbi, definendolo un «intervento valido», a patto che l’opera venisse commissionata a uno scultore di livello. Unica prescrizione, non spostare la statua di Elena Cornaro Piscopia già presente all’ingresso dell’Università di Padova. «Piuttosto pensiamo a figure come Vittoria Aganoor o Eleonora Duse», aveva suggerito il critico d’arte, divenuto poi sottosegretario al Ministero della Cultura.

Il nuovo soprintendente e il suo diniego

A distanza di due anni e mezzo si configura però uno scenario completamente diverso e, oramai, di chiusura totale. Per Vincenzo Tinè, il nuovo sovrintendente ai beni artistici e architettonici di Venezia, Belluno, Padova e Treviso, il vuoto dei due pilastri in Prato della Valle va preservato perché non è casuale. «Non possiamo riempire quei due pilastri vuoti, perché hanno una loro storia», ha spiegato. «Il vuoto è significativo, poiché quei due personaggi assenti sono stati abbattuti con un gesto politico, che ha una valenza storica. Erano gli spazi dedicati ai dogi veneziani, abbattuti nel Settecento. Per la città di Padova quel vuoto deve restare significativo».

L’ex rettore padovano

Una posizione nettamente opposta a quella espressa, per esempio, dal professor Vincenzo Milanesi, ex rettore padovano, secondo cui aggiungere una statua a Prato della Valle poteva essere l’occasione per dare una spiegazione ai comportamenti, contestualizzandoli nel periodo in cui sono vissuti. E dunque niente statua di donna in Prato della Valle: il patriarcato resiste.

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