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La corsa all’eolico divide la Sardegna. “Troppe pale rovinano il nostro paesaggio”

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La legge regionale che blocca i nuovi impianti è a rischio incostituzionalità. Legambiente: “Inquiniamo più degli altri, dobbiamo fare la nostra parte”. I contrari: “Già oggi produciamo più del nostro fabbisogno e a rimetterci sono i cittadini”
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Il paese del vento, raccontato da Grazia Deledda, si mobilita contro l’assalto eolico. Reale o percepito, poco importa, da mesi il dibattito in Sardegna, regione turistica per eccellenza, è acceso ed è stato uno dei temi che ha caratterizzato l’azione legislativa del governo regionale di Alessandra Todde e della sua maggioranza. Che nei giorni scorsi ha portato a casa una legge che blocca per un anno e mezzo la realizzazione di impianti di produzione dell'energia da fonti rinnovabili.

Una legge, approvata con la consapevolezza dei limiti costituzionali, che sarà quasi certamente impugnata dal governo, come ha anticipato il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin a poche ore dall’approvazione.

I numeri che allarmano

L’annuncio non ha sorpreso il mondo politico sardo, la legge serve per prender tempo, a fronte di numeri sugli impianti autorizzati, e soprattutto sulle istanze presentate, che allarmano. Secondo i dati Terna, rilanciati dalla Regione, sono state presentate a oggi 8…

Il paese del vento, raccontato da Grazia Deledda, si mobilita contro l’assalto eolico. Reale o percepito, poco importa, da mesi il dibattito in Sardegna, regione turistica per eccellenza, è acceso ed è stato uno dei temi che ha caratterizzato l’azione legislativa del governo regionale di Alessandra Todde e della sua maggioranza. Che nei giorni scorsi ha portato a casa una legge che blocca per un anno e mezzo la realizzazione di impianti di produzione dell'energia da fonti rinnovabili.

Una legge, approvata con la consapevolezza dei limiti costituzionali, che sarà quasi certamente impugnata dal governo, come ha anticipato il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin a poche ore dall’approvazione.

I numeri che allarmano

L’annuncio non ha sorpreso il mondo politico sardo, la legge serve per prender tempo, a fronte di numeri sugli impianti autorizzati, e soprattutto sulle istanze presentate, che allarmano. Secondo i dati Terna, rilanciati dalla Regione, sono state presentate a oggi 809 richieste di impianti, pari a 57,6 gigawatt di potenza, di cui 524 pratiche per fotovoltaico (22,9 giga), 254 di eolico a terra (16,8 gigawatt) e 31 domande di eolico su mare (17,8 gigawatt). La quota spettante alla Sardegna, definita dal decreto del ministero, è di 6,2 gigawatt totali e se le richieste fossero approvate tutte, la Sardegna produrrebbe undici volte l'energia elettrica che attualmente consuma.

Il popolo di Saccargia

In migliaia si sono ritrovati a metà giugno a Saccargia, nel Sassarese, di fronte alla Basilica in stile romanico, uno dei monumenti medievali più conosciuti e visitati della Sardegna. Che presto potrebbe essere circondata da pale, se dovesse passare il progetto di potenziamento del parco eolico di Nulvi-Ploaghe della Erg Wind Energy. Stessa sorte potrebbe toccare all’area dove sorge la Reggia nuragica di Barumini, nel Sud Sardegna, e persino nel nuorese, nel territorio in corsa per ospitare l’Einstein Telescope. La protesta non si ferma, amministratori locali, singoli cittadini si sono ritrovati nei giorni scorsi a Orgosolo e annunciano una nuova imponente manifestazione per la fine di luglio. Il messaggio deve arrivare a Roma: sul territorio sardo decidono i sardi. “Riteniamo la legge approvata nei giorni scorsi un palliativo - spiega Michele Zuddas, avvocato e attivista -, perché sospende la realizzazione di nuovi impianti ma non le istruttorie delle istanze presentate. Si rischia un corto circuito, mentre noi riteniamo che si debba intervenire in modo organico sulla materia, aprendo un tavolo con lo Stato italiano e facendo valere le prerogative dell’autonomia regionale in materia di trasporto e produzione di energia. Il nodo vero è il rapporto tra la Sardegna e l’Italia, che dovrebbe essere all’insegna della leale e reciproca collaborazione ancor più quando si legifera su norme di materia concorrente".

Gli ambientalisti divisi

Un assalto al territorio sardo a colpi di pale e pannelli? Il mondo ambientalista sardo si spacca. Cauta Legambiente, che ricorda che «la Sardegna è la regione d’Italia che registra il più alto livello di emissioni pro capite di CO2, continuando a produrre energia dai combustibili fossili (in primis il carbone). Non siamo un mondo a parte - spiega la presidente Marta Battaglia -, dobbiamo fare la nostra parte e rispettare l’obiettivo minimo di 6,2 gigawatt da produrre entro il 2030». Siamo già abbondantemente fuori? «Assolutamente no, si fa una grande confusione tra autorizzazioni e istanze presentate. Gli impianti autorizzati sono molto pochi e le istruttorie lunghe, non si può parlare di assalto, ma di un ritardo di richieste presentate negli anni e smaltite finora con estrema lentezza».

La pensa diversamente Stefano Deliperi, del Gruppo di Intervento giuridico, associazione ecologista che ha lanciato da tempo una petizione per chiedere «una moratoria nazionale, che sospenda qualsiasi autorizzazione per nuovi impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili in attesa di una necessaria pianificazione condivisa. Noi riteniamo che debba essere lo Stato a pianificare, in base ai reali fabbisogni energetici, dove installare gli impianti eolici e fotovoltaici e a mettere a bando di gara i siti così individuati al migliore offerente».

Anche sui numeri, la posizione del Grig è lontana da quella di Legambiente: “Al 30 giugno ci sono 824 istanze di connessione alla rete presentate a Terna, 2000 procedimenti avviati per la valutazione di impatto ambientale, centinaia solo in Sardegna e non accumulate nel tempo, ma recenti. È vero - sostiene ancora Deliperi - che le istanze non sempre hanno dietro un progetto, ma la gran parte si, anche perché quando presenti la domanda di connessione paghi e quindi non le fai a vuoto. In questo quadro, chi ci perde sicuramente sono i sardi: attualmente in Sardegna abbiamo una produzione che si avvicina ai 2 gigawatt, con un surplus del 40%. Significa che l’energia prodotta per lo più va persa, ma viene comunque scaricata sulle bollette dei sardi».

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