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Il Vaticano ha scomunicato monsignor Carlo Maria Viganò per scisma

(ansa)
La condanna, veloce e ormai inevitabile, è arrivata oggi. Nel comunicato dell’ex Santo Uffizio si legge: “Sono note le sue affermazioni pubbliche dalle quali risulta il rifiuto di riconoscere e sottomettersi al Sommo Pontefice”. L’ex nunzio su X: “Anche oggi celebro messa”. E raccoglie donazioni per i suoi adepti
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La sentenza è arrivata velocemente, e come era prevedibile ha confermato il “delitto si scisma”. Monsignor Carlo Maria Viganò, ex segretario generale del Governatorato vaticano, ex nunzio apostolico negli Stati Uniti, è fuori dalla Chiesa cattolica . Lo ha stabilito il dicastero per la Dottrina della fede che, dopo avere annunciato l’apertura di un processo canonico extragiudiziale due settimane fa, è arrivato alla sentenza che comporta la scomunica. Una velocità, e una condanna, dettate dal fatto che l’arcivescovo non solo non si è presentato all’ex Santo Uffizio per difendersi ma anzi si è detto onorato delle accuse.

“Celebro messa e raccolgo donazioni”

"Come ogni mese, anche questo primo venerdì dedicato al Preziosissimo Sangue celebrerò la santa messa per gli amici e i benefattori della fondazione Exsurge Domine", ha scritto lo stesso Viganò su X (ex Twitter). "Assieme a loro, porterò ai piedi dell'Altare anche tutti coloro che hanno voluto esprimermi sostegno e assicurarmi le lor…

La sentenza è arrivata velocemente, e come era prevedibile ha confermato il “delitto si scisma”. Monsignor Carlo Maria Viganò, ex segretario generale del Governatorato vaticano, ex nunzio apostolico negli Stati Uniti, è fuori dalla Chiesa cattolica . Lo ha stabilito il dicastero per la Dottrina della fede che, dopo avere annunciato l’apertura di un processo canonico extragiudiziale due settimane fa, è arrivato alla sentenza che comporta la scomunica. Una velocità, e una condanna, dettate dal fatto che l’arcivescovo non solo non si è presentato all’ex Santo Uffizio per difendersi ma anzi si è detto onorato delle accuse.

“Celebro messa e raccolgo donazioni”

"Come ogni mese, anche questo primo venerdì dedicato al Preziosissimo Sangue celebrerò la santa messa per gli amici e i benefattori della fondazione Exsurge Domine", ha scritto lo stesso Viganò su X (ex Twitter). "Assieme a loro, porterò ai piedi dell'Altare anche tutti coloro che hanno voluto esprimermi sostegno e assicurarmi le loro preghiere in questo momento. Invito tutte le persone di buona volontà a contribuire secondo i loro mezzi con una donazione alla Fondazione Exsurge Domine, in modo particolare la formazione tradizionale di sei giovani seminaristi", scrive Viganò in riferimento all’eremo anti-Bergoglio alle porte di Viterbo.

La decisione dell’ex Santo Uffizio

Il Dicastero guidato dal cardinale Victor Manuel Fernandez ha comunicato in una nota che “in data 4 luglio 2024 il Congresso del Dicastero per la Dottrina della Fede si è riunito per concludere il processo penale extragiudiziale ex can. 1720 CIC a carico” di monsignor Carlo Maria Viganò, “accusato del delitto riservato di scisma (cann. 751 e 1364 CIC; art. 2 SST)”.

“Sono note – continua il comunicato - le sue affermazioni pubbliche dalle quali risulta il rifiuto di riconoscere e sottomettersi al Sommo Pontefice, della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti e della legittimità e dell’autorità magisteriale del Concilio Ecumenico Vaticano II. All’esito del processo penale”, Viganò “è stato riconosciuto colpevole del delitto riservato di scisma. Il Dicastero ha dichiarato la scomunica latae sententiae ex can. 1364 § 1 CIC. La rimozione della censura in questi casi è riservata alla Sede Apostolica». La decisione è stata comunicata all’arcivescovo oggi, 5 luglio.

