Mattarella apre la settimana sociale dei cattolici: a Trieste 900 delegati per parlare di pace e democrazia. Il Papa chiude domenica
di Iacopo ScaramuzziCon l’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si apre oggi alle 17 settimana sociale dei cattolici in Italia, che, chiusa domenica mattina da papa Francesco, punta a riproporre l’imprescindibile contributo dei cattolici nella “manutenzione della democrazia”.
Un nuovo ruolo dei cattolici
L’iniziativa, giunta alla sua cinquantesima edizione, raduna ogni tre o quattro anni vescovi e laici, delegati delle diocesi, rappresentanti di associazioni e movimenti, per discutere di un tema d’attualità. Nata negli anni del “non expedit”, ossia il divieto papale alla partecipazione dei cattolici italiani alla politica, nel corso del tempo la settimana sociale ha accompagnato l’elaborazione culturale della dottrina sociale della Chiesa dapprima con il partito popolare e poi con la Democrazia cristiana. Dopo essere stata sospesa per un ventennio dal 1970, l’appuntamento è tornato con l’eclissi della Dc e, ora, ha cerca un nuovo slancio grazie alle provocazioni di papa Francesco, …
Con l’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si apre oggi alle 17 settimana sociale dei cattolici in Italia, che, chiusa domenica mattina da papa Francesco, punta a riproporre l’imprescindibile contributo dei cattolici nella “manutenzione della democrazia”.
Un nuovo ruolo dei cattolici
L’iniziativa, giunta alla sua cinquantesima edizione, raduna ogni tre o quattro anni vescovi e laici, delegati delle diocesi, rappresentanti di associazioni e movimenti, per discutere di un tema d’attualità. Nata negli anni del “non expedit”, ossia il divieto papale alla partecipazione dei cattolici italiani alla politica, nel corso del tempo la settimana sociale ha accompagnato l’elaborazione culturale della dottrina sociale della Chiesa dapprima con il partito popolare e poi con la Democrazia cristiana. Dopo essere stata sospesa per un ventennio dal 1970, l’appuntamento è tornato con l’eclissi della Dc e, ora, ha cerca un nuovo slancio grazie alle provocazioni di papa Francesco, in particolare con l’esortazione apostolica Fratelli tutti, e all’attivismo del cardinale Matteo Zuppi che, archiviata l’epoca del cardinale Camillo Ruini, guida la Conferenza episcopale italiana con l’intento di rivitalizzare la partecipazione dei laici nella politica in una società ormai ampiamente secolarizzata.
L’appello congiunto per la pace
Una spinta che ha dato i suoi primi frutti se le principali sigle del laicato organizzato, da Azione cattolica a Comunione e liberazione, da Sant’Egidio alle Acli, nelle scorse settimane hanno superato divergenze e gelosie per firmare, proprio in vista di Trieste, un appello comune affinché il nuovo Parlamento europeo si impegni fattivamente per porre fine alla guerra, in particolare in Ucraina, e promuovere la pace.
900 delegati da tutta Italia
A Trieste si riuniscono 900 delegati da tutta Italia, un terzo dei quali donne e giovani, e i momenti di assemblea plenaria saranno alternati a decine di tavoli tematici che si svolgeranno nei vari luoghi della città, “piazze della democrazia”, “villaggi della buone pratiche”, “laboratori di partecipazione” aperti alla partecipazione dei cittadini. Oltre la guerra e la pace, i temi in programma spaziano dall’ecologia alla pace, dalla scuola alla salute, dalla giustizia alle migrazioni. Tutte questioni che intrecciano il tema di fondo della kermesse di Trieste, che dà anche il titolo alla manifestazione, "Al cuore della democrazia. Partecipare tra storia e futuro". Perché tra spinte sovraniste e istituzioni in affanno, “le democrazie a volte ha bisogno di manutenzione”, ha spiegato monsignor Luigi Renna, arcivescovo di Catania e presidente del Comitato organizzatore, oltre che della Commissione Cei per i problemi sociali e il lavoro. “Io credo”, ha detto il presule ad Avvenire, “che il pericolo sia bipartisan. Se da una parte vediamo il saluto romano, dall’altra abbiamo richieste molto radicali che vanno nella direzione, ad esempio, di inserire nella legislazione europea il diritto all’aborto e questa è una deriva radical chic di sinistra. Non fare i conti con il proprio passato, per gli italiani di destra e di sinistra, significherebbe ripetere gli stessi errori della polarizzazione che non portano a niente”, ha detto monsignor Renna.
I nodi delle riforme di maggioranza
Quanto alle due riforme dell’attuale maggioranza di Governo che nelle scorse settimane hanno suscitato le aperte critiche della Conferenza episcopale italiana, il premierato caro alla premier Giorgia Meloni e l’autonomia differenziata voluta dalla Lega, “questi temi non sono all’ordine del giorno”, ha detto monsignor Renna, “se ne sta parlando in Parlamento ed è giusto che il confronto avvenga là. Ma ciò non significa che i cattolici non possano dibattere su queste tematiche”.