✕

Alex Marangon, l’assassino non ha colpito da solo. L’abbazia e le ombre del rito sciamanico

Alex Marangon

 
L’avvocato della famiglia Stefano Tigani: “A chi dice che potrebbe essersi buttato dalla terrazza rispondo che invece di dire sciocchezze parli subito”
3 minuti di lettura

Un paradiso macchiato di sangue. È l’Abbazia di Santa Bona di Vidor, il luogo dove Alex Marangon sarebbe stato picchiato durante un ritiro di musica-medicina. Per poi essere gettato nel fiume Piave la notte di sabato 29 giugno. La Procura di Treviso segue la pista dell’omicidio e cerca di dipanare le ombre che avvolgono la dinamica del delitto.

Il segreto dell’abbazia

Intanto nel complesso del 1100, dove oggi vive la famiglia del conte Giulio De Sacco e da qualche mese il duo ZuProject, organizzatore dell’evento sullo sciamanesimo amazzonico, sembra regnare la calma. Nonostante incomba il sospetto di un assassinio in casa, non ci sono divieti d’accesso ai cancelli, né sigilli dove sarebbero stati consumati decotti allucinogeni a basa di ayahuasca. È qui che si cela il segreto di quanto accaduto la notte in cui è scomparso il barista di 25 anni, trovato morto martedì 2 luglio in un isolotto a qualche chilometro di distanza dall’abbazia. L’autopsia è stata chiara. Marangon sarebbe morto…

Un paradiso macchiato di sangue. È l’Abbazia di Santa Bona di Vidor, il luogo dove Alex Marangon sarebbe stato picchiato durante un ritiro di musica-medicina. Per poi essere gettato nel fiume Piave la notte di sabato 29 giugno. La Procura di Treviso segue la pista dell’omicidio e cerca di dipanare le ombre che avvolgono la dinamica del delitto.

Il segreto dell’abbazia

Intanto nel complesso del 1100, dove oggi vive la famiglia del conte Giulio De Sacco e da qualche mese il duo ZuProject, organizzatore dell’evento sullo sciamanesimo amazzonico, sembra regnare la calma. Nonostante incomba il sospetto di un assassinio in casa, non ci sono divieti d’accesso ai cancelli, né sigilli dove sarebbero stati consumati decotti allucinogeni a basa di ayahuasca. È qui che si cela il segreto di quanto accaduto la notte in cui è scomparso il barista di 25 anni, trovato morto martedì 2 luglio in un isolotto a qualche chilometro di distanza dall’abbazia. L’autopsia è stata chiara. Marangon sarebbe morto per annegamento, ma prima sarebbe stato picchiato con un colpo letale e ferito più volte.

L’ayahuasca

Per il duo musicale formato da Andrea Zuin e Tatiana Marchetto è inconcepibile quanto sta emergendo. «Non c’è stato nessun uso di ayahuasca» spiegano. Ma alcuni partecipanti al ritiro hanno detto il contrario. «Ci sono molti modi per curare nella medicina tradizionale amazzonica e noi — aggiungono gli organizzatori — abbiamo fatto uso di una purga». Su questo verrà fatta luce dall’esito degli esami tossicologici. Siamo entrati a Santa Bona, dove le antiche pietre grigie raccontano di un luogo che ha attraversato i secoli. È qui che una ventina di persone si dà appuntamento per una due giorni accompagnata da rituali della cultura amazzonica. Alex è tra i noti frequentatori, ma ci sono anche nuovi volti garantiti da un passaparola all’interno di una nicchia di appassionati di sciamanesimo.

La musica meditativa

La serata prevede l’ascolto della musica meditativa a 432 Hertz, frequenza ritenuta capace di sciogliere le tensioni del cuore e della mente. Si svolge nella cappella romanica, ai piedi del campanile, dove inizia la cerimonia che prevede la partecipazione del cantante colombiano Jhonni Benavides. Fuori dalla cappella si accende il fuoco in un braciere, ancora posizionato all’esterno, in un giardino punteggiato di alberi, fiori e arbusti curatissimi. La prima serata di musica-medicina sembra trascorrere in serenità. D’altronde questo è un piccolo Eden, incastonato tra campi di grano e vigneti e le acque del Piave dove Alex sabato fa il bagno. Uscendo dall’abbazia, prende un piccolo sentiero che porta al letto sassoso del fiume. Torna nel pomeriggio per prepararsi alla seconda serata di cerimonia. L’atmosfera di pace si respira nel verde rigoglioso che avvolge gli edifici. In una parte del giardino si estende una terrazza panoramica, a una decina di metri di altezza dal Piave.

La crisi di Alex

Quassù, da un muretto in pietra, si può ammirare lo scorrere del fiume. Sotto, a strapiombo, un dirupo di arbusti e alberi. Sabato tutto è predisposto: c’è l’acqua del fiume, la terra del giardino, l’aria intrisa di musica e il fuoco che arde nel braciere. La luce del giorno piano piano lascia spazio alla notte e ai bagliori delle fiamme quando qualcosa sembra andare storto e incrinare l’armonia della comunità. La sostanza ayahuasca sembra avere un effetto improvvisamente negativo su Alex che, da quanto riportato da alcuni testimoni, inizia a manifestare una crisi. «Non è vero», specifica Zuin. «Eravamo come una grande famiglia e non se n’è andato nessuno». Eppure, qui tempo e spazio sembrano deformarsi. Per Zuin alle 3 di notte si constata che manca Alex, ma è soltanto all’alba, quando il proprietario Da Sacco viene avvisato che il ragazzo non si trova, che si decide di chiamare il 112.

Il buco di 3 ore

Che cos’è succede in quelle tre ore? Per gli organizzatori potrebbe essere stato proprio Marangon, fisico e passato da atleta, a essersi gettato nel vuoto dalla terrazza, superando nel volo la vegetazione e finendo dritto del fiume. Se così fosse il corpo però avrebbe riportato diverse fratture. «Dicono che non ci sono stati messaggi di vicinanza alla famiglia, ma non è vero» prosegue Zuin. «Siamo rimasti tutti vicini a loro domenica e continuiamo a mandiamo forza e amore mentre preghiamo con la musica per la sua anima». Da quando Alex è stato trovato morto, nessuno però si è più fatto sentire con i Marangon. «A chi dice che Alex potrebbe essersi buttato dalla terrazza rispondo che invece di dire sciocchezze parli subito» ha detto l’avvocato della famiglia Stefano Tigani. La caccia all’assassino, che venisse dal ritiro di Santa Bona o che attendesse Alex nel bosco, è in corso.

Leggi i commenti