La certificazione della scomunica

Viganò era già incorso automaticamente nella scomunica (“latae sententiae”) a causa delle sue ripetute accuse nei confronti di papa Francesco e del Concilio vaticano II. L’ex Santo Uffizio si è pertanto limitato ad accertare questo stato di fatto, “dichiarando” la scomunica. Esito in realtà scontato dopo che, rendendo egli stesso noto di essere stato convocato per il processo, Viganò aveva preannunciato che non si sarebbe presentato, né si sarebbe difeso, rivendicando le accuse: “Considero le accuse rivolte nei miei riguardi come un motivo di onore”, aveva scritto sul suo blog, ribadendo la sua opinione in merito al fatto che il Concilio vaticano II sarebbe “il cancro ideologico, teologico, morale e liturgico di cui la bergogliana “chiesa sinodale” è necessaria metastasi”.

Gli effetti canonici della scomunica

Come ha avuto a spiegare a Repubblica don Davide Cito, professore ordinario di Diritto penale canonico presso la Pontificia università della Santa Croce, il canone 1364 del diritto canonico “prevede la scomunica latae sententiae nel casi dei delitti di eresia, apostasia e scisma”. Diversamente da una certa vulgata, però, la scomunica è considerata dalla Chiesa una sanzione tutt’altro che definitiva: si tratta anzi di una pena “medicinale”, ossia comminata con la speranza che chi ne è colpito guarisca ravvedendosi, anche se ormai dichiarato in situazione di scisma. “Certamente, trattandosi di pene medicinali, sempre si prevede e si auspica la conversione e la riconciliazione con la Chiesa”, ha spiegato il professor Cito. “Al tempo stesso questo delitto può anche comportare la pena della dimissione dallo stato clericale. Se un fedele cattolico abbandona la Chiesa, sfugge a certi effetti della giurisdizione canonica, ma potrebbe sempre riconciliarsi e ricongiungersi alla Chiesa attraverso la richiesta di remissione della pena e, ad esempio, con la professione di fede od atto analogo che manifesti la sua piena adesione agli elementi che costituiscono la condizione di piena comunione con la Chiesa indicati dal canone 205 che riprende l’insegnamento del concilio Vaticano II: ‘Su questa terra sono nella piena comunione della Chiesa cattolica quei battezzati che sono congiunti con Cristo nella sua compagine visibile, ossia mediante i vincoli della professione di fede, dei sacramenti e del governo ecclesiastico’”. Prospettiva che sembra quanto meno improbabile per monsignor Viganò.

La distanza dei lefebvriani

Nei cui confronti, ad ogni modo, anche i lefebrviani, ossia la fraternità sacerdotale fondata da monsignor Marcel Lefebvre – citato da Viganò come un modello – in rottura con il Concilio vaticano II, hanno preso la distanza. C'è infatti “un punto che lo differenzia significativamente dal fondatore della Fraternità San Pio X”, scrivono i lefebvriani in una nota sul loro sito ufficiale: mons. Viganò fa “una chiara dichiarazione di sedevacantismo. In altre parole, secondo lui, papa Francesco non è papa. Come lo spiega? A causa di un ‘difetto di consenso’ del cardinale Jorge Bergoglio, al momento dell’accesso al potere supremo: considerando il papato come qualcosa di diverso da ciò che realmente è, l’eletto del 2013 ha accettato l'incarico pontificale senza consentirvi a pieno, e da questo errore è derivata la nullità della sua accettazione. Il suo pontificato sarebbe quindi quello di un figurante. Né Mons. Lefebvre, né la Fraternità da lui fondata – si conclude la nota – hanno accettato di avventurarsi su questo terreno”.

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