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Bozzoli, l’ultima ipotesi sulla fuga: “Potrebbe essersi camuffato per non farsi riconoscere”

(ansa)
I dubbi degli investigatori sulla compagna: “Colossi è sembrata voler capire cosa sappiamo noi e tranquillizzare il compagno sul fatto che lei non contribuirà alla sua cattura”
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BRESCIA – Il segreto della grande fuga di Giacomo Bozzoli è custodito in questa villa di Chiari, alle porte di Brescia. Da venerdì la compagna Antonella Colossi e il loro bambino di nove anni si sono chiusi nella dimora del padre di lei, Daniele, stimato commerciante d’arte. E’ stato lui ad andare a prenderli nella stazione dei treni, al termine del rocambolesco rientro da Spagna e Francia che la compagna dell’ergastolano latitante ha vagamente ricostruito davanti ai carabinieri.

Il racconto della compagna

Chiuse per tutto il giorno le imposte che danno all’esterno dell’edificio: da dentro filtra la voce del bambino che gioca con un pallone. Solo lui, assieme alla madre sentita come persona informata dei fatti, sanno cosa è realmente accaduto, almeno fino alla sera del primo luglio, all’uomo che proprio lunedì la Cassazione ha condannato all’ergastolo per aver ucciso lo zio Mario Bozzoli nel 2015, distruggendone il corpo nel forno della fonderia di famiglia a Marcheno. Gli inquirenti …

BRESCIA – Il segreto della grande fuga di Giacomo Bozzoli è custodito in questa villa di Chiari, alle porte di Brescia. Da venerdì la compagna Antonella Colossi e il loro bambino di nove anni si sono chiusi nella dimora del padre di lei, Daniele, stimato commerciante d’arte. E’ stato lui ad andare a prenderli nella stazione dei treni, al termine del rocambolesco rientro da Spagna e Francia che la compagna dell’ergastolano latitante ha vagamente ricostruito davanti ai carabinieri.

Il racconto della compagna

Chiuse per tutto il giorno le imposte che danno all’esterno dell’edificio: da dentro filtra la voce del bambino che gioca con un pallone. Solo lui, assieme alla madre sentita come persona informata dei fatti, sanno cosa è realmente accaduto, almeno fino alla sera del primo luglio, all’uomo che proprio lunedì la Cassazione ha condannato all’ergastolo per aver ucciso lo zio Mario Bozzoli nel 2015, distruggendone il corpo nel forno della fonderia di famiglia a Marcheno. Gli inquirenti stanno cercando riscontri ai confusi indizi “in parte verosimili e in parte no” riferiti da Antonella Colossi, decisa a coprire la latitanza del compagno.

L’internet point

In attesa di prove concrete vogliono però prima di tutto capire perché la donna, che poteva avvalersi della facoltà di non rispondere, abbia invece scelto di fornire una serie di indicazioni: contraddittorie e ancora non suffragate dall’esito delle indagini, ma capaci di impegnare invano e a lungo l’Interpol, mobilitata a livello mondiale dopo l’emissione del mandato d’arresto europeo esteso ai Paesi extra-Ue. Antonella Colossi ha detto ai carabinieri di aver “perso la memoria” a causa dello shock causato dalla conferma dell’ergastolo per il compagno, appresa assieme “in un internet point pubblico di Marbella”, lungo la costa sud della Spagna.

Messaggi cifrati

Per chi indaga questo è il segnale che la donna ha promesso a Giacomo Bozzoli di coprire la sua fuga, se non con depistaggi penalmente rischiosi, almeno con il silenzio. “Antonella Colossi in realtà è sembrata voler capire – riferiscono gli investigatori – cosa sappiamo noi e tranquillizzare il compagno sul fatto che lei non contribuirà alla sua cattura”. La procura bresciana interpreta il dettaglio anche come l’indizio che Bozzoli “non è sconnesso e che, magari con sim e pc non riconducibili a lui, può accedere ai media”. Il suo arresto però, con il passare dei giorni e l’accumulo di false informazioni e messaggi in codice da decifrare, si profila sempre più complicato.

