Alex Marangon ucciso dalla droga degli sciamani: “Stop all’uso, sostanza allucinogena”
di Vera Mantengoli, Alessandra ZinitiUn decotto psichedelico naturale secondo gli sciamani che lo ricavano da una liana, una vera e propria droga secondo il ministero della Salute che, con un provvedimento per altro confermato dal Tar del Lazio, nel 2022 ha inserito l’ayahuasca nella lista delle sostanze stupefacenti o psicotrope. Dunque, almeno in Italia, vietato utilizzarlo in qualsiasi tipo di raduno o di rito religioso.
Il raduno a base di ayahuasca
Come quello a cui sabato sera, all’abbazia di Vidor, ha partecipato Alex Marangon, il giovane barista 25enne di Marcon ritrovato morto martedì su un isolotto nel Piave, a quattro chilometri di distanza dal luogo in cui — raccontano ora gli altri partecipanti al raduno musical-religioso — tutti avrebbero fatto abbondante uso di ayahuasca.
La sottovalutazione degli effetti
Che sia stato questo l’origine del possibile malore che potrebbe aver portato alla morte di Marangon lo dirà nelle prossime settimane l’autopsia disposta dalla Procura di Treviso ma — dice un investigat…
Un decotto psichedelico naturale secondo gli sciamani che lo ricavano da una liana, una vera e propria droga secondo il ministero della Salute che, con un provvedimento per altro confermato dal Tar del Lazio, nel 2022 ha inserito l’ayahuasca nella lista delle sostanze stupefacenti o psicotrope. Dunque, almeno in Italia, vietato utilizzarlo in qualsiasi tipo di raduno o di rito religioso.
Il raduno a base di ayahuasca
Come quello a cui sabato sera, all’abbazia di Vidor, ha partecipato Alex Marangon, il giovane barista 25enne di Marcon ritrovato morto martedì su un isolotto nel Piave, a quattro chilometri di distanza dal luogo in cui — raccontano ora gli altri partecipanti al raduno musical-religioso — tutti avrebbero fatto abbondante uso di ayahuasca.
La sottovalutazione degli effetti
Che sia stato questo l’origine del possibile malore che potrebbe aver portato alla morte di Marangon lo dirà nelle prossime settimane l’autopsia disposta dalla Procura di Treviso ma — dice un investigatore della Direzione centrale antidroga (Dcsa) che si occupa del contrasto agli stupefacenti — «la verità è che oggi moltissimi ragazzi sottovalutano gli effetti delle sostanze allucinogene che modificano la percezione della realtà».
Gli sciamani della foresta amazzonica
Figuriamoci se, come nel caso dell’ayahuasca, quello che gira soprattutto in questi raduni ammantati di presunta religiosità è un decotto di origine naturale, dalla tradizione millenaria, utilizzato in Sudamerica dagli sciamani della foresta amazzonica come medicina ma anche in tutti i loro riti. Lo ritroviamo nel glossario delle sostanze psicotrope della Dcsa da più di dieci anni ma di certo non si può dire che in Italia sia molto diffusa.
Sostanze psicotrope
«L’ayahuasca — spiega il colonnello Leotta della Dcsa — è entrato nella tabella delle sostanze psicotrope solo nel febbraio 2022 con un decreto del ministero della Salute. Negli anni abbiamo fatto piccoli sequestri, ma davvero poca roba. L’Italia non è un Paese dove si consumano molti allucinogeni, il consumo nelle piazze è di cocaina e cannabis. Ma l’ayahuasca resta una sostanza dai noti effetti allucinogeni e non la si incontra per caso. Chi la consuma va incontro ai rischi di una percezione decisamente alterata della realtà. Con tutto quello che ne consegue».
I viaggi di conoscenza spirituale
Ed è quello che potrebbe essere capitato ad Alex Marangon, allontanatosi sabato sera dal raduno all’Abbazia, uno di quelli organizzati (e superpagati) da sciamani improvvisati, sedicenti esperti di viaggi di conoscenza spirituale.
L’esperto di saperi ecologici
Come in tutta Europa anche in Italia la comunità scientifica se ne sta interessando. Di recente è nata Simepso, diretta dallo psichiatra Mauro D’Alonzo, la prima società dedicata alla ricerca, sviluppo e applicazione della medicina psichedelica, fondata da psichiatri e psicoterapeuti. «Mi sono interessato dell’uso della ayahuasca andando in Amazzonia nelle comunità indigene dove viene utilizzata e preparata la sostanza, a base di liana e di una foglia», spiega il filosofo e viaggiatore Paolo Pecere, esperto di saperi ecologici e autore del recente libro Il senso della Terra, edito da Sellerio, con un capitolo dedicato proprio alla ayahuasca. «Sono piante considerate sacre, usate come medicinali per curare mali fisici e psicologici».
La rottura dei blocchi emotivi
La ayahuasca viene somministrata in queste culture fin da bambini dallo sciamano che ne conosce gli effetti e sa chi e come la può prendere. «È una pianta forte che può causare vomito ed enfatizza le emozioni, contribuisce a rompere dei blocchi emotivi e viene utilizzate anche per approfondire delle sfere di conoscenza», spiega Pecere. «Ovviamente bisogna saperla utilizzare perché può avere effetti benefici, ma anche negativi». Ma niente che, evidentemente, i seguaci del settore, concepiscano come una droga.
La guida dello sciamano
«Una cerimonia di ayahuasca avviene in una comunità che la condivide e guidata dallo sciamano. Bisogna farle con cura, intervistando ogni partecipante per assicurarsi del suo stato di salute fisico ed emotivo, altrimenti si rischia che la persona venga sopraffatta dallo stato d’animo e abbia uno scompenso emotivo», aggiunge Pecere. Vietato, ad esempio, consentire che uno dei membri del gruppo si allontani da solo, come sembra abbia fatto invece Alex Marangon.
Il divieto in Italia
In Italia, però, da due anni l’ayahuasca è vietata e i ricorsi presentati ai giudici amministrativi da tre associazioni che usano questo decotto nei loro riti, la Chiesa italiana del culto eclettico della fluente luce universale, la Chiesa del Santo Daime e Natura maestra, sono stati respinti.
“Cerimonie da fare con cura”
«Una cerimonia in di ayahuasca avviene in una comunità che la condivide e guidata dallo sciamano, colui che la coordina dopo aver appurato che i partecipanti non soffrano di gravi fragilità psicologiche o patologie fisiche», specifica il filosofo. «A maggior ragione se queste cerimonie vengono fatte nella nostra società, sempre più individualista e sola, bisogna farle con cura, intervistando ogni partecipante per assicurarsi del suo stato di salute fisico ed emotivo, altrimenti si rischia che la persona venga sopraffatta dallo stato d’animo e abbia uno scompenso emotivo». Per questo sarebbe obbligatorio non permettere a nessuno di lasciare la sala dove si consuma la sostanza, come invece sembra sia avvenuto nel caso di Marangon che ha voluto andarsene, nonostante i tentativi di fermarlo.
La cultura delle sostanze
Tuttavia, per Pecere aver vietato la ayahuasca non è la soluzione. L’interessa c’è e le persone sono sempre più informate anche dei benefici positivi che si potrebbero avere. «Più si conosce e meno si rischia», conclude. «Se fosse legale si potrebbe non solo controllare a chi viene affidata, ma soprattutto ci sarebbe una cultura di queste sostanze, come avviene sempre di più in Europa e come dimostra la recente nascita di Simepsi».