L’auto scomparsa

La priorità degli inquirenti resta “accertare l’effettiva presenza fisica del latitante sui mezzi, nei tempi e nei luoghi che la compagna ha indicato essere interessati dalla presunta vacanza famigliare”. Fra il 22 e il 24 giugno il loro suv Maserati Levante è stato filmato quattro volte dalle telecamere, senza che sia possibile riconoscere chi ci sia a bordo: il 22 pomeriggio vicino al domicilio gardesano di Loiano Del Lago, la mattina di domenica 23 a Manerba e a Desenzano, il 24 forse lungo la costa spagnola, poco prima di Marbella. Da allora l’auto risulta scomparsa. Non rilevata nemmeno dalle telecamere di sicurezza dell’hotel della località iberica dove tra il 20 e il 30 giugno risulterebbe prenotata una camera a nome Giacomo Bozzoli.

Il compleanno a Valencia

Chi indaga, grazie alla cooperazione internazionale con la polizia non solo di Francia e Spagna, cerca invano di spiegare come per 2.100 chilometri, fra Desenzano e Marbella, il suv sia sfuggito ad ogni registrazione. Ai carabinieri Antonella Colossi ha raccontato che, dopo la notte del 24 giugno trascorsa non ricorda dove a Cannes, prima di raggiungere Marbella la famiglia abbia visitato il parco oceanografico di Valencia, per “festeggiare in anticipo il compleanno del bambino”. La veridicità anche di questa tappa, di cui per ora non risultano riscontri, è al vaglio dell’Interpol. “Dopo la sentenza del primo luglio – ha messo a verbale la donna – è stato uno shock dire a nostro figlio che il padre sarebbe andato via. Il momento della separazione è stato crudele”.

I “non ricordo”

La compagna del fuggitivo ha assicurato anche di “non ricordare” perché alla partenza si siano separati dai cellulari, “perdendo l’ultimo mio a Cannes”: né perché, con un hotel prenotato dal 20 al 30 giugno, si sarebbero presentati con quattro-cinque giorni di ritardo. Lo stesso buio avvolge i giorni trascorsi in Spagna da lei e dal figlio tra l’1 e il 4 luglio, dopo che le loro strade si sarebbero divise da quelle di Giacomo Bozzoli. “Il problema – dicono gli inquirenti bresciani – è che non solo il latitante è scomparso: oltre a non avere certezze su quando, dove e verso quale destinazione si sia eclissato, non può essere escluso nemmeno che abbia modificato le proprie sembianze”. Bozzoli, per sfuggire ad ogni controllo, potrebbe essersi reso irriconoscibile e spostarsi con documenti falsi.

Un nuovo volto?

“Se è stato realmente a Marbella con la famiglia come indica la compagna – osserva chi indaga – è irrealistico che il suo volto non sia stato ripreso almeno dalle telecamere interne dell’albergo”. Il tempo necessario per riscontri all’estero penalizza le ricerche e avvantaggia il latitante. Per questo, alla ricerca di conferme alle affermazioni della compagna, personale idoneo e con le ovvie cautele potrebbe presto “aiutare il figlio ad esprimersi”, considerato lo shock del distacco al padre. “Portare al mare a Marbella un bambino alla vigilia della propria probabile conferma di un ergastolo – dicono gli inquirenti – è una scelta estrema. Occorrono due giorni per andare e altrettanti per rientrare: per Bozzoli restare lì fino al momento della sentenza, significava esporsi consapevolmente al rischio di un arresto all’estero”.

La fuga senza ritorno

La realtà, per la procura, è che Giacomo Bozzoli ha “pianificato a lungo e in ogni dettaglio” una fuga senza ritorno. “Ogni giorno ci avvicina di un passo a lui - ripetono gli investigatori – qualche traccia l’ha lasciata”. Dirigendosi però, o almeno fingendo di farlo, nel luogo d’Europa più vicino allo stretto di Gibilterra e all’Africa: sul mare, dove l’acqua si chiude subito alle spalle di chi salpa per qualsiasi luogo del pianeta.

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